Wolfgang Tschacher e l’Istituto: quale contributo per la formazione?


Di cosa trattava il convegno organizzato dall’Istituto di Gestalt HCC Italy?

Il convegno internazionale di studio Corporeità e psicopatologia. Psicoterapia della Gestalt e nuovi sviluppi scientifici sulla sincronia terapeutica ha permesso di dialogare intorno al tema della sincronia come elemento centrale della relazione, dalla relazione terapeutica a quelle primarie.

Dal contributo di  Wolfgang Tschacher che ha esposto le sue ricerche sul tema mostrando come sia possibile utilizzare una metodologia quantitativa in un campo esplorato principalmente dalla ricerca qualitativa, e dal contributo di Margherita Spagnuolo Lobb, che ha illustrato il modello osservativo dei passi di danza grazie a cui è possibile notare la diade caregiver-bambino nella loro interazione reciproca, si sono svolte riflessioni su come la sincronia sia possibile nelle diverse condizioni di sofferenza psichica anche grazie all’apporto fornito dalle Neuroscienze.

Dott. Francesco Lotta

Qual è il pensiero nuovo che ha apportato e a cosa serve nella relazione di cura? 

Il pensiero nuovo apportato dalle giornate del congresso è che la sincronia è un elemento della relazione incarnata traducibile in chiave quantitativa. Le ricerche di Wolfgang Tschacher hanno, infatti, reso possibile una discussione sulla rilevazione dei parametri fisiologici dei movimenti sincronici tra terapeuta e paziente, tra caregiver e bambino e nelle coppie.

Dagli studi presentati è emerso come la sincronia, definita dallo stesso Tschacher il qui e ora gestaltico, sia correlata positivamente con l’alleanza terapeutica, con l’attaccamento sicuro del paziente e con la self-efficacy di quest’ultimo. Come nell’esempio dei metronomi, inizialmente desincronizzati e, con il supporto del campo, in un secondo momento coinvolti in un movimento sincronico, allo stesso modo, nel corso del processo terapeutico è possibile rilevare come a partire da una desincronizzazione tra paziente e terapeuta, si arrivi, attraverso un campo che sostiene, a una sincronizzazione.

Parlare di sincronia implica, pertanto, un riferimento alla condizione del tempo, un “tempo-con”, un tempo che si declina nella relazione con l’altro. In altre parole, il tempo è sempre situato in una situazione vissuta tra corpi, assume significato in una dimensione intercorporea, in un contesto relazionale incarnato, in un processo che viene condiviso e co-costruito con l’altro. La psicopatologia è, dunque, una mancanza di sintonia, di riconoscimento dell’altro.

I dati empirici sulla sincronia possono risultare un valido supporto nella cura della sofferenza attuale, poiché sincronizzare i movimenti del corpo aiuta a stabilire una intesa inter-cerebrale; da qui l’importanza, in un setting strutturato, di osservare la reciprocità tra paziente e terapeuta come strumento di costruzione di un ground sicuro. Tale riflessione è, dunque, fondamentale a livello clinico-terapeutico: occorre interrogarsi su come ripristinare i processi sincronici attraverso la regolazione nella relazione tra organismo e ambiente.

Dott.sse Alessandra Vela e Marilena Di Pasqua 

Che cosa dice di specifico la psicoterapia della Gestalt secondo il direttore e i didatti dell’Istituto?

La Psicoterapia della Gestalt propone lo sviluppo di un modello in cui la sincronia si declina come incontro di due unicità: chi si prende cura e chi si affida all’altro.

In occasione del convegno internazionale con Wolfgang Tschacher – uno degli studiosi più autorevoli in rapporto alle ricerche sulla sincronia tra terapeuta e paziente – il direttore dell’Istituto di Gestalt HCC Italy, Margherita Spagnuolo Lobb, ha trattato la sincronia a partire dalle relazioni primarie e ha  presentato il suo modello che guarda alla relazione madre/bambino come una danza il cui focus di osservazione non è più soltanto il bambino ma il campo fenomenologico in cui è inserito e la reciprocità della relazione stessa, il reciproco muoversi verso l’altro che caratterizza la vita di tutti.

