Come il padre sente l’Attesa?


 

Fino ad oggi la letteratura sul tema della genitorialità si è concentrata prevalentemente sulla figura della madre e sul suo ruolo nel rapporto con il bambino appena nato. La paternità è rimasta sullo sfondo, come un dato per scontato: se quello materno è stato per secoli definito un istinto, quello paterno si è configurato come un ruolo prevalentemente economico‐disciplinare.

Solo recentemente la società ha cominciato a sostenere che  la genitorialità è un’impresa condivisa sia dalle madre che dai padri (Cabrera et al., 2000).

Uno dei segnali più rilevanti del cambiamento che ha investito la coppia e il rapporto padre-figlio è la maggiore partecipazione del padre dalla gestazione alla nascita del figlio, testimoniata ulteriormente dalla sua presenza in sala parto. Oggi, infatti, è consuetudine che i futuri papà partecipino ad alcuni incontri dei corsi preparto, siano presenti al momento della nascita dei figli, cambino i pannolini, leggano le favole, siano svegli la notte per cullare i neonati e indossino i marsupi.

La gravidanza, dunque, oltre che per la donna, costituisce un periodo di forte cambiamento e di intense emozioni anche per l’uomo, che deve prepararsi ad un cambiamento di ruolo e di identità.

Nonostante il coinvolgimento paterno durante la gravidanza sia un processo che si evolve in modo più lento rispetto a quello materno, ricerche recenti hanno messo in evidenza come nell’ultimo trimestre di gravidanza gli uomini abbiano già elaborato una rappresentazione del bambino e di sé come padre sufficientemente definita ed emotivamente connotata (Ammaniti, Tambelli, Odorisio, 2006).

Lo scopo del presente studio è indagare su come i padri vivono l’attesa del loro bambino attraverso una lettura gestaltica.
La ricerca si propone di osservare le tre funzioni del sé (es, io e personalità) durante lo sviluppo della genitorialità paterna, dove per sé, in Psicoterapia della Gestalt, si intende la capacità dell’organismo di fare contatto con il proprio ambiente, in modo spontaneo e creativo (Spagnuolo Lobb, 2011).

Nello specifico, si è ipotizzato che:

  • le funzioni del sé si manifestano in maniera diversa nei tre trimestri di gravidanza;
  • lo sviluppo della genitorialità paterna dipende dalla qualità della relazione di coppia.

Materiali e metodi

Allo studio hanno preso parte 114 papà in attesa di un figlio, di età compresa tra i 21 e i 43 anni (M=33), reperiti tra Gennaio ed Aprile 2018 attraverso studi ginecologici privati del Distretto Socio-Sanitario n. 34 di Carini e il Consultorio familiare di Partinico. In conformità con i presupposti della ricerca, il gruppo d’indagine è stato scelto in base all’assenza di:

  • patologie gravidiche;
  • problemi familiari;
  • gravi problemi di salute propri o di persone care;
  • serie difficoltà riguardanti la sfera lavorativa.

Data la scarsità di studi su questo tema in Italia e in linea con gli obiettivi della ricerca, è stato necessario costruire un questionario ad hoc sulle funzioni del sè. Esso, costituito da 18 domande, prende in considerazione tre aree: diventare padre, coppia genitoriale, rapporto con il bambino.

Inoltre, è stato somministrato il Family Adaptability and Cohesion Evaluation Scale (FACES III). Esso rappresenta la terza versione del questionario self-report progettato per valutare la coesione e la flessibilità della famiglia secondo il modello Circonflesso di Olson (1989), che nel campo della psicologia della famiglia rappresenta un’importante guida per la comprensione del funzionamento familiare.

Risultati

Mi sembra doveroso puntualizzare che, benchè nell’esporre la teoria del sé secondo la Psicoterapia della Gestalt sia utile distinguere le tre funzioni (es, io e personalità), in realtà esse operano insieme, dunque, nel prendere in esame i vissuti, è evidente come l’uno sia interconnesso all’altro, tanto da rendere difficile operare una distinzione netta tra di esse. La suddivisione, quindi, è puramente strumentale  ai fini espositivi.

Per quanto riguarda la funzione es, ciò che è emerso dai risultati è che i papà stanno complessivamente vivendo con serenità e tranquillità il periodo della gravidanza, dichiarano di aver provato gioia e felicità nel momento in cui hanno saputo dell’arrivo del bambino e ricordano una sensazione corporea di calore. In nessun caso i papà hanno manifestato gelosia per il fatto di sapere che il bambino c’è ma cresce in un altro corpo, dimostrando di non sentirsi esclusi da questa relazione. Appare significativo come la maggior parte dei papà abbia affermato di aver vissuto alcuni sintomi riconducibili alla sindrome della couvade, da quando hanno saputo dell’arrivo del figlio: nausea e vomito, voglie culinarie e aumento di peso.

Rispetto alla funzione personalità, è durante il secondo trimestre che i papà passano dal “sentirsi padre” all’”essere padre”, manifestando in questa fase un senso di appagamento e soddisfazione, dove la prima parola che viene associata alla parola padre risulta essere quella di “amore”. Il sentirsi parte attiva della gravidanza emerge, inoltre nel ritenere il proprio ruolo importantissimo fin dalle primissime fasi della vita del bambino e definendosi come padri affettuosi e giocherelloni.

