La Relazione secondo la PdG


Noi, l’altro e l’ambiente. Gli psicoterapeuti rispondono..

La psicoterapia della Gestalt (PdG) studia il qui e ora della relazione, definito come l’accadere, il rivelarsi dell’esperienza co-creata da organismo-e-ambiente-in-contatto. In PdG la relazione è definita come l’evolversi dei contatti tra un dato “organismo-animale-umano” e una parte del suo ambiente (umano o non umano).
Il termine “contatto” implica l’interesse per l’esperienza generata dalla concretezza dei sensi, e dunque per i valori estetici e processuali della relazione. Il confine di contatto è il luogo in cui si dispiega il sé e la fenomenologia dell’incontro, con le fasi del pre-contatto, contatto, contatto pieno e post-contatto, include sfondi (acquisizioni passate) e figure (determinazioni attuali protese al futuro).
L’aggressività, in quanto forza spontanea destrutturante di sopravvivenza, sostiene l’esperienza di andare verso l’altro, e l’adattamento creativo consente all’individuo di differenziarsi dal contesto sociale, ma anche di esserne pienamente e significativamente parte.

La relazione terapeutica: l’esserci-con del terapeuta e del paziente creano un campo esperienziale in cui l’evolversi spontaneo (non ansioso) del sé al confine di contatto è possibile e l’intenzionalità insita nella richiesta di cura del paziente può attuarsi.

M. Spagnuolo Lobb e P.A. Cavaleri

Definizione tratta da GestaltPedia, l’enciclopedia della Gestalt

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EAGT meeting – Bucarest (Romania)


Nel week end del 15-17 Settembre 2017 si è svolto a Bucarest l’incontro della European Association for Gestalt Therapy (EAGT).
Silvia Tosi è andata in rappresentanza della Società Italiana Psicoterapia Gestalt, essendo Rosanna Biasi, attuale presidente della Società, impegnata in un corso di formazione. Gli incontri delle varie commissioni e dell’Extended Board si sono svolti sotto la presidenza di Beatrix Wimmer.

Venerdi 15 si è svolto l’informal meeting tra i rappresentanti delle NOGT (Associazioni Nazionali), presieduto da Renata Mizerska (NOGTs officer). Per i partecipanti è stata un’occasione di scambio sullo stato delle cose nei diversi paesi. Silvia Tosi ha esposto il lavoro che la SIPG porta avanti per includere e collaborare con le altre due associazioni di Gestalt presenti in Italia. Le ore dedicate al confronto durante il meeting non sono bastate: i partecipanti hanno approfondito alcuni temi in maniera informale durante la cena al Centro Storico di Bucarest.

La mattina di Sabato 16 Settembre ha ospitato il General Board Meeting, presieduto da Beatrix Wimmer (presidente) e Renata Mizerska.
I temi trattati sono stati principalmente: “la comunicazione” (soprattutto rivolta all’esterno), la prossima EAGT conference nel 2019 in Bulgaria,  i progetti della commissione Diritti Umani e i progetti della commissione sulle Competenze.
Durante il pomeriggio, l’Annual General Meeting è stato presieduto da Beatrix Wimmer: sono stati presentati i report del tesoriere e dei coordinatori delle commissioni. In un secondo momento si è proceduto alla votazione delle revisioni del documento sui Training Standards e di una parte del GPO, per terminare con la rielezione di un membro del comitato etico e di uno del Training Standard Commitee.

Tutte le riunioni e gli incontri informali si sono svolti in un clima piacevole e collaborativo. I colleghi rumeni sono stati molto accoglienti e ospitali.

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La Figura come adattamento creativo


Il termine figura, così come quello di sfondo, fa parte integrante della dinamica percettiva studiata negli anni venti dalla psicologia della Gestalt e poi applicata negli anni cinquanta alla dinamica relazionale tra organismo e ambiente dalla psicoterapia della Gestalt (PdG).

Così come la psicologia della Gestalt introdusse una concezione rivoluzionaria della percezione, che da passiva acquisizione di stimoli slegati divenne processo attivo e creativo operato dal soggetto, la PdG introdusse una prospettiva rivoluzionaria sulla dinamica delle relazioni umane, non più determinata da fattori inconsci, ma considerata come realtà fenomenica esperita nel qui e ora del contatto organismo/ambiente, regolata dalla dinamica figura/sfondo.

Per gli psicologi della Gestalt la figura organizzata, significativa, è l’unità di misura della percezione, che risponde ad una serie di leggi, la più importante delle quali è la legge della pregnanza.

In PdG la formazione di figura è un adattamento creativo, basato sul principio dell’autoregolazione della relazione: la figura, che chiamiamo “Gestalt”, emerge dallo sfondo esperienziale come migliore organizzazione possibile di energie percepite in sé e nell’ambiente e delle intenzionalità di contatto; la figura è la co-creazione del confine di contatto, luogo dell’esperienza condivisa in cui il sé dei soggetti coinvolti prende forma differenziandosi e acquisendo la novità.

La formazione di figura è sostenuta da una forza vitale (aggressione dentale) che consente di destrutturare e ristrutturare la realtà in modo assolutamente creativo e unico.

M. Spagnuolo Lobb e P. A. Cavaleri

Definizione tratta da GestaltPedia, l’enciclopedia della Gestalt!

