L’estetica della relazione di cura.


Il 23 Novembre 2018 a Milano si terrà il convegno internazionale con Jean-Marie Robine dal titolo “L’estetica della relazione di cura. Riflessioni tra clinica, formazione e società.” organizzato dall’Istituto di Gestalt HCC Italy.

In un lento processo, la crisi delle relazioni nella nostra società ha portato ad una preoccupante destabilizzazione delle istituzioni e alla desensibilizzazione attuale dei giovani, alla mancanza di contenimento delle relazioni educative, al deterioramento delle condotte sociali e alla confusione di ruoli.

Tutte le relazioni di cura hanno bisogno di un nuovo sguardo e di nuove tecniche. Come Merleau-Ponty (1965; 1979) ci ricorda, la conoscenza fenomenologica implica ogni volta un “ri-apprendere a guardare” e dunque è strettamente legata al giudizio estetico.

L’approccio gestaltico propone strumenti fenomenologici in un’ottica di campo: chi fornisce la cura e chi la riceve condividono un campo esperienziale, in cui è possibile ricostituire il senso di sé e riconoscere il processo di adattamento creativo che ogni sofferenza implica. Ciò consente alla psicoterapia di passare da un modello estrinseco di salute ad un modello estetico, basato sulla percezione attuale dell’incontro tra terapeuta e paziente, quindi su fattori intrinseci alla relazione.

Il convegno ospiterà un dialogo sull’ottica estetica nella clinica, nella formazione e nella società e sui valori rivoluzionari che essa porta in questi ambiti.

Durante il convegno sarà presentato il libro:
Sé. Una polifonia di psicoterapeuti della Gestalt contemporanei
A cura di J.M. Robine (2018), FrancoAngeli editore

Destinatari
Psicoterapeuti, psicologi, medici, sociologi, assistenti sociali, professionisti delle relazioni d’aiuto ed educative, studenti universitari.

 

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L’Istituto di Gestalt HCC Italy e il VIII Congresso FIAP


Napoli ha ospitato il VIII Congresso FIAP dal titolo La psicoterapia sulla rotta del cambiamento.

Come mai è stata scelta Napoli? “Narra un’antica leggenda che la città di Napoli fosse sorta proprio tra gli scogli di Megaride, una piccola isola abitata da pescatori, grazie alla benevolenza e alla protezione di una sirena, Partenope. Abbiamo pensato di affidare a lei i dialoghi, le riflessioni e le esperienze cliniche che animeranno i lavori scientifici dell’VIII Congresso FIAP.
Il tema del cambiamento nella psicoterapia e nella società contemporanea sarà al centro del confronto tra i diversi approcci e modelli che appartengono alla FIAP.
Interverranno esponenti autorevoli, italiani e stranieri, del mondo della psicoterapia. Il canto di Partenope vuole essere pertanto espressione della capacità terapeutica di trasformare le storie non solo attraverso il potere della parola, ma anche la bellezza del gesto, della voce, dell’immaginazione, augurandoci che la brezza marina continui ad accompagnare l’affascinante viaggio della psicoterapia sulla rotta del cambiamento.” (Giuseppe Ruggiero, Presidente FIAP e organizzatore del Congresso)

Ben 26 Didatti e Allievi-didatti dell’Istituto di Gestalt HCC Italy hanno partecipato al Congresso e presentato i loro lavori. Queste le loro impressioni a caldo:

L’ospitalità di una Napoli eterogenea, è stata lo sfondo per l’incontro di diversità caratterizzate da impegno e leggerezza, dati empirici e corporeità, cambiamento e senso di appartenenza.
Alessandra Vela 

Il Canto di Partenope ha accompagnato il senso di quattro giorni fatti di una psicoterapia non diversa da quello che si vive tra le strade della città che l’ha ospitato, una spirale fatta di scienza, senso comune, scambi, ed un senso d’identità; tra relazioni neuroscientifiche che dall’alto della loro imperturbabilità incontrano la voce di chi tutto questo cerca di renderlo reale nella relazione di cura, tra la gente. In una città che sconvolge per il suo caos e la sua bellezza, per i suoi rumori e la sua musica, per il gusto ed i suoi eccessi: per il suo senso della vita. Sotto la protezione di un Vesuvio che ne racconta tutta la sua storia.
Fabiola Maggio