Rispetto alla funzione io, infine, i papà che rientrano nel terzo trimestre di gravidanza sono quelli che più dimostrano di voler essere presenti e di esserci, non solo assistendo alla nascita del bambino, ma progettando spesso le cose da fare con lui, e di cui dovrà occuparsi dopo il parto, primo fra tutti creare un rapporto con il figlio. Essi sono perfettamente consapevoli che il loro bambino, subito dopo la nascita avrà bisogno di loro.

Nonostante la letteratura abbia delineato i “nuovi padri” come privi di un modello a cui ispirarsi poiché sono loro i pionieri della nuova paternità, i nostri papà sembrano avere le idee chiare su “chi” essere come padre: la nuova espressione della paternità è diventata più affettiva, pur non perdendo l’aspetto normativo. Dai risultati dei questionari emerge infatti che i papà avranno meno dubbi rispetto ai propri padri, su come comportarsi in certe situazioni, e vogliono differenziarsi da essi dando più regole da rispettare. Inoltre manifestano la volontà di una maggiore vicinanza e confidenza con il figlio a cui dimostrare più affetto e con cui trascorrere più tempo insieme.

L’ipotesi secondo cui lo sviluppo della genitorialità paterna è influenzata dalla relazione di coppia risulta essere confermata. Mettendo in relazione le risposte alle domande  riferite alla funzione personalità delle tre aree indagate (diventare padre, coppia genitoriale, rapporto con il bambino) con le risposte date al Faces III, emerge che, i papà con un’insoddisfazione di coppia bassa, ritengono di essere considerati un buon padre dalla propria partner e dimostrano di sentire un senso di appagamento e soddisfazione durante il periodo dell’attesa. Essi ritengono che il proprio ruolo sia molto importante nelle prime fasi di vita del bambino tanto da essere orientati  ad occuparsi più del rapporto con il figlio che non soltanto nel creare un ambiente confortevole o favorire il legame madre-bambino. I papà che provano un grado di insoddisfazione alto all’interno della coppia hanno dichiarato di aver provato confusione quando hanno saputo la notizia dell’attesa del bambino legata ad una sensazione corporea di respiro bloccato. Sono papà che sentono indifferenza nel pensare che il bambino cresce nel corpo della madre e non hanno vissuto nessuna delle condizioni che rientrano tra i sintomi della couvade.

Conclusioni

L’obiettivo da cui è partito il presente lavoro è stato quello di voler osservare, attraverso una lettura qualitativa gestaltica, come le funzioni del sé dei papà si manifestino durante l’attesa di un figlio. Dalla ricerca emerge una figura di padre che sembra avere maturato dei sentimenti paterni e idee abbastanza chiare riguardo all’ esperienza che sta vivendo, dove il legame col figlio sembra vissuto direttamente e non soltanto attraverso la madre. Emerge un padre attivo che vuole essere coinvolto e desidera partecipare alla nascita del figlio non come spettatore, ma come coprotagonista dell’evento. Non sembra avere paure particolari nè sembra voler nascondere sentimenti che un tempo sarebbero stati etichettati come femminili.

Così come confermato dalla presente ricerca, un’adeguata capacità supportiva tra i membri di una coppia e la qualità della loro relazione (essere co-genitori) svolge un ruolo importante anche per lo sviluppo e l’adattamento del bambino, già da quando è feto, se si considera che il nascituro è in uno stato di sviluppo neuro psicologico e i genitori, già in questa fase, instaurano con il figlio esperienze relazionali. Il modo in cui è presente il padre nel mondo interno della madre è determinante per le modalità di organizzazione della relazione con il bambino (Righetti & Sette, 2000).

La mia ricerca, condotta fino a questo punto, ha avuto uno scopo meramente esplorativo e ha proposto una lettura gestaltica del modo di sentire la paternità.

Ritengo, però che ci possano essere altri spunti per studi e ricerche approfondite. Seguendo un’ottica relazionale, come quella della teoria della Psicoterapia della Gestalt, sarebbe molto utile centrare l’attenzione su come cambia l’ambiente in relazione alla nascita del bambino. In particolare, ad esempio, si potrebbe esplorare come il padre sente che è cambiata la relazione con la madre di suo figlio, o ancora come sente sia cambiata la relazione con la propria madre ecc.. Ritengo che questo potrebbe avere una grande valenza a livello clinico.

 

Roberta Italiano
Psicologa, psicoterapeuta della Gestalt 
Specializzata presso Istituto di Gestalt HCC Italy 

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Aspettami in cielo.


Il processo del lutto in psicoterapia della Gestalt.

-Carmen Vàzquez Bandìn.

Questo articolo presenta il risultato di venti anni di studi, ricerche ed esperienze con il lutto condotte e vissute dall’autrice. Dopo un’introduzione sul tema della morte, sulla letteratura psicologica esistente e di come la discussione su queste tematiche si sia evoluta nella società, l’autrice presenta il suo originale modello gestaltico di sostegno a persone che hanno subito un lutto. Descrive le fasi di questo processo che vanno dalla negazione all’accettazione, passando per contrattazione, ira e tristezza, e riportando anche degli spezzoni di sedute che aiutano a comprendere quali emozioni accompagnano e coinvolgono terapeuta e paziente in questo viaggio verso la rinascita.