“La danza può essere definita come il modo in cui due persone si intuiscono, si vedono e si riconoscono a vicenda, si adattano l’uno all’altro, fanno passi coraggiosi insieme, si divertono, si raggiungono, si lasciano andare all’altro e si prendono cura dell’altro” (M. Spagnuolo Lobb, 2016).

I passi di danza non sono intesi in termini maturativi e sequenziali ma come competenze autonome in interazione reciproca che si sviluppano e si intrecciano nell’arco della vita e che ci aiutano a capire cosa accade nel “tra”, al confine di contatto tra il bambino e il suo ambiente.  In altre parole, la melodia che il bambino impara a suonare fa parte a sua volta di un’opera musicale più ampia, che si crea nel campo fenomenologico. Questo si verifica sia nelle relazioni primarie che nella relazione terapeuta/paziente.

Il direttore, citando gli studi di Stern sul now moment,  mette in luce come il cambiamento avviene all’interno di un sistema caotico e in modo imprevedibile. Durante l’incontro terapeutico, per esempio, avviene qualcosa di assolutamente nuovo che crea il momento propizio; il terapeuta deve coglierlo e farlo diventare momento di incontro e contatto pieno.

I passi di danza sono pertanto per la Psicoterapia della Gestalt un modo per studiare come incontrarci nel momento propizio e la relazione terapeutica è il luogo della cura, il confine in cui avviene l’affidarsi del paziente ad una nuova storia e il configurarsi del terapeuta come altro capace di ascoltare e sentire ciò che precedentemente non è stato ascoltato e sentito.  Secondo la conoscenza relazionale estetica propria della Psicoterapia della Gestalt, il terapeuta è parte del campo esperienzale del paziente, usa la propria risonanza per comprendere la situazione e per  cogliere la sua intenzionalità di contatto. La terapia così concepita, diventa luogo ed esperienza del reciproco riconoscimento.  La scoperta dei neuroni specchio (Gallese, 2006) e delle neurocezioni (Porges) sono l’evidenza scientifica della capacità umana di cogliere l’intenzionalità altrui e dell’intercorporeità dell’esperienza. Il Dott. Pietro A.Cavaleri, didatta e psicoterpaeuta della Gestalt, rifacendosi alla teoria polivagale, spiega la sincronia come esperienza che  si basa  su un processo neurale, distinto dalla percezione e che sfugge alla consapevolezza,  ma che si attiva nel momento dell’incontro con l’altro. Qui –  afferma Cavaleri – si coglie in pieno l’importanza del sincronizzarsi: tutto si decide su elementi neurocettivi mediati dal corpo.

Studi recenti hanno evidenziato che alcuni disturbi psichiatrici sono legati all’incapacità di esprimere comportamenti sociali approppriati. Per questo come sottolineato dall’intervento della Dott.ssa Valeria Rubino, psichiatra, didatta e psicoterapeuta della Gestalt,  l’attenzione alla sincronia diventa indispensabile quando lavoriamo con l’esperienza psicotica, quando cioè non è sufficiente il linguaggio verbale a mediare il rapporto terapeutico. Gli psicotici vivono un’esperienza molto angosciante e, per aiutarli, dobbiamo essere in grado semplicemente di stargli accanto nella loro esistenza, ed è questo stare con l’altro e la sua angoscia a costituire il sostegno allo sfondo esperienziale di cui il paziente necessita per portare avanti la sua tensione verso il cambiamento. In linea con quanto esposto dalla Dott.ssa Rubino, il dott. Miclele Cannavò, psichiatra, psicoterapeuta e didatta dell’Istituto,  presenta un’esperienza di sincronie corporee attraverso l’uso delle immagini condotta in una comunità di cura per pazienti con disturbi gravi.  Diventa di grande importanza il ruolo dell immagini nel sostenere ciò che emerge nel qui ed ora della relazione; esse diventano ground in grado di facilitare l’incontro tra terapeuta e paziente. Infine, particolarmente suggestivo, l’intervento del Dott. Giuseppe Sampognaro, didatta e psicoterapeuta della Gestalt, che ricollegandosi al potere dell’uso dell’immagine per lavorare sul vissuto percettivo della persona, si sofferma sull’esperienza terapeutica come sincronia dei vissuti. Noi come terapeuti della Gestalt, per centrare l’obiettivo del contatto pieno, dobbiamo partire dai sensi e abbandonarci alla dinamica per cui percepire significa “prendere” ciò che a noi serve, ciò che fa figura, ciò che ci punge, per entrare nell’esperienza della persona con cui lavoriamo.

