Buona Pasqua dall’Istituto di Gestalt HCC Italy


La Pasqua di resurrezione esprime un valore radicale, una profonda scelta esistenziale di rispettare fino in fondo ciò che accade (senza combatterlo per dominarlo),
credendo nell’umanità amata da Dio e sostenendo nell’altro, a qualsiasi “partito” appartenga, la spinta verso il bene.

 

Easter brings a radical value, a deep existential choice to respect what is till the end (instead of fighting it and dominate it).
And the value of believing into humanity which has been loved by God, of supporting the drive to reach the other,  no matter which “party”she or he belongs to.

Condividi

come ridare voce e corpo al bambino violato


Rosanna Militello intervista Marinella Malacrea (Parte II)

Marinella Malacrea, in questa intervista risponde con ampiezza ed accuratezza a precise domande su un tema delicato, complesso e drammatico, che seppur “vecchio come il mondo”, continua a sconcertare, a stimolare e ad affascinare il lavoro di ricerca e clinico, di chi si occupa di bambini violati. Il lavoro sul trauma sessuale all’infanzia, oggi in continua evoluzione, richiede la necessità di modelli terapeutici efficaci per poter rielaborare e riparare quei blocchi evolutivi e quelle pesanti cicatrici che hanno arrestato in modo dirompente la normale spontaneità che è insita nel cuore di ogni bambino.

(…)

Rosanna Militello: Quanto incide l’ambiente non accudente, non terapeutico durante il trattamento?

Marinella Malacrea: Pur non sottovalutando un’ottica preventiva, è saggio ammettere non solo che la maggior parte delle evenienze ambientali fattuali non è controllabile ed evitabile, ma che comunque parte di esse contengono anche un potenziale positivo. Occorre quindi “cavalcare la tigre”, cercando nelle varie vicende una prospettiva che le renda occasione, sia pur sofferta, di promozione personale.

A tal proposito, i concetti chiave che abbiamo individuato sono due: quello di “riattivatore traumatico” e quello di “finestra di plasticità”, che possono ben essere considerati come due facce della stessa medaglia. Il primo passo è il riconoscimento dei riattivatori traumatici: è noto che i soggetti traumatizzati nell’infanzia acquisiscono una maggiore vulnerabilità al ripetersi di evenienze analoghe a quelle che li hanno danneggiati. Tendono anche a interpretare in modo allarmato circostanze di per sé non minacciose, attraverso la costruzione permanente della convinzione di avere a che fare con un “mondo malevolo”. Tutto ciò che comporta un’alta tonalità emotiva, anche di segno positivo, e un significativo coinvolgimento relazionale può destabilizzare il soggetto dando luogo al ripristino automatico degli schemi di funzionamento post traumatico. Le piccole vittime tendono dunque a reagire con modalità post traumatiche specialmente alle esperienze che comportano intensità e prossimità dei legami, cioè circostanze in cui il soggetto traumatizzato sente aumentare la propria vulnerabilità. Sul piano operativo, quanto sopra impone l’esigenza di concepire la presa in carico come marcata dalla probabilità di ricadute, che vanno riconosciute e che richiedono la ripresa di cure intensive.

Ma si può fare di più in tutte quelle circostanze che potenzialmente re-innescano le reazioni post traumatiche, ma che possono essere considerate evenienze addirittura desiderabili? Pensiamo agli esiti giudiziari che comportano protezione e migliori prospettive future nella vita del bambino; o a nuove relazioni familiari importanti (affidamento, adozione); o a fasi di sviluppo personale fisiologici e cruciali, come la pubertà e il passaggio all’adolescenza; o alle prime prove di coinvolgimento in relazioni affettive e sessuali con pari. Come detto sopra, ogni occasione con queste caratteristiche di pregnanza può dare riattivazione. Ci viene in soccorso a questo punto l’altro concetto chiave, quello di “finestra di plasticità”.Ciò di cui può essere temuta la forza destabilizzante è anche una possibilità unica di riordino mentale. In questi momenti le strutture cerebrali ritrovano in parte la flessibilità perduta. È quindi il momento propizio: la tempestiva messa in campo di un intervento terapeutico mirato, facendo leva proprio sulla momentanea destabilizzazione e sul momentaneo innalzamento della temperatura emotiva, può essere occasione privilegiata per lavorare sulla scelta di diverse abilità di coping, per l’elaborazione di nuovi significati, per il contenimento emotivo, per il progresso nei processi di lutto, in definitiva per il raggiungimento di un assetto di funzionamento più sano.