All’interno di questo lavoro, l’autrice non dimentica di rivolgere la sua attenzione al lutto nei bambini, tema questo su cui generalmente gli adulti sono spesso in difficoltà. L’ultima parte dell’articolo fa riferimento a quanto sia importante la sensibilizzazione tanto dei professionisti quanto della gente comune al tema della morte e a come una sua rilettura gestaltica possa aiutare a vivere meglio, godendo pienamente delle proprie esperienze al confine di contatto.

Letteratura tecnica sul lutto

Sia nella letteratura psicologica che sociologica, sono ogni volta più frequenti libri e articoli che riguardano il lutto, le cure palliative, l’attenzione psicologica ai malati terminali, e il lavoro sulle emozioni con le famiglie che hanno subito una perdita significativa. Nonostante ciò, ogni autore tratta il tema dalla sua prospettiva e dalla sua esperienza sia personale che professionale. Il profano, interessato all’argomento non arriva ad avere un’idea chiara, né elementi teorici comunemente accettati che guidino la sua ricerca. Siamo oggi in una fase che potremmo definire di “espansione e divulgazione del tema”. In questo terreno rimane ancora molto da fare poiché c’è una certa urgenza nel reperire, sistematizzare e mettere insieme tutte queste informazioni in una metodologia coerente, non per sacrificare la parte profondamente umana del lavoro con le persone in lutto, ma per stabilirne dei criteri di comprovata efficacia. Ho fiducia nel fatto che tutto arriverà a suo tempo, e che questo argomento diventerà interesse della comunità tutta e che da essa verrà sostenuto, senza che sia perso quell’aspetto vocazionale più esplicito nei professionisti che si occupano di questo tema specifico. (…)

L’articolo affronta i seguenti temi:

  1. Inquadramento e definizione del processo di lutto
  2. Le fasi del lutto

    Fase 1- negazione e isolamento

    Fase 2- negoziato e rito

    Fase 3- ira

    Fase 4- tristezza

    Fase 5- accettazione

  3. Il lutto nei bambini

Tratto da Quaderni di Gestalt, vol XXIIV, 2011/1, Concentrazione, emergenza e trauma
Rivista semestrale di Psicoterapia della Gestalt edita da FrancoAngeli

 

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La psicoterapia della Gestalt con le coppie.


Corso ECM di perfezionamento e supervisione per psicoterapeuti condotto da Margherita Spagnuolo Lobb.

Nel lavoro psicoterapeutico con le coppie convergono due problemi fondamentali della società contemporanea: la desensibilizzazione corporea e la difficoltà di restare nelle relazioni. L’evoluzione sociale ha portato ad un disorientamento nelle relazioni di coppia: quando si può dire di essere coppia? E come si fa a restare coppia? Le difficoltà delle coppie oggi non riguardano più, come un paio di decenni fa, il diritto di realizzarsi al di là del legame. Oggi le coppie patiscono un addormentamento dei sensi, una confusione nel desiderio verso l’altro o una noia. Il richiamo dell’altro è debole e incostante.

Lo psicoterapeuta deve trovare strumenti metodologici nuovi per aiutare le coppie a vivere la relazione con l’altro in modo piacevole e rilassato, imparando a sentirsi a casa nella terra straniera che il rapporto di coppia diventa quando non ci si sente visti nel desiderio e nei tentativi di raggiungersi.

Il corso offre un modello pratico di lavoro psicoterapico capace di risolvere queste nuove evidenze cliniche della coppia. E’ stato elaborato da Margherita Spagnuolo Lobb sulla scia della tradizione americana fondata da Sonia Nevis e Joseph Zinker. E’ stato finora pubblicato con il titolo “Essere al confine di contatto con l’altro: la sfida di ogni coppia”, nel libro il linguaggio segreto dell’intimità (curato da R. Lee) e nella rivista Terapia Familiare n. 86, 2008, pp. 55-73.

Programma

Il modello di lavoro gestaltico con le coppie verrà approfondito in due incontri:

Il setting gestaltico: fenomenologia ed estetica del campo di coppia
10 Ottobre 2018 dalle 14.30 alle 19.30

L’intervento gestaltico con le coppie: il sostegno al now-for-next
7 Novembre 2018 dalle 14.30 alle 19.30

La metodologia dei seminari sarà teorico-esperienziale. Ogni partecipante potrà confrontarsi con i propri processi relazionali e collegarli al proprio essere psicoterapeuta. I casi portati in supervisione non devono necessariamente essere riferiti al setting di coppia.

Scarica la brochure del Corso ECM

 

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Hai mai pensato che la salute dipende dal benessere psicologico?


La Psicoterapia come cura dell’anima

Il termine “psicoterapia” viene dal greco psychè “anima” e theraphéia “cura”: cura dell’anima.
La psicoterapia è una forma di cura di ciò che anima la vita, un sostegno al benessere della persona e delle relazioni, per raggiungere la salute.