Dott.ssa Mariacatena Perrone

 

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Aspettando il convegno di Giugno: chi è Wolfgang Tsachacher?


L’Istituto di Gestalt HCC Italy ospita Wolfgang Tsachacher per il Convegno Internazionale che si terrà nei giorni 8-9 Giugno 2018 a Siracusa. Durante la prima giornata verrà trattato il tema corporeità e psicopatologia, durante la seconda giornata si parlerà di nuovi sviluppi scientifici sulla sincronìa terapeutica. Un dialogo in cui saranno coinvolti esponenti italiani della Psicoterapia della Gestalt.

Ma chi è Wolfgang Tsachacher?

“E’ uno psicoterapeuta tedesco (Università di Berna), senza dubbio uno dei ricercatori che attualmente contribuiscono in modo significativo agli studi scientifici inerenti la fenomenologia del processo relazionale.

Uno dei maggiori meriti di Tschacher è stato finora quello di presentare l’attuale stato dell’arte rispetto alle ricerche in questo senso, realizzando una review della principale letteratura scientifica necessaria a individuare e definire quella forma di intersoggettività chiamata sincronia interpersonale.

Le evidenze empiriche individuate dai suoi studi hanno permesso a Tschacher di giungere, insieme al collega Sander Koole (Università di Amsterdam), non solo ad una maggiore comprensione di ciò che avviene durante la relazione tra persone, ipotizzando fattori facilitanti o ostacolanti, ma anche alla definizione di un modello che possa permettere di leggere l’evolversi del processo di sincronia interpersonale all’interno di una delle relazioni intime più profonde, la relazione psicoterapeutica.

Personalmente, ritengo che il lavoro di Tschacher rappresenti un punto importante per la ricerca in Psicoterapia che inevitabilmente avrà delle ripercussioni sugli aspetti clinici. Inoltre, la Psicoterapia della Gestalt sta facendo importanti passi verso questa direzione, come dimostrato dall’ultimo lavoro di Margherita Spagnuolo Lobb sul modello osservativo dei Passi di danza che rappresenta un importante strumento di osservazione, lettura e comprensione non solo dell’evolversi della relazione tra caregiver e bambino ma anche tra terapeuta e paziente. In tal senso, le ricerche di Tschacher permettono certamente di presentare lo sfondo internazionale all’interno del quale si collocano gli ultimi lavori a riguardo.

Per questi motivi, avere l’opportunità di ascoltare direttamente chi contribuisce in modo concreto e significativo al progresso scientifico in psicoterapia, avendo la possibilità di chiedere e toccare con mano idee, pensieri e intenzionalità sarà un importante momento di crescita personale e professionale che permette di unire ricerca e lavoro clinico.” Dott.ssa Corrada Valentina Di Rosa, Psicoterapeuta della Gestalt 

 

Il Convegno Internazionale offre l’opportunità di conoscere e ascoltare le teorie di Wolfgang Tsachacher in dialogo con esponenti italiani della psicoterapia della Gestalt come: Margherita Spagnuolo Lobb, Santo Di Nuovo, Pietro A. Cavaleri, Antonio Narzisi, Giuseppe Sampognaro, Valeria Rubino e Michele Cannavò.

Ogni relatore aggiunge così un tassello al quadro di Studio e di Ricerca coinvolgendo i partecipanti con momenti esperienziali.