Incontri possibili, distanze colmabili. Fertili novità. Le nostre Gestalt a Napoli.
Michele Cannavò

Soddisfatte e piene di gratitudine per gli intensi giorni trascorsi insieme. Un clima sereno e di stimolante confronto. È stato bellissimo esserci con l’entusiasmo e la gioia di “stare insieme”, di essere parte di un NOI solido, allegro, impegnato e curioso.
Rosanna Militello e Barbara Crescimanno

Il cambiamento sta cambiando e così si modifica anche la psicoterapia. Un incontro tra diversi approcci terapeutici uniti in questa richiesta trasformativa. Un bel convegno, ricco di spunti e carico di attività. Un’occasione per creare legami nuovi e consolidare quelli esistenti.
Alessia Repossi, Roberta La Rosa, Silvia Tosi, Stefania Benini

Bello, a Napoli, sperimentare l’appartenenza a cerchi concentrici…Sentire di appartenere alla comunità degli psicoterapeuti, appassionati alle pieghe dell’animo umano in tutte le latitudini del mondo. Sentire di appartenere alla psicoterapia italiana, che si sforza con tenacia di trovare identità comuni, nelle differenze spesso contrastanti tra le correnti teoriche. Sentire di appartenere alla psicoterapia della Gestalt, sfaccettata e variegata, ma affascinante in ogni sua forma. Sentire di appartenere all’Istituto di Gestalt HCC Italy, che rende orgogliosi di questa appartenenza, stimolo di continua crescita professionale e umana.
Silvia Tinaglia

Il congresso Fiap ha visto la presenza di molti di noi dell’Istituto di Gestalt HCC Italy, tra didatti, allievi didatti e allievi. Mi sono sentita orgogliosamente parte di una comunità di terapeuti “viva”, pulsante, forte, sempre aperta al dialogo, alla conoscenza e alla curiosità verso l’ altro, non disconoscendo mai se stessa, ma anzi forte delle proprie radici e delle proprie ali, presentando dei lavori di valore internazionale (workshop, panel, lectures) che hanno riscontrato l’ apprezzamento e a volte anche lo stupore dei partecipanti, con uno sguardo sempre rivolto al next, a ciò che ci attende come gruppo, alle nostre nuove sfide, alle collaborazioni di respiro nazionale e internazionale e ai progetti di ricerca che ci coinvolgono.
Marilena Di Pasqua

Orgogliosi di appartenere alla comunità complessa della psicoterapia italiana con gratitudine per il lavoro svolto da Giuseppe Ruggiero auguriamo buon lavoro alla nuova Presidente FIAP Luisa Martini
Margherita Spagnuolo Lobb 

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L’Instituto Humanista de Psicoterapia Gestalt di Città del Messico accoglie con entusiasmo Margherita Spagnuolo Lobb


L’Istituto di Gestalt di Città del Messico, diretto da Myriam Mugnoz Polit, il più antico e il più significativo del Messico, ha accolto con grande entusiasmo la conferenza e il workshop tenuti da Margherita Spagnuolo Lobb.
La conferenza, dal titolo “I ‘passi di danza’ tra caregiver e bambino: una prospettiva fenomenologica, estetica e di campo sullo sviluppo infantile”, si è svolta il 19 settembre presso una sala nel centro della città, e ha accolto molti psicoterapeuti da tutta la zona. I partecipanti hanno ascoltato con interesse la nuova lettura dell’interazione madre/bambino in termini di reciprocità e di risonanza estetica nel campo. Si sono lasciati coinvolgere nella sperimentazione fenomenologia dei vari ‘passi’ e hanno apprezzato l’utilità della lezione per la loro pratica clinica.
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Il workshop si è svolto presso la sede centrale di Coyoacan dell’Istituto di Myriam, ed ha trattato la lettura e il modello clinico gestaltico con i pazienti borderline e con i disturbi di personalità. Margherita ha presentato il suo modello contestualizzandolo tra gli studi più recenti di matrice psicoanalitica e cognitivo-comportamentale, e facendo molti esempi clinici.
I partecipanti e lo staff dell’Istituto Humanista hanno accolto molto calorosamente Margherita, che non andava a insegnare presso di loro dal 2005, sperando di rivederla presto!