La psicoterapia consiste in un intervento specialistico effettuato da medici o psicologi che hanno conseguito un diploma quadriennale in psicoterapia legalmente riconosciuto. Tutti i professionisti del Centro Clinico e di Ricerca sono laureati in psicologia o medicina e abilitati in psicoterapia e lavorano per rispondere ai bisogni di salute delle persone in contesti individuali, di coppia, di famiglia o di gruppo, a seconda delle esigenze e del tipo di disagio.

Il Centro Clinico e di Ricerca in Psicoterapia dell’Istituto di Gestalt HCC Italy offre un servizio di psicoterapia, svolto da psicoterapeuti abilitati e in collaborazione con psichiatri, accogliente e aperto alle richieste dei cittadini e garantisce tariffe accessibili, in funzione del reddito o di altre condizioni. Nasce per dare una risposta accessibile ad un bisogno di cura psicoterapeutica che sta crescendo e si rivolge a tutte quelle persone che in un momento di difficoltà economica non riuscirebbero altrimenti a sostenere il costo di un percorso psicoterapico.

La funzione svolta del Centro Clinico e di Ricerca in Psicoterapia ha una ricaduta positiva sui territori in cui è presente, creando un movimento etico di solidarietà e condivisione delle professionalità. Attualmente le sedi attive si trovano a:

MilanoVicenzaPalermoSiracusa

Servizio di psicoterapia per:

  • Depressione
  • Attacchi di Panico
  • Ansia e stress
  • Disturbo ossessivo compulsivo
  • Disturbo bipolare e di personalità
  • Disturbi alimentari
  • Difficoltà legate a specifiche fasi di vita:
    gravidanza, genitorialità, adolescenza, scelte scolastiche o professionali
  • Disagi legati a situazioni critiche:
    lutto, malattia, emergenze o stress lavorativo
  • Difficoltà di comunicazione in vari contesti

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Adattamento creativo e tumore al seno: Imparare a prendersi cura di sé attraverso la malattia


L’attuale dialogo tra psicoterapia della Gestalt e neuroscienze favorisce un’importante riflessione sui contributi che la psicoterapia della Gestalt può apportare alla psiconcologia, in particolare all’interno del processo di elaborazione di una patologia così dolorosa e disintegrante come il tumore al seno, il quale comporta per la donna una doppia chirurgia, fisica e simbolica. Il seno, infatti, è simbolo di femminilità e fertilità e modificazioni nel suo aspetto possono alterare la percezione che la donna ha di sé, della propria immagine corporea e della propria autostima, con inevitabili ricadute sul piano relazionale.

Le recenti scoperte ottenute dalla ricerca neuro-scientifica si intrecciano con alcuni temi fondamentali del modello gestaltico, offrendo diversi spunti di incontro e consolidando la concezione che vede il cancro come “processo patologico”, che coinvolge l’individuo globalmente, eliminando la dicotomia mente-corpo, e che scaturisce da una alterata relazione con il mondo interno/esterno.

Generalmente la malattia è vista come qualcosa di indipendente dal paziente, qualcosa che attacca l’organismo, interrompendone il funzionamento. Tuttavia, secondo l’attuale visione olistica della persona, la malattia è parte e si riferisce non solo al corpo fisico e alle attività che interferiscono direttamente con esso, ma anche al contesto relazionale e agli atteggiamenti dell’individuo con cui affronta la vita. Quindi, il sintomo fisico emerge come un segnale di avvertimento, che porta un’intenzione e viene caricato con messaggi e significati.

Gli attuali studi e l’interessamento della comunità scientifica alla correlazione tra  l’insorgenza di sindromi neoplastiche e lo stato psicologico ed emotivo dei soggetti che ne sono vittime, ha dato l’input alla nascita di una nuova branca della medicina chiamata Psiconeuoroendocrinoimmunologia (PNEI), la quale studia le relazioni tra i grandi sistemi di regolazione dell’organismo umano: il nervoso, l’endocrino e l’immunitario, e tra questi e la psiche cioè l’identità emozionale e cognitiva che contraddistingue ciascuno di noi.

La patologia tumorale, e non solo, deve essere considerata in questa ottica globale. La psicologia oncologica è un passo fondamentale verso questa tendenza, un esempio importante di come la psicologia possa e debba trovare la sua collocazione accanto alle scienze mediche, per una comprensione unitaria della persona affetta da una patologia. In tal senso, enorme importanza riveste la psicoterapia della Gestalt, la cui principale intuizione riserva grande attenzione al corpo e ai suoi vissuti, segnalando come la superficie del corpo sia in realtà custode di una ricca e complessa profondità (Cavaleri, 2003).