L’evento inoltre rilascia crediti ECM e uno sconto per assistere alle rappresentazioni classiche del Teatro di Siracusa.

 

La partecipazione è gratuita, per iscriverti o saperne di più clicca qui 

 

 

 

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L’espressione vocale nel trattamento gestaltico dei disturbi psicosomatici


-Оleg V. Nemirinskiу e Oksana G. Shevchenko

Questo articolo descrive una modalità di applicazione dell’approccio gestaltico ai disturbi psicosomatici: il sintomo viene considerato come una “contraddizione congelata” e una combinazione di retroflessione e proiezione. Inoltre propone una integrazione metodologica del lavoro con i processi corporei e relazionali.

Gli autori presentano un metodo di intervento con la voce nella terapia psicosomatica. Vengono descritte sessioni di lavoro con la voce, tecniche specifiche e un caso clinico. Per concludere, vengono presentati due casi che illustrano il lavoro con il sintomo psicosomatico e le fasi e le tecniche utilizzate in terapia.

Alla fine degli anni ’20 del secolo scorso, si osserva un crescente interesse da parte di psicoterapeuti di diverse scuole nei riguardi dell’utilizzo della voce (Austin, 1993; Gregory, 2009; Newham, 1998; Overland, 2005, ed altri).

Nella terapia psicoanalitica sono noti i lavori di Diane Austin (1993), basati sulla teoria di Jung e delle relazioni oggettuali di Winnicott, in cui la voce viene vista come qualcosa che contiene importanti informazioni sul passato e in particolare sulla prima esperienza di relazione tra madre e bambino.

L’utilizzo della voce è specifico dei terapeuti che si focalizzano sulla consapevolezza corporea (Linklater, 1976; Newham, 1998). Paul Newham, vocalista come prima formazione e psicologo come seconda, sviluppò un metodo di terapia vocale che chiamò Therapeutic Voicework. Egli individuò dieci parametri acustici per la voce umana, che riflettono diversi stati, significati e qualità della personalità.

Gli obiettivi della terapia vocale sono legati all’ampliamento del campo espressivo che dà al paziente la possibilità di acquisire una nuova esperienza emozionale.

Nell’approccio gestaltico sono conosciuti i lavori di Susan Gregory (2004; 2009), la quale associa il lavoro con la voce e con il canto a diversi esercizi (una parte dei quali è legata al movimento) e al lavoro terapeutico tradizionale. Partendo da esercizi vocali di produzione del suono, associati ad una particolare attenzione per il respiro e il radicamento, si passa ad esercizi ritmici, alla percezione estetica della melodia ed infine al cantare le parole. Il testo di una canzone viene anche visto come narrativo della personalità. Come scrive Susan Gregory (2009) ogni individuo ha una canzone che per lui è molto importante per via del contesto in cui l’ha cantata o l’ha ascoltata. Nelle canzoni si concentra la propria storia personale. Ciò rende la terapia vocale assai efficace nel lavoro con i traumi e anche nella risoluzione di altri problemi in terapia individuale e di gruppo.

Nel presente articolo descriviamo lе possibilità dell’uso della voce nel lavoro con i disturbi psicosomatici.

1. Sintomo e contatto

In psicoterapia della Gestalt, è importante riferirsi al concetto di doppia natura del sintomo (Perls, Hefferline, Goodman, 1951). Il sintomo, in quanto adattamento creativo, costituisce un paradosso: è espressione di vitalità e contemporaneamente “difesa” contro la vitalità, manifestazione di qualche “problema” e al tempo stesso tentativo di risolverlo. Il terapeuta gestaltico intende il sintomo non soltanto come motivo di sofferenza per il paziente, ma anche come fonte potenziale delle sue forze vitali. L’eccitazione bloccata viene immobilizzata e contenuta nel sintomo in forma latente (nei casi semplici sotto forma di tensione cronica vera e propria, ma questo riguarda qualsiasi sintomatologia). (…)

Seguenti capitoli:

2. Il lavoro con la voce
3.La voce nel lavoro con i disturbi psicosomatici
4. Un caso clinico

Tratto da Quaderni di Gestalt, volume XXVII, 2013/1, L’esperienza corporea in psicoterapia

Rivista semestrale di Psicoterapia della Gestalt edita da Franco Angeli, pag. 125

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Ogni vita merita un romanzo. La psicoterapia nel fluire della vita. Video Seminario con Erving Poster.