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Jean-Marie Robine sarà ospite dell’Istituto di Gestalt HCC Italy


Il 23 Novembre 2018 a Milano Jean-Marie Robine sarà ospite dell’Istituto di Gestalt HCC Italy al convegno internazionale dal titolo ” L’estetica della relazione di cura. Riflessioni tra clinica, formazione e società.” un tema attuale poichè, in un lento processo, la crisi delle relazioni nella nostra società ha portato ad una preoccupante destabilizzazione delle istituzioni. Dalla posizione della società narcisistica che attribuiva al benessere personale il valore delle relazioni, al pensiero debole che cercava di accogliere il limite come fonte di nuovi territori, allo scarto prometeico descritto da Anders, in cui l’individuo non sa più per chi e per cosa lavora, la ribellione a oltranza sembra essere diventata il valore (vuoto) a cui attingere.

Come una lunga coda, questa crisi si è snodata fino alla desensibilizzazione attuale dei giovani, alla mancanza di contenimento delle relazioni educative, al deterioramento delle condotte sociali e alla confusione di ruoli. Tutte le relazioni di cura hanno bisogno di un nuovo sguardo e di nuove tecniche. Come Merleau-Ponty (1965; 1979) ci ricorda, la conoscenza fenomenologica implica ogni volta un “ri-apprendere a guardare” e dunque è strettamente legata al giudizio estetico.

L’approccio gestaltico propone strumenti fenomenologici in un’ottica di campo: chi fornisce la cura e chi la riceve condividono un campo esperienziale, in cui è possibile ricostituire il senso di sé e riconoscere il processo di adattamento creativo che ogni sofferenza implica.
Ciò consente alla psicoterapia di passare da un modello estrinseco di salute ad un modello estetico, basato sulla percezione attuale dell’incontro tra terapeuta e paziente, quindi su fattori intrinseci alla relazione.

Il convegno ospiterà un dialogo sull’ottica estetica nella clinica, nella formazione e nella società e sui valori rivoluzionari che essa porta in questi ambiti.

 

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Margherita Spagnuolo Lobb riceve a Toronto il prestigioso Premio alla Carriera AAGT


Con Margherita Spagnuolo Lobb, direttore dell’Istituto di Gestalt HCC Italy, per la prima volta il Premio Internazionale alla Carriera della AAGT (Association for the Advancement of Gestalt Therapy) – già tributato in passato ai professori Ed Nevis, Ansel Woldt, Erving Polster e Bud Feder – va a una donna; e per la prima volta giunge in Europa, anzi in Italia.

La cerimonia di consegna del prestigioso riconoscimento si è svolta nell’ambito del Congresso Biennale dell’AAGT sul tema “Radical Respect. Contemporary Gestalt Therapy in Troubled Times”, svoltosi a Toronto dal 14 al 19 agosto 2018, dove la dottoressa Spagnuolo Lobb è stata invitata a tenere il discorso di apertura.

La sua relazione “Social Evolution and Gestalt Therapy: What and How to Respect Today?” è stata molto apprezzata dai partecipanti – circa trecentocinquanta psicoterapeuti della Gestalt provenienti da tutto il mondo – per la capacità di collegare lo sviluppo della società con i bisogni clinici emergenti in questi ultimi decenni, e di integrare gli studi di neuroscienze, epigenetica, sulla mente relazionale e gli sviluppi della psicoanalisi con la psicoterapia della Gestalt.

Al termine è avvenuta la consegna del Premio per mano della Presidente della AAGT, la britannica Toni Gilligan. La motivazione è stata letta dallo psicoterapeuta americano Dan Bloom, decano del New York Institute for Gestalt Therapy, che ha enumerato alcuni dei contributi che Margherita ha dato per lo sviluppo della psicoterapia della Gestalt e per il confronto tra diversi approcci.

Margherita ha accolto il premio ringraziando i colleghi Toni Gilligan, Dan Bloom, Bud Feder e Lee Zevy e il Direttivo della AAGT. Ha rivolto un ringraziamento particolare a tutto lo staff dell’Istituto di Gestalt HCC Italy – i didatti e l’amministrazione – che lavorano con lei tutti i giorni e che hanno contribuito in modo significativo al suo lavoro. Ha poi dedicato il premio a due donne della sua vita: la madre, che l’ha sempre incoraggiata a studiare e portare avanti i suoi sogni, e la figlia, una giovane donna cresciuta meravigliosamente anche grazie all’amore del padre, che ha accettato l’impegno lavorativo della moglie. Margherita ha augurato a tutte le donne psicoterapeute della Gestalt di potere svolgere la loro professione pienamente, con la mente e il cuore, e con il supporto del loro partner, per contribuire in modo significativo al dibattito internazionale e allo sviluppo della psicoterapia della Gestalt.