Secondo l’approccio gestaltico, infatti, la perdita del seno determina una profonda ferita all’immagine corporea, e questo sottolinea il fondamentale ruolo che riveste il corpo nella vita di un individuo, origine della funzione costitutiva e genetica dell’intersoggettività (Gallese 2006), concetto fortemente sostenuto anche dalle recenti ricerche neuro-scientifiche. Tutto ciò a sostegno della straordinaria attualità di una delle scoperte più geniali di Perls: “il confine di contatto”. Esso rappresenta il fulcro intorno al quale nasce e si sviluppa tutta la psicoterapia della Gestalt. Nel modello di Perls e Goodman (1951), è “l’organo della consapevolezza”, strettamente collegato al qui ed ora della pelle, degli organi di senso, della risposta motoria, della concreta interazione fra l’organismo e il suo ambiente. Oggi, quello stesso confine, viene riconosciuto dalla scienza ufficiale come la chiave di svolta indispensabile per una piena comprensione della mente umana.

Pur essendo, tuttavia, un evento traumatico dirompente e distruttivo, che inizialmente sconvolge la vita di chi ne è vittima e dell’intero sistema familiare (secondo la teoria del campo, uno dei concetti fondamentali su cui si fonda la psicoterapia della Gestalt), il tumore al seno può rappresentare un punto di svolta per riscoprire un nuovo sé. Questo, però, è possibile soltanto accettando di farsi aiutare e di vivere consapevolmente tutte le fasi della malattia, attraversandole e, grazie alla Psicoterapia della Gestalt, portando nel “qui e ora” i propri reali e attuali bisogni per poterli gestire ed elaborare al fine di trovare un nuovo “adattamento creativo”.

L’accompagnamento terapeutico gestaltico offre al paziente la possibilità di ottenere un’altra visione della sua malattia, di conoscere più approfonditamente la dinamica e il significato che essa ha nella sua vita, inserendo il tumore all’interno della propria storia e trovando un modo nuovo per riconfigurare la propria essenza e la propria esistenza; in questo modo il paziente può diventare parte attiva del processo di recupero, in quanto comprende come le sue emozioni interferiscano direttamente o indirettamente in questo processo.

Fondamentale è il ruolo che rivestono, all’interno del processo terapeutico, la narrazione, motore di una possibile rielaborazione delle esperienze, del trauma, della sofferenza, e induttore di un cambiamento, e la scrittura espressiva, un altro modo “creativo” al quale spesso si ricorre quando l’intraducibilità della sofferenza del paziente gli impedisce di narrarla a voce e di trovare le parole giuste o il coraggio di parlarne. Grazie a questi due strumenti terapeutici è possibile percepire “una progettualità futura”, recuperare la creatività, bloccata dal trauma, e la capacità di agire e di tornare ad avere interesse per la realtà, stabilizzare le proprie risposte emozionali, attivare una vera e propria riorganizzazione di sé e dell’ambiente, all’interno della quale individuare nuovi significati esistenziali, per giungere all’accettazione e al riorientamento del nuovo itinerario di vita, in stretta relazione alla presenza della malattia. Tutto questo dimostra che dalla sofferenza si può rinascere più forti e vitali di prima e che attraverso il dolore è possibile persino intravedere la bellezza.

Dott.ssa Ornella Lo Porto
Psicologa, psicoterapeuta della Gestalt

 

 

Riferimenti bibliografici:

Perls F.S., Hefferline R.F, Goodman P. (1951), Gestalt Therapy, excitement and growth in the hunman personality,  Julian press, N.Y.C., trad. It (1971), Teoria e pratica della Psicoterapia della Gestalt, vitalità ed accrescimento nella personalità umana, Roma, Astrolabio.

Cavaleri P. A. (2003), La profondità della superficie, percorsi introduttivi alla psicoterapia della Gestalt. Franco Angeli, Milano.

Gallese V. (2006), Corpo vivo, simulazione incarnata e intersoggettività. Una prospettiva neuro-fenomenologica, in Cappuccio M. (a cura di), Neurofenomenologia. Le scienze della mente e la sfida dell’esperienza cosciente, Bruno Mondadori, pp. 293-326.

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Carta del Docente: come utilizzarla con l’Istituto di Gestalt HCC Italy


Come funziona la Carta del Docente?
Ad ogni docente sono assegnati 500 Euro attraverso l’applicazione web “Carta del Docente” disponibile ai docenti all’indirizzo cartadeldocente.istruzione.it;
per registrarsi sull’applicazione e utilizzare la “Carta del Docente” è necessario ottenere l’identità digitale SPID. È possibile richiedere le credenziali SPID presso uno dei gestori accreditati (http://www.spid.gov.it/richiedi-spid);
attraverso l’applicazione ogni docente potrà generare dei “Buoni di spesa” per l’acquisto, presso gli esercenti ed enti accreditati, di prodotti editoriali, corsi di formazione, e altri servizi che rientrano nelle categorie previste dalla legge;
i 500 euro della Carta del Docente possono essere spesi in qualunque momento, durante tutto il corso dell’anno scolastico.

Chi ha diritto ai 500 Euro previsti dalla formazione continua dei docenti?
Tutti i docenti di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, dalla scuola dell’infanzia alla scuola secondaria di II grado.

Cosa posso acquistare presso l’Istituto di Gestalt HCC Italy con la Carta del Docente?
E’ possibile utilizzare il Bonus per:
– partecipare a corsi di aggiornamento e di qualificazione professionale (visualizza tutti i corsi);
– per acquistare libri, testi, riviste e pubblicazioni utili all’aggiornamento professionale (visualizza tutte le pubblicazioni);

Quando si possono spendere i 500 euro?
Nel corso dell’intero arco dell’anno scolastico, cioè dall’1 settembre al 31 agosto.