Durante un seminario a Palermo, 7 e 8 giugno 2011, il professore Erving Polster, decano internazionale della psicoterapia della Gestalt, ha presentato, ad una platea attenta e curiosa, il proprio modello teorico-clinico in cui ciò che accade nel qui ed ora dell’incontro tra terapeuta e paziente viene considerato un evento narrativo generatore di cambiamento e crescita. Partendo dall’originale prospettiva della psicoterapia come un luogo e uno spazio che rende possibile il risvegliarsi dell’interesse per “l’altro” e per la vita sia nel paziente che nel terapeuta, l’incontro si è sviluppato lungo il percorso della story telling, della sequenza terapeutica, degli aspetti sociali della psicoterapia e dei gruppi spontanei come luogo di terapia.

Il seminario si è svolto in quattro sessioni, ciascuna di mezza giornata, in cui Polster ha presentato un aspetto teorico che ha poi preso forma nella conduzione di alcune sedute dal vivo. Una di queste sedute è stata in co-conduzione con la professoressa Margherita Spagnuolo Lobb. Ascoltare e vedere al lavoro questo grande maestro della psicoterapia della Gestalt, ha significato incontrare lo sguardo di Erving, una sorta di faro amoroso che risveglia e conduce la persona che ha di fronte verso l’interesse per il gioco della vita.

Durante le lezioni magistrali, il professor Polster ha evidenziato tre strade che nel percorso terapeutico conducono alla possibilità dell’espressione piena del sé:

  • da persona a persona;
  • da momento a momento;
  • da evento a evento.

Polster considera il contatto fra persona e persona come uno dei fattori fondamentali di sviluppo, crescita e maturazione dell’individuo, il punto d’incontro tra noi e l’ambiente. La propensione ad un atteggiamento di fiducia ed autentico interesse nel vedere una persona è il sostegno all’intenzionalità di contatto insita in ogni azione individuale, ciò che rende possibile sperimentare il senso di frammentazione e di conflitto nonché la possibilità di superarli per giungere ad un vissuto di integrazione e pienezza.  (…)

Erving ci ha ricordato che il compito del terapeuta è di riconoscere quando il contatto è pieno, intenzionale, ispirato e direzionato. La concentrazione, il fascino e la curiosità sono tre qualità che favoriscono la relazione tra terapeuta e paziente, lo stare presenti al confine di contatto, aperti alla novità di cui l’altro è portatore. Quando il terapeuta è aperto a queste tre qualità abbiamo un’esperienza nuova della relazione e non la ripetizione di schemi relazionali antichi e non più funzionali. (…)

Durante una seduta Erving, con un’intuizione geniale, è riuscito a portare l’altro in una dimensione indicibile: “Se tu diventi felice, i tuoi genitori diventeranno buoni genitori e tu andrai avanti. Tutti noi dobbiamo andare oltre i nostri genitori, scoprire chi siamo”. Lo svelarsi di un’idea indicibile, ha permesso alla persona di poter realizzare e accedere ad un’idea nuova: “I miei genitori sono buoni genitori”.

Erving, sostiene che l’essere umano è un organismo complesso costituito da “sensi e comprensione”, in cui l’attenzione alla sola dimensione sensoriale costituisce un’amputazione alla complessità del fenomeno che abbiamo di fronte. Ha invitato pertanto a sostenere i pazienti alla narrazione di sé, le astrazioni, le introduzioni, i riassunti sono funzionali alla consapevolezza ed al cambiamento, come lo sono i contenuti che costituiscono il significato e il significante delle pagine del proprio “romanzo di vita”. Erving dice a Margherita: “Io non posso stare con te se non ti comprendo, se non ti conosco, non posso stare con te se non includo questi fenomeni; io sto con te e vedo il tuo sorriso, il tuo sguardo è essere con, ma io non posso stare con te se non capisco ciò che sta accadendo, e questo lo capisco ascoltando i contenuti”.