Rosanna Militello: Secondo la mia esperienza clinica, all’interno della stanza della terapia, il bisogno di raccontare e raccontarsi del bambino violato, di buttare fuori lo sporco, di conoscere e sentire le emozioni, si chiarifica sempre di più. Attraverso l’utilizzo di modalità creative non invadenti e più vicine al linguaggio infantile diventa più facile contattare il dolore e la vergogna. Quando gli si dà la possibilità di creare, il bambino lascia emergere nuove figure, anche se lo sfondo è caratterizzato da quella confusione di cui l’abuso è assoluto portatore. Cosa ne pensa?

Marinella Malacrea: Lo scarico motorio, il non pensiero, la televisione o i videogiochi, il dormire, l’ammalarsi, perfino l’applicarsi in certe prestazioni scolastiche “meccaniche” ma impegnative per la mente, costituiscono strategie utilizzate dai bambini per rinforzare l’impulso e la tendenza a segregare ricordi e vissuti traumatici nell’angolo più inaccessibile della mente. Questo impegno nella “fuga” lascia dietro di sé una scia preoccupante di sintomi che si manifestano con disturbi del sonno, del comportamento alimentare, disturbi psicosomatici, del controllo delle funzioni fisiologiche, dell’umore, dell’apprendimento e della capacità di relazionarsi. Questo sforzo di evitamento del ricordo e dei vissuti traumatici opera da rinforzo alla filosofia di fondo improntata alla solitudine, alla disistima di sé (non posso mostrarmi a nessuno, non sono amabile) e degli altri (nessuno mi potrà capire, non posso fidarmi di nessuno), alla necessità di tenere tutto sotto controllo, al disgusto e alla vergogna, alla previsione negativa sul proprio futuro, alla demotivazione.

L’intervento psicologico con le piccole vittime si configura, sin dal primo approccio, come una vera guerra ai meccanismi di negazione, evitamento e dissociazione. A quel punto bastano a volte poche sedute (specie da quando abbiamo introdotto la tecnica EMDR) per sbloccare e far virare funzionamenti che erano sembrati per mesi, a volte davvero tanti, inamovibili. Come si sa, le favole ci insegnano che le magie finiscono a mezzanotte: quindi abbiamo imparato a non spaventarci quando, raggiunto un livello di possibilità elaborativa ideale, ricompaiono, in apparenza più virulenti che mai, i meccanismi di evitamento che ben avevamo imparato a conoscere. L’esperienza positiva fatta non va perduta: sembrano ripercorrersi i soliti sentieri della mente, ma con capacità sempre maggiori di contenimento e possibilità di elaborazione.

(…)

Articolo tratto da Quaderni di Gestalt, volume XXIV, 2011/1, Concentrazione, emergenza e trauma
Rivista semestrale di Psicoterapia della Gestalt edita da FrancoAngeli, pag. 13.

Consulta l’indice e i contenuti  Volume in promozione!

Potrebbe interessarti anche: Master in Psicologia Forense, ad orientamento gestaltico e fenomenologico. Tecniche e strumenti per la valutazione in ambito civile e penale.

Condividi

Addio Marika Stella


Giorno 8 febbraio 2017 si è spenta la dottoressa Marika Stella, commercialista, all’età di 42 anni. Dal 2008 Marika ha collaborato per attività collaterali all’Istituto di Gestalt HCC Italy: la segreteria della Società Italiana Psicoterapia Gestalt (SIPG), la segreteria della Federazione Italiana Scuole e Istituti di Gestalt (FISIG), il congresso internazionale della European Association for Gestalt Therapy svoltosi a Taormina nel settembre 2016, e varie altre attività internazionali. La sua competenza, la sua intelligenza e il suo carattere solare facevano di lei una presenza bella e gradevole, impossibile da dimenticare, che ci mancherà molto. Vogliamo ricordarla con le parole di Margherita Spagnuolo Lobb

Cara Marika, è molto difficile lasciarti andare. Nessuno di noi (Federica, Giuseppe, tuo papà e tua mamma, tuo fratello, la tua bella famiglia e noi tuoi amici riuniti qui, ma anche sparsi per il mondo) trova la forza di accettare di non vederti più. Ti vedo chiaramente seduta alla scrivania dell’Istituto di Gestalt, sorridente. Ogni tanto comparivi per lavorare alla SIPG o ai congressi che seguivi, e portavi sempre allegria. Incontrarti mi dava il senso della festa e della commozione profonda. Ero sempre felice di vederti, ed era sempre troppo poco. Risolvevi tutto con grande bontà e intelligenza. Se c’era un problema trovavi subito una soluzione, con professionalità e creatività, e generosità. Non ti ho mai sentito parlare male di qualcuno, neanche di chi ti ha fatto del male gratuito. Eri bella. Di quella bellezza che fa vibrare, calda, vicina, sempre centrata sugli altri e capace di sopportare grandi dolori.