Il bonus dei 500 euro vale anche per gli insegnanti delle scuole paritarie?
No. Come specificato dalla legge, ne hanno diritto tutti i docenti di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, dalla scuola dell’infanzia alla scuola secondaria di II grado.

 

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I vissuti del terapeuta con i pazienti depressi


– Jan Roubal e Tomas Rihacek.

Lo studio si propone di esplorare i processi esperienziali vissuti dagli psicoterapeuti nel corso delle sedute con pazienti che stanno vivendo un’esperienza depressiva. Metodo: Sono state realizzate delle interviste individuali e all’interno di focus groups con 30 terapeuti, utilizzando come cornice metodologica di riferimento la grounded theory. Risultati: I terapeuti hanno descritto i loro vissuti come caratterizzati da un’oscillazione tra l’avvicinarsi all’esperienza depressiva del paziente e l’allontanarsi da essa. Lo sviluppo di tale oscillazione nel corso della seduta è stato rappresentato attraverso un modello di “processo di co-esperienza della depressione” costituito da 6 fasi. Conclusioni: Le conclusioni teoriche riconducono le risposte emotive dei terapeuti di fronte a pazienti depressi ad un modello processuale coerente, che consente di seguire le modificazioni nell’esperienza dei terapeuti, di dare un nome alle relazioni tra queste modificazioni, e di collegarli con i micro-processi della seduta terapeutica.

Parole chiave: depressione; esperienza del terapeuta; relazione terapeutica; controtransfert;

La domanda che ha guidato la ricerca è stata: come sperimentano i terapeuti una seduta di psicoterapia con un paziente depresso?

Per quanto riguarda la metodologia di ricerca, data la natura esplorativa della domanda, è stata ritenuta appropriata una metodologia qualitativa, abbiamo perciò scelto il metodo della grounded theory, per la sua capacità di cogliere l’aspetto processuale dei fenomeni.

I partecipanti sono stati: trenta terapeuti della Repubblica Ceca (17 donne e 13 uomini), il cui orientamento teorico era rispettivamente: psicodinami- co/psicanalitico (16), umanistico/esperienziale (15), sistemico/sistemico fami- liare (3), cognitivo-comportamentale (2) e integrato (2). I dati sono stati raccol- ti attraverso nove colloqui individuali e due focus groups.

La procedura si è articolata in sette fasi: (1) autoriflessione dei ricercatori, (2) conduzione di interviste individuali e formulazione di un’idea condivisa provvisoria, (3) conduzione di focus groups e sviluppo di categorie, (4) svilup- po di un paradigma di codifica assiale modificata e rianalisi dei dati, (5) formu- lazione di un modello in sequenza e ricerca per la variabilità del processo, (6) validazione del modello attraverso esempi teorici, (7) validazione del modello da parte di un analista uditore.

Risultati

3.1. Oscillazione esperienziale

3.2. Il processo di co-esperienza dei vissuti depressivi

3.2.1. Fase 1: Condivisione dell’esperienza depressiva

3.2.3. Fase 3: Tentativo di modificare i sintomi

3.2.4. Fase 4: Distanziamento dall’esperienza depressiva

3.2.5. Fase 5: Ritorno al paziente

3.2.6. Fase 6: Focalizzazione sulla relazione

(…)

Tratto da Quaderni di Gestalt, volume XXVIII, 2015-1, La psicopatologia in psicoterapia della Gestalt – parte II
Rivista semestrale di psicoterapia della Gestalt edita da Franco Angeli

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La danza terapeutica tra eccitazione e sostegno


-Margherita Spagnuolo Lobb.

Le osservazioni di Stern (1985; 2004; 2010), le scoperte delle neuroscienze (Gallese, 2006a; 2006b, Damasio, 2010) sono tra le principali evidenze scientifiche che ci portano a pensare che la cura delle esperienze depressive o di quelle maniacali (intese come spostamento dell’ansia nell’agire) non può consistere soltanto nella parola, nell’interpretazione, nel capire se stessi, nel rendere conscio tutto ciò che è inconscio. Occorre soprattutto che il paziente riapprenda la danza tra eccitazione e sostegno, tra paura del rischio e sostegno alla propria energia/desiderio. Si tratta di riapprendere la danza, originata nelle relazioni primarie, tra eccitazione del bambino e accoglienza della madre, tra l’andare verso l’altro con energia e spontaneità e la risposta più o meno rilassata, più o meno accogliente, più o meno energetica dell’altro.

Nella mia pratica clinica, mi sono più volte chiesta quali sono gli aspetti della relazione che un terapeuta deve attraversare per curare l’implicito angosciante del paziente (e anche proprio!).

Nel campo fenomenologico terapeutico cerco e custodisco l’intenzionalità, il movimento in avanti, la speranza, e sostengo la tensione verso il futuro.