I colleghi presenti hanno seguito l’evento con molta partecipazione, sfociata in un lungo e caloroso applauso finale; si sono poi stretti attorno ad un’emozionata Spagnuolo Lobb per porgerle le loro congratulazioni per il premio e i loro ringraziamenti per la stimolante relazione di apertura.

Messaggi di felicitazione sono poi arrivati da ogni parte del mondo.

 

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Video della presentazione

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Wolfgang Tschacher e l’Istituto: quale contributo per la formazione?


Di cosa trattava il convegno organizzato dall’Istituto di Gestalt HCC Italy?

Il convegno internazionale di studio Corporeità e psicopatologia. Psicoterapia della Gestalt e nuovi sviluppi scientifici sulla sincronia terapeutica ha permesso di dialogare intorno al tema della sincronia come elemento centrale della relazione, dalla relazione terapeutica a quelle primarie.

Dal contributo di  Wolfgang Tschacher che ha esposto le sue ricerche sul tema mostrando come sia possibile utilizzare una metodologia quantitativa in un campo esplorato principalmente dalla ricerca qualitativa, e dal contributo di Margherita Spagnuolo Lobb, che ha illustrato il modello osservativo dei passi di danza grazie a cui è possibile notare la diade caregiver-bambino nella loro interazione reciproca, si sono svolte riflessioni su come la sincronia sia possibile nelle diverse condizioni di sofferenza psichica anche grazie all’apporto fornito dalle Neuroscienze.

Dott. Francesco Lotta

Qual è il pensiero nuovo che ha apportato e a cosa serve nella relazione di cura? 

Il pensiero nuovo apportato dalle giornate del congresso è che la sincronia è un elemento della relazione incarnata traducibile in chiave quantitativa. Le ricerche di Wolfgang Tschacher hanno, infatti, reso possibile una discussione sulla rilevazione dei parametri fisiologici dei movimenti sincronici tra terapeuta e paziente, tra caregiver e bambino e nelle coppie.

Dagli studi presentati è emerso come la sincronia, definita dallo stesso Tschacher il qui e ora gestaltico, sia correlata positivamente con l’alleanza terapeutica, con l’attaccamento sicuro del paziente e con la self-efficacy di quest’ultimo. Come nell’esempio dei metronomi, inizialmente desincronizzati e, con il supporto del campo, in un secondo momento coinvolti in un movimento sincronico, allo stesso modo, nel corso del processo terapeutico è possibile rilevare come a partire da una desincronizzazione tra paziente e terapeuta, si arrivi, attraverso un campo che sostiene, a una sincronizzazione.

Parlare di sincronia implica, pertanto, un riferimento alla condizione del tempo, un “tempo-con”, un tempo che si declina nella relazione con l’altro. In altre parole, il tempo è sempre situato in una situazione vissuta tra corpi, assume significato in una dimensione intercorporea, in un contesto relazionale incarnato, in un processo che viene condiviso e co-costruito con l’altro. La psicopatologia è, dunque, una mancanza di sintonia, di riconoscimento dell’altro.

I dati empirici sulla sincronia possono risultare un valido supporto nella cura della sofferenza attuale, poiché sincronizzare i movimenti del corpo aiuta a stabilire una intesa inter-cerebrale; da qui l’importanza, in un setting strutturato, di osservare la reciprocità tra paziente e terapeuta come strumento di costruzione di un ground sicuro. Tale riflessione è, dunque, fondamentale a livello clinico-terapeutico: occorre interrogarsi su come ripristinare i processi sincronici attraverso la regolazione nella relazione tra organismo e ambiente.

Dott.sse Alessandra Vela e Marilena Di Pasqua 

Che cosa dice di specifico la psicoterapia della Gestalt secondo il direttore e i didatti dell’Istituto?

La Psicoterapia della Gestalt propone lo sviluppo di un modello in cui la sincronia si declina come incontro di due unicità: chi si prende cura e chi si affida all’altro.