Compito del terapeuta, è possedere competenza e interesse anche verso quelle aree della vita che i pazienti vogliono tagliare fuori perché ritenute noiose e scialbe. (…)

Monica Bronzini

Articolo tratto da Quaderni di Gestalt, Rivista semestrale di Psicoterapia della Gestalt edita da Franco Angeli.

Per maggiori informazioni sul video seminario “Ogni vita merita un romanzo”con Erving Poster, clicca qui 

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L’Istituto di Gestalt HCC Italy partecipa alla Conferenza Internazionale ‘Exploring Practice-Based Research in Gestalt-Therapy’ – Parigi


Parigi, 26-28 maggio 2017

La Conferenza, organizzata dall’EAGT (European Association for Gestalt Therapy) insieme con l’AAGT (Association for the Advancement of Gestalt Therapy), la Société Française de Gestalt e il Collège Européen de Gestalt-thérapie de langue française, ha avuto come oggetto di confronto e arricchimento tra psicoterapeuti provenienti da tutto il mondo, gestaltisti e non, i metodi di ricerca nell’ambito della psicoterapia della Gestalt, ossia i modi in cui il modello gestaltico e la nostra ottica fenomenologica, estetica e relazionale può essere applicata alla ricerca.

L’incontro si è svolto in una zona piuttosto centrale di Parigi, all’interno di un ampio e moderno centro congressi, che ha accolto circa 200 partecipanti.

Il programma della conferenza è stato articolato in tre principali assemblee plenarie e numerosi momenti formativi a scelta tra lecture e workshop, proposti dai partecipanti provenienti da diverse parti del mondo.

L’Istituto di Gestalt H.C.C. Italy è stato rappresentato dagli interventi delle colleghe Silvia Alaimo, Roberta La Rosa e Silvia Tosi. La dott.ssa Silvia Alaimo, didatta in formazione presso la sede di Siracusa, ha presentato un lavoro dal titolo: “Working with dreams in Gestalt Therapy: phenomenological, aesthetics and relational dimension and links with neuroscience”, in cui ha intrecciato le dimensioni fondamentali dell’epistemologia gestaltica, fenomenologica, estetica e relazionale con le moderne ricerche sulle neuroscienze. La sua lecture ha destato parecchia curiosità ed è stata molto apprezzata dai partecipanti.

Le colleghe dott.ssa Roberta La Rosa e dott.ssa Silvia Tosi, didatte presso la sede di Milano, hanno anch’esse presentato un interessante lavoro dal titolo “The outcome’s research in Gestalt Therapy: the SIPG project”. La lecture ha riguardato la presentazione del progetto di ricerca triennale sugli esiti della psicoterapia della Gestalt, sostenuto dalla SIPG (Società Italiana Psicoterapia della Gestalt) con la collaborazione di numerosi colleghi gestaltisti e del Centro Clinico e di Ricerca dell’Istituto HCC Italy. La presentazione ha messo in luce soprattutto l’esperienza della ricerca in ambito clinico e il racconto work in progress. I partecipanti si sono mostrati molto interessati e curiosi rispetto al come coniugare questo strumento quantitativo ad un approccio esperienziale e relazionale come quello gestaltico. L’occasione è stata utile anche per un confronto sui limiti della ricerca quantitativa alla luce di nuovi studi, come la Fidelity Scale for Gestalt Therapy di Madaleine Fogarty.

Il focus che si è percepito comune tra tutti gli interventi del congresso è stato l’esigenza di rendere la psicoterapia della Gestalt un territorio più scientifico in cui poter fare ricerca, superando l’ottica autoreferenziale di fare terapia in modo diverso da altri modelli; tale esclusività è certamente un elemento poco fruibile e condivisibile nel panorama della sperimentazione e dell’evidenza dei dati ed ha spesso limitato la visibilità esterna e la conoscenza del nostro approccio.