Nella clinica delle esperienze depressive colpisce la fissità, che fa figura attraverso la ripetitività dei vissuti e l’assenza di una loro evoluzione trasformativa. La fissità è data dal blocco dell’equilibrio tra eccitazione e sostegno, che sentiamo in ogni contatto significativo e nuovo con il mondo. La fissità riguarda la figura che emerge da uno sfondo esperienziale, sia del paziente che del terapeuta. È in questo sfondo che il movimento permane ed è questo movimento che dobbiamo ricercare e sostenere e che realizza, anche se in modo non evidente, l’evoluzione terapeutica.

Chiamo questo particolare tipo di movimento il now for next in psicoterapia. È il concetto fondamentale che ho espresso nel mio libro, Il Now-for-Next in Psicoterapia. La psicoterapia della Gestalt raccontata nella società post- moderna, che parla della fiducia che il terapeuta ha nel movimento intenzionale del paziente. Questo è particolarmente importante quando lavoriamo con l’esperienza psicotica.

Gli psicotici vivono un’esperienza molto angosciante e, per aiutarli, dobbiamo cambiare i punti di riferimento terapeutici che usiamo con i pazienti nevrotici (cfr. Spagnuolo Lobb, 2003; Francesetti, Spagnuolo Lobb, 2013): l’obiettivo non è quello di esplorare nuove possibilità, nuove figure, cosa possibile quando c’è già un ground di sicurezze scontate; l’obiettivo è di stare accanto al paziente, semplicemente stargli accanto nella sua esistenza, ed è già questo stare con l’angoscia del paziente, rischiando di lasciarsi contagiare da lui, che costituisce il sostegno terapeutico su cui può instaurarsi la fiducia del paziente in se stesso e nella propria esistenza. Si tratta di un sostegno allo sfondo esperienziale, un sostegno al movimento che anima non tanto le figure che il paziente porta quanto la sua tensione verso il cambiamento con quel particolare terapeuta. Questo è successo con la mia paziente: il mio starle accanto ha costruito un ground. Chiaramente questo esporsi alla contaminazione richiede al terapeuta una grande forza, fiducia nell’autoregolazione e una grande chiarezza al confine di contatto.

Il terapeuta si assume il rischio e il coraggio di farsi contagiare: decide con coscienza di non fuggire davanti al “lebbroso”. Non tutti i terapeuti possono essere disponibili a farsi contagiare, è un rischio da valutare, una scelta del terapeuta che gli consente di entrare nei meandri più profondi della sofferenza umana.

(…)

Tratto dall’articolo “Le esperienze depressive in psicoterapia della Gestalt”
in Quaderni di Gestalt, volume XXVII, 2014-2, La psicopatologia in psicoterapia della Gestalt
Rivista semestrale di psicoterapia della Gestalt edita da Franco Angeli

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Le funzioni del sé e la lettura fenomenologica


Michele Lipani e Elisabetta Conte

Il sé, durante l’adolescenza, attraversa una fisiologica riorganizzazione, con importanti modificazioni della funzione es (trasformazioni corporee, percezione e riconoscimento di nuove sensazioni, emergere di nuovi bisogni ancora in via di definizione) e della funzione personalità (nuova definizione di sé e assimilazione dei cambiamenti connessi con il diventare adulti) (Perls et al., 1971).

Si rendono necessari nuovi adattamenti creativi relativi all’esperienza corporea, sfondo sempre presente nel processo di contatto, base sicura su cui poggiano sia il sentimento di esistere e di avere una identità (la pienezza del sentir- si un “io”), che il farsi azione di questa identità attraverso i gesti, le posture, le azioni che portano all’altro (Mione e Conte, 2012).

L’adolescente sembra oggi giungere più fragile di fronte a queste nuove sfide (Conte e Mione, 2013) e avrebbe ancora bisogno di un alto grado di holding, anche se di nuova qualità, da parte delle figure adulte (Levi, 2013). Se priva di sostegno (autosostegno e/o sostegno ambientale), la forte eccitazione tipica di questo tempo della vita si tramuta in ansia e, per non essere sentita, in desensibilizzazione corporea. Dalla funzione es anestetizzata non nasce alcun interesse, non si crea alcuna figura che sostenga l’intenzionalità. Possiamo allora affermare che: «L’esperienza depressiva è una condizione nella quale la dinamica figura/sfondo stenta a mettersi in movimento: lo sfondo è senza energia, non vi sono stimoli, interessi, slanci di intenzionalità (…)» (Francesetti, 2011, p. 83).

Si respira un’aura da «ottundimento dei sensi» (Spagnuolo Lobb, 2011, p. 39) difficile da condividere, come per Luca, sedici anni, che nel tentativo di raccontare come si sente accenna al suo corpo “zavorrato”, al senso di impossibilità di fare le cose «come in certi sogni in cui vuoi correre, scappare, ma non riesci a sollevare le gambe». Quando non trova parole, cita testi di brani musicali che possono avvicinarsi alle sue sensazioni e risvegliarle. Allora si riconosce nei versi di Open, brano dei The Cure, e trascrive:

… Non ce la faccio più, sono diventato così, Quando la vita perde ogni senso
Continuo a muovere la bocca
Continuo a muovere i piedi

Oh mi sento così stanco…
E come la pioggia cade a dirotto Così io mi sento dentro…