Tu meriti molto e hai bisogno di noi adesso. Hai bisogno che stiamo accanto a chi hai lasciato, con rispetto e amore verso la bellezza che hai creato: Federica e Giuseppe in primo luogo, e la tua famiglia. Non piangere, cara. Non avere paura. Anche tu te ne sei andata impreparata a questo distacco. Per una volta saremo noi a prenderci cura di te e dei tuoi affetti, forti dell’esempio che ci hai lasciato: dare fiducia alla capacità di amare di ognuno, considerandola una preziosa unicità, per quanto possa sembrare bizzarra. Un grande calore, intelligenza e senso di rispetto per l’altro. Ma anche disinteresse per le manipolazioni e i secondi fini. Andiamo oltre, non siamo di questo mondo.

Condividi

MILANO, 11 marzo 2016: BAMBINI ALLA SCOPERTA DEL MONDO: CONTENERE E SOSTENERE L’ENERGIA


Nella prima parte dell’anno gli incontri “In contatto… con la Gestalt” affronteranno il tema Diventare grandi in un mondo post-moderno: gli sviluppi attuali dell’antica relazione tra i “piccoli”, che devono trovare il loro posto nel mondo, e i “grandi”, che hanno il compito di accompagnarli in questo viaggio.

In che modo possono gli adulti costruire un terreno solido perché i piccoli si muovano con fiducia verso la novità?

Quale sostegno famigliare, comunitario e culturale si può trovare nella società per respirare pienamente con i piccoli, anche quando sentiamo il futuro incerto?

A queste e ad altre domande cercheremo di rispondere, dialogando con alcuni didatti dell’Istituto, su questi temi cruciali che chiamano in causa la nostra responsabilità di adulti in una comunità globale.

 

Il seminario è gratuito, a numero chiuso e rivolto a studenti di psicologia e medicina, psicologi e medici neolaureati, in formazione o già inseriti in contesti lavorativi, interessati a conoscere il modello didattico e metodologico della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia.

 

 

Per info e prenotazioni clicca qui

 

Condividi

Caltanissetta, 15 ottobre 2015 SEMINARI “IN CONTATTO… CON LA GESTALT” GIOVANI FUNAMBOLI: esperienze depressive in adolescenza con Michele Lipani


L’incontro, gratuito, propone una chiave di lettura dell’esperienza depressiva, che può essere vissuta durante l’adolescenza molto più spesso di quanto immaginiamo. Essa a volte si colloca sul crinale tra “fisiologia” e rischio psicopatologico per gli adolescenti.

Sullo sfondo di significati culturali ed evolutivi, ci soffermeremo sulla prospettiva gestaltica al tema, che sottolinea il ruolo dell’aspetto fenomenologico e della qualità della relazione con l’altro.

Condurrà il seminario il dott. Michele Lipani, psicologo psicoterapeuta e didatta dell’Istituto di Gestalt HCC Italy.

Per info e iscrizioni clicca qui

 

Condividi

SEMINARI GRATUITI “… IN CONTATTO CON LA GESTALT”


SEMINARI GRATUITI: “… IN CONTATTO CON LA GESTALT”

Anno 2015/2016

Riprenderanno, dopo la pausa estiva, gli incontri gratuiti “In contatto con la Gestalt”.

Orientati dal valore fondante del contatto, i seminari costituiscono al contempo un’occasione di apertura e di incontro dell’Istituto di Gestalt HCC Italy con il territorio e un’opportunità per i partecipanti di conoscere il modello della psicoterapia della Gestalt e le sue possibilità di applicazione, nei diversi contesti lavorativi e a tematiche di interesse professionale specifico.

In un momento della vita formativa cruciale e non sempre facile, come quello della scelta di una scuola di specializzazione, i seminari rappresentano la possibilità non solo di esplorare un modello di psicoterapia, ma anche di sperimentare il proprio senso di radicamento in un contesto di gruppo.