In occasione del convegno internazionale con Wolfgang Tschacher – uno degli studiosi più autorevoli in rapporto alle ricerche sulla sincronia tra terapeuta e paziente – il direttore dell’Istituto di Gestalt HCC Italy, Margherita Spagnuolo Lobb, ha trattato la sincronia a partire dalle relazioni primarie e ha  presentato il suo modello che guarda alla relazione madre/bambino come una danza il cui focus di osservazione non è più soltanto il bambino ma il campo fenomenologico in cui è inserito e la reciprocità della relazione stessa, il reciproco muoversi verso l’altro che caratterizza la vita di tutti.

“La danza può essere definita come il modo in cui due persone si intuiscono, si vedono e si riconoscono a vicenda, si adattano l’uno all’altro, fanno passi coraggiosi insieme, si divertono, si raggiungono, si lasciano andare all’altro e si prendono cura dell’altro” (M. Spagnuolo Lobb, 2016).

I passi di danza non sono intesi in termini maturativi e sequenziali ma come competenze autonome in interazione reciproca che si sviluppano e si intrecciano nell’arco della vita e che ci aiutano a capire cosa accade nel “tra”, al confine di contatto tra il bambino e il suo ambiente.  In altre parole, la melodia che il bambino impara a suonare fa parte a sua volta di un’opera musicale più ampia, che si crea nel campo fenomenologico. Questo si verifica sia nelle relazioni primarie che nella relazione terapeuta/paziente.

Il direttore, citando gli studi di Stern sul now moment,  mette in luce come il cambiamento avviene all’interno di un sistema caotico e in modo imprevedibile. Durante l’incontro terapeutico, per esempio, avviene qualcosa di assolutamente nuovo che crea il momento propizio; il terapeuta deve coglierlo e farlo diventare momento di incontro e contatto pieno.

I passi di danza sono pertanto per la Psicoterapia della Gestalt un modo per studiare come incontrarci nel momento propizio e la relazione terapeutica è il luogo della cura, il confine in cui avviene l’affidarsi del paziente ad una nuova storia e il configurarsi del terapeuta come altro capace di ascoltare e sentire ciò che precedentemente non è stato ascoltato e sentito.  Secondo la conoscenza relazionale estetica propria della Psicoterapia della Gestalt, il terapeuta è parte del campo esperienzale del paziente, usa la propria risonanza per comprendere la situazione e per  cogliere la sua intenzionalità di contatto. La terapia così concepita, diventa luogo ed esperienza del reciproco riconoscimento.  La scoperta dei neuroni specchio (Gallese, 2006) e delle neurocezioni (Porges) sono l’evidenza scientifica della capacità umana di cogliere l’intenzionalità altrui e dell’intercorporeità dell’esperienza. Il Dott. Pietro A.Cavaleri, didatta e psicoterpaeuta della Gestalt, rifacendosi alla teoria polivagale, spiega la sincronia come esperienza che  si basa  su un processo neurale, distinto dalla percezione e che sfugge alla consapevolezza,  ma che si attiva nel momento dell’incontro con l’altro. Qui –  afferma Cavaleri – si coglie in pieno l’importanza del sincronizzarsi: tutto si decide su elementi neurocettivi mediati dal corpo.

Studi recenti hanno evidenziato che alcuni disturbi psichiatrici sono legati all’incapacità di esprimere comportamenti sociali approppriati. Per questo come sottolineato dall’intervento della Dott.ssa Valeria Rubino, psichiatra, didatta e psicoterapeuta della Gestalt,  l’attenzione alla sincronia diventa indispensabile quando lavoriamo con l’esperienza psicotica, quando cioè non è sufficiente il linguaggio verbale a mediare il rapporto terapeutico. Gli psicotici vivono un’esperienza molto angosciante e, per aiutarli, dobbiamo essere in grado semplicemente di stargli accanto nella loro esistenza, ed è questo stare con l’altro e la sua angoscia a costituire il sostegno allo sfondo esperienziale di cui il paziente necessita per portare avanti la sua tensione verso il cambiamento. In linea con quanto esposto dalla Dott.ssa Rubino, il dott. Miclele Cannavò, psichiatra, psicoterapeuta e didatta dell’Istituto,  presenta un’esperienza di sincronie corporee attraverso l’uso delle immagini condotta in una comunità di cura per pazienti con disturbi gravi.  Diventa di grande importanza il ruolo dell immagini nel sostenere ciò che emerge nel qui ed ora della relazione; esse diventano ground in grado di facilitare l’incontro tra terapeuta e paziente. Infine, particolarmente suggestivo, l’intervento del Dott. Giuseppe Sampognaro, didatta e psicoterapeuta della Gestalt, che ricollegandosi al potere dell’uso dell’immagine per lavorare sul vissuto percettivo della persona, si sofferma sull’esperienza terapeutica come sincronia dei vissuti. Noi come terapeuti della Gestalt, per centrare l’obiettivo del contatto pieno, dobbiamo partire dai sensi e abbandonarci alla dinamica per cui percepire significa “prendere” ciò che a noi serve, ciò che fa figura, ciò che ci punge, per entrare nell’esperienza della persona con cui lavoriamo.