Altre volte gli adolescenti sembrano imbrigliati da sensazioni più cupe e fanno riferimento a percezioni visive in cui prevale il buio, il non vedere; le sensazioni tattili/epidermiche esprimono il freddo e il non sentire; spesso il silenzio diventa insostenibile. Francesca, spiegando che non ha voglia di uscire con gli amici, racconta che quando è con gli altri sente di essere «un’ombra insignificante: … se sono da sola, in silenzio posso riuscire a stare tranquilla, ma non sopporto il silenzio del mio mutismo quando sono con gli altri e non riesco a pensare nulla, a dire nulla. Allora molto meglio seppellirmi a casa». Le sensazioni di tipo cinestesico rimandano invece al senso di galleggiamento nel vuoto, al cadere, al sentire il peso e la stanchezza, oppure un senso di disorientamento spesso soffocato.

La funzione personalità, durante l’adolescenza così vivida e fertile nell’assimilare esperienze creative e affamate di novità, nell’impasse depressiva si connota di vissuti di inadeguatezza e di impotenza, come per Gianluca, quindici anni, che fino alle scuole medie era un alunno brillante, ma con l’ingresso nelle scuole superiori non comprende e non tollera il “tonfo” del suo rendimento scolastico. Nonostante il suo impegno, gli sembra che tutti siano più in gamba di lui e i suoi voti sono irrimediabilmente “da bocciato”: «Forse non sono così intelligente come gli altri credono, forse la scuola non fa per me».

L’adolescente che attraversa una fase depressiva si macera nel conflitto insanabile, tra ciò che vorrebbe essere e ciò che riesce ad essere, tra ciò che vorrebbe fare, i suoi sogni, le sue aspettative, e ciò che poi effettivamente fa. Ancora peggio se deve mettere in discussione le aspettative che gli altri hanno nutrito per lui e sostituirle con nuove aspettative più sue. Da ciò scaturisce il sentire la fatica di diventare se stesso, il senso di inadeguatezza e di inibizione, l’impotenza, la paura di non essere “visto”, di non valere abbastanza.

(…)

Tratto dall’articolo “Giovani funamboli:esperienze depressive in adolescenza”
in Quaderni di Gestalt, volume XXVII, 2014-2, La psicopatologia in psicoterapia della Gestalt
Rivista semestrale di psicoterapia della Gestalt edita da Franco Angeli

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la comprensione del gesto pittorico e il sistema dei neuroni specchio


-Alessandro Vizzi.

Recentemente in ambito neuroscientifico si è mostrato un notevole interesse nei riguardi dell’empatia, soprattutto in seguito alla scoperta nel cervello umano del sistema dei neuroni specchio (Rizzolatti, Craighero, 2004), (Rizzolatti, Sinigaglia, 2006). La scoperta di questa particolare classe di neuroni ha suggerito, infatti, che l’empatia si caratterizza come “una spinta biologica” alla comprensione sia del mondo degli oggetti (incluse le opere d’arte), sia di quello dell’“altro”, intendendola nell’accezione ampia di un legame immediato e interpersonale.

In particolare è stato osservato come una classe di questi neuroni, detti “canonici”, risponde all’osservazione di oggetti le cui caratteristiche fisiche sono correlate con il tipo di azione codificato da quegli stessi neuroni, e che quindi verrebbero analizzati da parte del soggetto in termini di azioni potenziali: vedere un oggetto significherebbe evocare automaticamente l’azione che si compirebbe con esso.

I processi sensoriali, dunque, costituirebbero non solo il presupposto dell’azione, ma anche parte dell’azione stessa: la visione non sarebbe un processo puramente disinteressato, o addirittura “passivo” rispetto all’azione, ma finalizzato a una possibile interazione con il mondo, rispondendo selettivamente a specifici stimoli tridimensionali.

Il significato funzionale di tali risposte appare chiaro se riconsideriamo la nozione di affordance introdotta da James J. Gibson (1999) con la teoria ecologica della visione, secondo cui la percezione visiva di un oggetto comporterebbe l’immediata e automatica selezione delle proprietà intrinseche che ci consentono di interagire con esso.

L’autore afferma, infatti, che le informazioni sono già presenti nell’assetto ottico, nella stimolazione come si presenta direttamente al soggetto; e da questi possono essere colte direttamente, senza dover ricorrere a sistemi computazionali, a flussi di informazioni o a strutture rappresentazionali.

Le informazioni hanno senso per l’organismo che le coglie direttamente in quanto affordances presentate dall’ambiente in relazione al valore evolutivo che hanno per l’organismo stesso.

Vi sarebbe dunque congruenza fra la selettività delle risposte motorie (tipo di presa) e quella delle risposte visive (tipo di forma, taglia e orientamento dell’oggetto).

Percezione e azione sarebbero dunque processi interconnessi che non possono prescindere dal corpo, inteso sia come strumento organico-biologico (Körper), sia come luogo in cui tali fenomeni sono vissuti dall’individuo (Leib).

(…)

Tratto da Quaderni di Gestalt, volume XXIV, 2011-2, Psicoterapia della Gestalt e Neuroscienze
Rivista semestrale di psicoterapia della Gestalt edita da Franco Angeli

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