Nel corso degli incontri, in un caleidoscopio di individualità e professioni, si muovono storie ed esperienze diverse, si intrecciano conoscenze e relazioni, emergono domande e riflessioni, feconde di sempre nuovi apprendimenti e consapevolezze. La metodologia didattica proposta è quella peculiare del modello della psicoterapia della Gestalt, in cui la teoria funge da cornice significante a momenti esperienziali di lavori di e in gruppo.

I seminari sono rivolti a tutti gli interessati, in particolare a studenti di Psicologia e Medicina, psicologi, medici e professionisti che lavorano nell’ambito delle relazioni di cura.

 

PRENOTA ADESSO IL TUO SEMINARIO GRATUITO!

Condividi

IL MOVIMENTO-CON


Per la psicoterapia della Gestalt l’esperienza corporea è innanzitutto esperienza di movimento-con. Essa è colta nella sua valenza fenomenologica ed estetica, che consente di dare sostegno al movimento come now-for-next.

Nel setting terapeutico, che è il contesto che ci interessa maggiormente, l’esperienza corporea esprime il movimento di integrazione/contatto per cui il paziente chiede aiuto al terapeuta.

Margherita Spagnuolo Lobb

Condividi

È morto KEN EVANS. L’Istituto di Gestalt HCC Italy comunica con grande tristezza la perdita del collega


È morto KEN EVANS.
imagesL’Istituto di Gestalt HCC Italy comunica con grande tristezza la perdita del collega, psicoterapeuta della Gestalt inglese che ha significato molto per l’Istituto.

Così lo ricorda Margherita Spagnuolo Lobb.

Ken è stato presidente della EAP (European Association for Psychotherapy), poi presidente della EAGT (European Association for Gestalt Therapy) e di molte altre associazioni. Per il lavoro che ha fatto per la psicoterapia della Gestalt è stato nominato membro onorario della EAGT.

Qualcuno ricorderà il commovente seminario che ha svolto nel nostro Istituto, a Siracusa, diversi anni fa.

La sua carriera è stata brillante, si è occupato di un’ampia gamma di aspetti della psicoterapia e della formazione, dagli standard formativi alla ricerca, ha condotto diversi programmi universitari di psicoterapia, ha dato un contributo notevole alla istituzionalizzazione della formazione alla psicoterapia in Europa.

Ken è stato molte cose importanti, sia a livello di politica della professione che a livello di metodologia formativa, ma soprattutto è stato un amico per me e per molti colleghi, capace di una profonda umanità. La sua frase «non si può uccidere un nemico se lo si guarda negli occhi» continua ad essere per me fonte di grande saggezza.

Con lui abbiamo condiviso momenti di impegno per la professione, di vicinanza umana e di divertimento.

Aveva attraversato con grande coraggio la morte della prima moglie, Mary, per cancro. Era riuscito a dare a quella esperienza il valore di una profonda crescita umana, scrivendo un articolo memorabile nel British Gestalt Journal (tradotto nei Quaderni di Gestalt) “Living with Dying” (Vivere con chi muore). Questa la referenza per chi volesse leggerlo:

Evans K. (2005). Vivere con il morire. In: Quaderni di Gestalt, vol. XXI, 36/41, pp. 67-79. Ed or. Living with Dying, The British Gestalt Journal, IX, 2000, n. 2: 87-97.

Aveva aggredito il dolore con coraggio, diventando subito dopo la morte della moglie, all’età di 54 anni, un paracadutista.

La morte lo ha colto nel sonno, senza dargli la possibilità di salutarci, lasciandoci un patrimonio enorme di umanità e coraggio di vivere.
E’ morto nella notte tra martedì 14 e mercoledì 15 luglio 2015, nella sua casa della Normandia, per un infarto. Non ha avuto coscienza del passaggio.
Aveva trascorso una bella giornata con i nipotini, nella tenuta in cui lui e la moglie Johanna Hewitt Evans da anni amavano coltivare la terra e allevare pecore Suffolk, oltre a dirigere l’Istituto di formazione internazionale da loro fondato, The European Centre for Psychotherapeutic Studies.

E’ per me importante condividere con voi questo passaggio evolutivo della comunità gestaltica, e dare la possibilità di una condivisione a chi ci è vicino.

 

Margherita Spagnuolo Lobb

Condividi