Ci auguriamo che questo sforzo comune possa portare ad integrare negli anni un giusto rigore scientifico con la creatività tipica della psicoterapia della Gestalt, dando a questo bellissimo approccio umano e terapeutico la visibilità ed il riconoscimento che merita nel panorama mondiale delle psicoterapie.

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Convegno Internazionale sulla Psicoterapia della Gestalt a Siracusa


A Siracusa il 9 e 10 giugno 2017, nell’Auditorium del Museo Archeologico Regionale “Paolo Orsi”, si è svolto il convegno internazionale sulla psicoterapia della Gestalt organizzato dall’Istituto di Gestalt HCC Italy, Scuola di Specializzazione in Psicoterapia, diretto da Margherita Spagnuolo Lobb, in collaborazione con l’INDA. Il convegno, dal titolo “LA DANZA TRA PSICOTERAPEUTA E PAZIENTE, Dia-gnosi estetica e fenomenologica in psicoterapia della Gestalt”, ha descritto uno sguardo nuovo sulla cura della sofferenza relazionale. In un’epoca in cui le persone soffrono di desensibilizzazione, dissociazioni, disturbi d’ansia e depressione, la psicoterapia non può continuare a curare il sintomo, o l’individuo, ma deve mettere la relazione al primo posto e rivolgersi a ciò che accade tra terapeuta e paziente, alla danza appunto. Diversamente dall’accento posto sul concetto psicoanalitico di neutralità, oggi il coinvolgimento relazionale è considerato tra i fattori più importanti della cura psicoterapica, e quindi necessita di essere studiato.

La direttrice dell’Istituto, Margherita Spagnuolo Lobb, ha dialogato con Nancy McWilliams (Rutgers University, New Jersey, USA), una psicoanalista molto nota e particolarmente stimata per le sue qualità umane, curatrice del nuovo Manuale Diagnostico Psicodinamico, già presidente della Divisione di Psicoanalisi (29) dell’American Psychological Association (APA). Il prof. Santo Di Nuovo (Università di Catania), il dott. Paolo Migone (rivista “Psicoterapia e Scienze Umane”) e il dott. Pietro A. Cavaleri (Istituto di Gestalt HCC Italy) hanno commentato sia le relazioni che le sedute delle due psicoterapeute, creando ponti tra due linguaggi diversi ma entrambi aperti a sperimentare nuove metodiche. Sintonizzazione, risonanza, spontaneità, conoscenza relazionale estetica, sono stati alcuni dei concetti su cui i due approcci si sono confrontati.

Due sedute dal vivo condotte dalle due relatrici hanno consentito di applicare alla pratica clinica le aperture fenomenologiche della psicoanalisi e la focalizzazione sull’esperienza della psicoterapia della Gestalt.

Il confronto diretto e piuttosto insolito tra psicoanalisi e psicoterapia della Gestalt si è svolto di fronte ad un pubblico anch’esso eterogeneo: psicoterapeuti di vari approcci e di tutte le età e professionisti delle relazioni d’aiuto, provenienti da diverse parti d’Italia e non solo, si sono mostrati attenti e particolarmente incuriositi dall’evento.

Il convegno si è chiuso con progetti concreti di sviluppo di questo scambio e un appuntamento tra qualche anno a Siracusa.

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…aspettando il Convegno Di Studio Con Nancy McWilliams Diagnosi Estetica E Fenomenologica In Psicoterapia Della Gestalt


Si svolgerà il 9 e 10 giugno prossimi il tradizionale convegno organizzato a Siracusa dall’Istituto HCC Italy, in occasione delle rappresentazioni classiche al teatro greco.

Quest’anno il convegno verterà sul tema della diagnosi estetica e fenomenologica e vedrà come ospite d’onore Nancy McWilliams, docente della Rutgers University del New Jersey (USA), autrice di testi psicoanalitici fondamentali e co-curatrice del PDM (Manuale Diagnostico Psicodinamico), nonché la partecipazione di Madelaine Fogarty, docente dell’Università di Melbourne (Australia), autrice della ricerca mondiale sulla coerenza interna del metodo gestaltico, che ha prodotto la Gestalt Therapy Fidelity Scale.