Dott.ssa Mariacatena Perrone

 

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Aspettando il convegno di Giugno: chi è Wolfgang Tsachacher?


L’Istituto di Gestalt HCC Italy ospita Wolfgang Tsachacher per il Convegno Internazionale che si terrà nei giorni 8-9 Giugno 2018 a Siracusa. Durante la prima giornata verrà trattato il tema corporeità e psicopatologia, durante la seconda giornata si parlerà di nuovi sviluppi scientifici sulla sincronìa terapeutica. Un dialogo in cui saranno coinvolti esponenti italiani della Psicoterapia della Gestalt.

Ma chi è Wolfgang Tsachacher?

“E’ uno psicoterapeuta tedesco (Università di Berna), senza dubbio uno dei ricercatori che attualmente contribuiscono in modo significativo agli studi scientifici inerenti la fenomenologia del processo relazionale.

Uno dei maggiori meriti di Tschacher è stato finora quello di presentare l’attuale stato dell’arte rispetto alle ricerche in questo senso, realizzando una review della principale letteratura scientifica necessaria a individuare e definire quella forma di intersoggettività chiamata sincronia interpersonale.

Le evidenze empiriche individuate dai suoi studi hanno permesso a Tschacher di giungere, insieme al collega Sander Koole (Università di Amsterdam), non solo ad una maggiore comprensione di ciò che avviene durante la relazione tra persone, ipotizzando fattori facilitanti o ostacolanti, ma anche alla definizione di un modello che possa permettere di leggere l’evolversi del processo di sincronia interpersonale all’interno di una delle relazioni intime più profonde, la relazione psicoterapeutica.

Personalmente, ritengo che il lavoro di Tschacher rappresenti un punto importante per la ricerca in Psicoterapia che inevitabilmente avrà delle ripercussioni sugli aspetti clinici. Inoltre, la Psicoterapia della Gestalt sta facendo importanti passi verso questa direzione, come dimostrato dall’ultimo lavoro di Margherita Spagnuolo Lobb sul modello osservativo dei Passi di danza che rappresenta un importante strumento di osservazione, lettura e comprensione non solo dell’evolversi della relazione tra caregiver e bambino ma anche tra terapeuta e paziente. In tal senso, le ricerche di Tschacher permettono certamente di presentare lo sfondo internazionale all’interno del quale si collocano gli ultimi lavori a riguardo.

Per questi motivi, avere l’opportunità di ascoltare direttamente chi contribuisce in modo concreto e significativo al progresso scientifico in psicoterapia, avendo la possibilità di chiedere e toccare con mano idee, pensieri e intenzionalità sarà un importante momento di crescita personale e professionale che permette di unire ricerca e lavoro clinico.” Dott.ssa Corrada Valentina Di Rosa, Psicoterapeuta della Gestalt 

 

Il Convegno Internazionale offre l’opportunità di conoscere e ascoltare le teorie di Wolfgang Tsachacher in dialogo con esponenti italiani della psicoterapia della Gestalt come: Margherita Spagnuolo Lobb, Santo Di Nuovo, Pietro A. Cavaleri, Antonio Narzisi, Giuseppe Sampognaro, Valeria Rubino e Michele Cannavò.

Ogni relatore aggiunge così un tassello al quadro di Studio e di Ricerca coinvolgendo i partecipanti con momenti esperienziali.

L’evento inoltre rilascia crediti ECM e uno sconto per assistere alle rappresentazioni classiche del Teatro di Siracusa.