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LA CONOSCENZA INCARNATA


La prospettiva fenomenologica, pur nel dilemma tra soggettività ed oggettività che costituisce un nodo centrale del pensiero di molti filosofi, considera l’esperienza come ciò che dà la conoscenza, e che non è in alcun modo sostituibile con l’analisi concettuale. Occorre allora considerare l’intenzionalità di un comportamento, ossia il contatto che lo anima e lo motiva. La conoscenza incarnata, intenzionata-al-contatto ed estetica, radicata nell’unitarietà organismo/ambiente, è ciò che rende giustizia al nostro approccio.

Margherita Spagnuolo Lobb

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LE ESPERIENZE DISSOCIATIVE


Nell’approccio gestaltico oltre a vedere le forme dissociative in un’ottica dimensionale, aggiungiamo una lettura relazionale che le colloca lungo un continuum che va dalla spontaneità del contatto (capacità di adattarsi nel contatto con l’ambiente senza perdere la flessibilità e la presenza, la consapevolezza) all’assenza di consapevolezza al confine, alla desensibilizzazione del sé-in-contatto provocata da processi ansiogeni.

Una peculiarità dell’ottica dimensionale della psicoterapia della Gestalt è lo sguardo alle dissociazioni come adattamento creativo del processo di contatto con l’ambiente. Esso consente di leggere l’esperienza dissociativa all’interno di un accadimento relazionale: “Mi dissocio con te”. Questa peculiare ottica colloca l’intervento gestaltico nella cornice di una necessaria relazionalità: il terapeuta deve innanzitutto fornire quel ground relazionale che consente al paziente di recuperare la spontaneità del processo di contatto rimasto per così dire “sospeso”.

Margherita Spagnuolo Lobb, Valeria Rubino

(da: QdG 2015/1 – La psicopatologia in psicoterapia della Gestalt II parte)

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LA SPONTANEITÁ DELL’INCONTRO TERAPEUTICO


La condizione di base della spontaneità del terapeuta consiste essenzialmente nell’essere pienamente sintonizzato sul paziente, nell’essere partecipe della sua esperienza, non avendo altro obiettivo in mente che questo, e nell’assumersi il rischio di lasciar percepire al paziente di essere coinvolto emotivamente. Credo che questo sia il più importante fattore di cambiamento terapeutico.

Albino Mercurio Macaluso

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IL SÉ COME ESPERIENZA DEL MONDO


La teoria del sé della psicoterapia della Gestalt ancora oggi esprime una novità clinica importante, che le ha consentito di non essere inglobata in altre nuove correnti che negli anni si sono formate (dalla Mindfulness alle correnti intersoggettive e relazionali della psicoanalisi contemporanea, al costruttivismo), che, pur ispirandosi a principi per noi familiari, presentano il vantaggio di rivolgersi ai nuovi bisogni clinici e alle mutate condizioni sociali. La teoria gestaltica del sé, ossia la definizione di come si costruisce il senso di sé, il processo di individuazione, è ancora nuova e radicale, dopo 60 anni, e resiste alle evoluzioni del mondo della psicoterapia. Occorre declinarla nel tempo che viviamo, molto diverso da quello in cui vissero i fondatori.

In linea con la sua matrice fenomenologica, il senso di sé in psicoterapia della Gestalt è definito come l’esperienza del mondo. Noi ci individuiamo nel momento in cui facciamo esperienza del mondo, intendendo per esperienza il processo attivo e passivo insieme (il modo medio) di adattamento creativo (il contatto appunto). Ai fondatori non interessava capire l’esistenza di un senso di sé fuori dal contatto con il mondo. L’ottica è quella del “tra-in-azione”.

Margherita Spagnuolo Lobb

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LA RELAZIONE TERAPEUTICA COME “FATTO” REALE


La relazione terapeutica non è considerata né come il risultato di proiezioni di schemi relazionali appartenenti al passato, né soltanto come un laboratorio in cui si “provano” schemi relazionali più efficaci per il mondo esterno, per la vita reale. Tra paziente e terapeuta avviene una relazione unica ed irripetibile, in cui le percezioni reciproche si modificano, in cui gli schemi del passato si elaborano allo scopo di migliorare questa specifica relazione, non quelle del passato. È ciò che accade tra questo specifico terapeuta e questo specifico paziente che costituisce la cura, una delle tante possibili esperienze di cura.

Margherita Spagnuolo Lobb

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LA PERCEZIONE: ESPERIENZA DEL REALE


La realtà che ognuno di noi “percepisce”, esiste veramente o è un’illusione? Occorre, oppure no, porci il problema di distinguere necessariamente una dimensione immaginaria ed una reale? Nel dare inizio alla sua riflessione sull’esperienza percettiva, Merleau-Ponty parte dalla considerazione che il vero problema da affrontare non consiste nel chiederci se percepiamo la “vera” realtà, ma nel soffermarci di più ad analizzare la nostra esperienza del reale, prendendo atto che la percezione è la nostra unica via di accesso alla “verità”.

08Pietro Andrea Cavaleri

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L’ESPERIENZA DEL TRA


Coerentemente con il pensiero fenomenologico, la terapia della Gestalt afferma che non possiamo conoscere la realtà in se stessa, ma soltanto quella parte di essa di cui facciamo esperienza nel qui ed ora – in altre parole l’esperienza del contatto e del ritiro dal contatto con l’ambiente.

Per l’epistemologia gestaltica il contatto è un evento di confine in continua evoluzione, che il terapeuta della Gestalt guarda come un processo di intenzionalità relazionale. Il contatto si forma nel luogo in cui l’io e il tu arrivano ad una nuova verità, una momentanea configurazione armonica che immediatamente lascia il posto ad altre figure.

Margherita Spagnuolo Lobb

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