Il primo giorno di lavori sarà centrato sul tema “Dall’individuo, alla relazione, al campo: la posizione della psicoterapia contemporanea” e verrà introdotto il concetto di diagnosi fenomenologica ed estetica, a confronto con il concetto classico di diagnosi.

Nel corso della seconda giornata, che avrà come argomenti di confronto “Dia-gnosi come attraversamento partecipato del dolore e terapia come riconoscimento della bellezza del movimento intenzionato del paziente”, verrà approfondito lo sviluppo delle varie strutture di personalità. La presenza e il sentire del “curatore” saranno considerati come luogo di risonanza e sintonizzazione con la storia delle intenzionalità relazionali del paziente.

Quanto tra teoria, clinica e ricerca verrà discusso dai relatori e commentato con gli ospiti, sarà oggetto di pratica clinica attraverso una seduta condotta da Margherita Spagnuolo Lobb ed una da Nancy McWilliams. Nel rispetto della scientificità di cui la teoria e la pratica della psicoterapia della Gestalt è portatrice, Madelaine Fogarty, già ospite dell’ultimo convegno FISIG che si è svolto a fine Aprile a Catania, relazionerà sulla Gestalt Therapy Fidelity Scale e la relativa ricerca sulla coerenza interna dei modelli psicoterapici.

Al termine di ogni giornata il teatro di Siracusa farà da sfondo alla ricchezza e all’intensità dei lavori, con l’eterna bellezza delle sue rappresentazioni classiche.

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Palermo, 3-4 febbraio 2017 CONVEGNO “TERAPIA DEL TRAUMA: corpo, neuroscienze e Gestalt” con MIRIAM TAYLOR


“Ebbene, uomo, non calarti il cappello sulla fronte. Dà parole al dolore:

il dolore che non parla bisbiglia al cuore sovraccarico

e gli ordina di spezzarsi”

(Shakespeare, Macbeth)

Il 3 e 4 febbraio scorsi, nello scenario marittimo del Mondello Palace Hotel a Palermo, l’Istituto di Gestalt HCC Italy ha organizzato un convegno sulla terapia del trauma che ha ospitato come relatore internazionale la psicoterapeuta della Gestalt Miriam Taylor, consulente al Metanoia Institute di Londra.

Il dialogo si è svolto tra mondo clinico e mondo accademico, a partire dalla contestualizzazione sociale e neuroscientifica del trauma nella società postmoderna, identificandovi caratteristiche traumatizzanti nell’esposizione continua ad eventi terroristici e calamità naturali.

Da questo sfondo sono emersi, quali elementi di superamento del trauma, il valore del radicamento affettivo/corporeo nelle relazioni ed il senso di umanità del terapeuta.

L’umanità è il tratto distintivo con cui Miriam Taylor si è presentata al pubblico di allievi in formazione, psicoterapeuti, didatti e studenti universitari, proponendo svariate modalità di ascolto di sé attraverso esperienze sensoriali. Ripercorrendo con la sua narrazione la nascita del suo libro “Psicoterapia del trauma

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San Giovanni La Punta (CT), 21-24 luglio 2016 MEETING dell’Istituto di Gestalt HCC Italy


 

Ancora una volta il nostro istituto si prepara al meeting annuale che riunisce tutti i didatti, allievi didatti e collaboratori, per condividere alcune intense giornate di riflessioni teorico-cliniche. Il meeting si svolgerà quest’anno in una suggestiva struttura situata alle pendici dell’Etna, intorno al tema dal titolo: “Il sé e il campo: l’attenzione agli sfondi e alle risonanze”.

A tutto lo staff didattico auguriamo un lavoro proficuo e creativo, ispirato al confronto e alla crescita umana e scientifica!

“Il sé non sa in anticipo cosa diventerà, poiché la conoscenza è la forma di ciò che è già accaduto”.

(Perls et al., 1971, p. 384)

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