 

La partecipazione è gratuita, per iscriverti o saperne di più clicca qui 

 

 

 

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L’espressione vocale nel trattamento gestaltico dei disturbi psicosomatici


-Оleg V. Nemirinskiу e Oksana G. Shevchenko

Questo articolo descrive una modalità di applicazione dell’approccio gestaltico ai disturbi psicosomatici: il sintomo viene considerato come una “contraddizione congelata” e una combinazione di retroflessione e proiezione. Inoltre propone una integrazione metodologica del lavoro con i processi corporei e relazionali.

Gli autori presentano un metodo di intervento con la voce nella terapia psicosomatica. Vengono descritte sessioni di lavoro con la voce, tecniche specifiche e un caso clinico. Per concludere, vengono presentati due casi che illustrano il lavoro con il sintomo psicosomatico e le fasi e le tecniche utilizzate in terapia.

Alla fine degli anni ’20 del secolo scorso, si osserva un crescente interesse da parte di psicoterapeuti di diverse scuole nei riguardi dell’utilizzo della voce (Austin, 1993; Gregory, 2009; Newham, 1998; Overland, 2005, ed altri).

Nella terapia psicoanalitica sono noti i lavori di Diane Austin (1993), basati sulla teoria di Jung e delle relazioni oggettuali di Winnicott, in cui la voce viene vista come qualcosa che contiene importanti informazioni sul passato e in particolare sulla prima esperienza di relazione tra madre e bambino.

L’utilizzo della voce è specifico dei terapeuti che si focalizzano sulla consapevolezza corporea (Linklater, 1976; Newham, 1998). Paul Newham, vocalista come prima formazione e psicologo come seconda, sviluppò un metodo di terapia vocale che chiamò Therapeutic Voicework. Egli individuò dieci parametri acustici per la voce umana, che riflettono diversi stati, significati e qualità della personalità.

Gli obiettivi della terapia vocale sono legati all’ampliamento del campo espressivo che dà al paziente la possibilità di acquisire una nuova esperienza emozionale.

Nell’approccio gestaltico sono conosciuti i lavori di Susan Gregory (2004; 2009), la quale associa il lavoro con la voce e con il canto a diversi esercizi (una parte dei quali è legata al movimento) e al lavoro terapeutico tradizionale. Partendo da esercizi vocali di produzione del suono, associati ad una particolare attenzione per il respiro e il radicamento, si passa ad esercizi ritmici, alla percezione estetica della melodia ed infine al cantare le parole. Il testo di una canzone viene anche visto come narrativo della personalità. Come scrive Susan Gregory (2009) ogni individuo ha una canzone che per lui è molto importante per via del contesto in cui l’ha cantata o l’ha ascoltata. Nelle canzoni si concentra la propria storia personale. Ciò rende la terapia vocale assai efficace nel lavoro con i traumi e anche nella risoluzione di altri problemi in terapia individuale e di gruppo.

Nel presente articolo descriviamo lе possibilità dell’uso della voce nel lavoro con i disturbi psicosomatici.

1. Sintomo e contatto

In psicoterapia della Gestalt, è importante riferirsi al concetto di doppia natura del sintomo (Perls, Hefferline, Goodman, 1951). Il sintomo, in quanto adattamento creativo, costituisce un paradosso: è espressione di vitalità e contemporaneamente “difesa” contro la vitalità, manifestazione di qualche “problema” e al tempo stesso tentativo di risolverlo. Il terapeuta gestaltico intende il sintomo non soltanto come motivo di sofferenza per il paziente, ma anche come fonte potenziale delle sue forze vitali. L’eccitazione bloccata viene immobilizzata e contenuta nel sintomo in forma latente (nei casi semplici sotto forma di tensione cronica vera e propria, ma questo riguarda qualsiasi sintomatologia). (…)

Seguenti capitoli:

2. Il lavoro con la voce
3.La voce nel lavoro con i disturbi psicosomatici
4. Un caso clinico

Tratto da Quaderni di Gestalt, volume XXVII, 2013/1, L’esperienza corporea in psicoterapia

Rivista semestrale di Psicoterapia della Gestalt edita da Franco Angeli, pag. 125

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Ogni vita merita un romanzo. La psicoterapia nel fluire della vita. Video Seminario con Erving Poster.


Durante un seminario a Palermo, 7 e 8 giugno 2011, il professore Erving Polster, decano internazionale della psicoterapia della Gestalt, ha presentato, ad una platea attenta e curiosa, il proprio modello teorico-clinico in cui ciò che accade nel qui ed ora dell’incontro tra terapeuta e paziente viene considerato un evento narrativo generatore di cambiamento e crescita. Partendo dall’originale prospettiva della psicoterapia come un luogo e uno spazio che rende possibile il risvegliarsi dell’interesse per “l’altro” e per la vita sia nel paziente che nel terapeuta, l’incontro si è sviluppato lungo il percorso della story telling, della sequenza terapeutica, degli aspetti sociali della psicoterapia e dei gruppi spontanei come luogo di terapia.

Il seminario si è svolto in quattro sessioni, ciascuna di mezza giornata, in cui Polster ha presentato un aspetto teorico che ha poi preso forma nella conduzione di alcune sedute dal vivo. Una di queste sedute è stata in co-conduzione con la professoressa Margherita Spagnuolo Lobb. Ascoltare e vedere al lavoro questo grande maestro della psicoterapia della Gestalt, ha significato incontrare lo sguardo di Erving, una sorta di faro amoroso che risveglia e conduce la persona che ha di fronte verso l’interesse per il gioco della vita.

Durante le lezioni magistrali, il professor Polster ha evidenziato tre strade che nel percorso terapeutico conducono alla possibilità dell’espressione piena del sé:

  • da persona a persona;
  • da momento a momento;
  • da evento a evento.

Polster considera il contatto fra persona e persona come uno dei fattori fondamentali di sviluppo, crescita e maturazione dell’individuo, il punto d’incontro tra noi e l’ambiente. La propensione ad un atteggiamento di fiducia ed autentico interesse nel vedere una persona è il sostegno all’intenzionalità di contatto insita in ogni azione individuale, ciò che rende possibile sperimentare il senso di frammentazione e di conflitto nonché la possibilità di superarli per giungere ad un vissuto di integrazione e pienezza.  (…)

Erving ci ha ricordato che il compito del terapeuta è di riconoscere quando il contatto è pieno, intenzionale, ispirato e direzionato. La concentrazione, il fascino e la curiosità sono tre qualità che favoriscono la relazione tra terapeuta e paziente, lo stare presenti al confine di contatto, aperti alla novità di cui l’altro è portatore. Quando il terapeuta è aperto a queste tre qualità abbiamo un’esperienza nuova della relazione e non la ripetizione di schemi relazionali antichi e non più funzionali. (…)

Durante una seduta Erving, con un’intuizione geniale, è riuscito a portare l’altro in una dimensione indicibile: “Se tu diventi felice, i tuoi genitori diventeranno buoni genitori e tu andrai avanti. Tutti noi dobbiamo andare oltre i nostri genitori, scoprire chi siamo”. Lo svelarsi di un’idea indicibile, ha permesso alla persona di poter realizzare e accedere ad un’idea nuova: “I miei genitori sono buoni genitori”.

Erving, sostiene che l’essere umano è un organismo complesso costituito da “sensi e comprensione”, in cui l’attenzione alla sola dimensione sensoriale costituisce un’amputazione alla complessità del fenomeno che abbiamo di fronte. Ha invitato pertanto a sostenere i pazienti alla narrazione di sé, le astrazioni, le introduzioni, i riassunti sono funzionali alla consapevolezza ed al cambiamento, come lo sono i contenuti che costituiscono il significato e il significante delle pagine del proprio “romanzo di vita”. Erving dice a Margherita: “Io non posso stare con te se non ti comprendo, se non ti conosco, non posso stare con te se non includo questi fenomeni; io sto con te e vedo il tuo sorriso, il tuo sguardo è essere con, ma io non posso stare con te se non capisco ciò che sta accadendo, e questo lo capisco ascoltando i contenuti”.

Compito del terapeuta, è possedere competenza e interesse anche verso quelle aree della vita che i pazienti vogliono tagliare fuori perché ritenute noiose e scialbe. (…)

Monica Bronzini

Articolo tratto da Quaderni di Gestalt, Rivista semestrale di Psicoterapia della Gestalt edita da Franco Angeli.

Per maggiori informazioni sul video seminario “Ogni vita merita un romanzo”con Erving Poster, clicca qui 

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