Quaderni di Gestalt n.2011/1 – Concentrazione, emergenza e trauma


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Quaderni di Gestalt
2011/1 – volume XXIIV
Concentrazione, emergenza e trauma

Introduzione al numero

EDITORIALE

Concentrazione, emergenza e trauma
di Margherita Spagnuolo Lobb

DIALOGHI

Il trauma dell’abuso e il delicato processo della riparazione: come ridare voce e corpo al bambino violato
Rosanna Militello intervista Marinella Malacrea

RELAZIONI

La funzione dell’emergenza in Teoria e pratica della terapia della Gestalt: vitalità e accrescimento nella personalità umana
di Antonio Roberto Cascio

L’uso della concentrazione nel lavoro sui sogni in psicoterapia della Gestalt
di Mercurio Albino Macaluso

Aspettami in cielo. Il processo del lutto in psicoterapia della Gestalt
di Carmen Vàzquez Bandìn

LA GESTALT IN AZIONE

Rinarrare una storia indicibile. Dialoghi con le foto
di Lucia Guarnaccia e Jlenia Baldacchino

STUDI E MODELLI APPLICATIVI

La psicoterapia del trauma ad orientamento gestaltico: l’espo-sizione dialogica
di Willi Butollo e Regina Karl

CONGRESSI

In contatto…con la Gestalt
di Teresa Borino e Barbara Crescimanno

Le neuroscienze applicate all’esperienza estetica
di Maria Angela Corriero, Pietra Corriero, Serena Iacono Isidoro e Francesco La Varvera

XII Congresso Internazionale di Terapia della Gestalt
di Carmen Vàzquez Bandìn

Ogni vita merita un romanzo. La psicoterapia nel fluire della vita. Seminario con Erving Poster
di Monica Bronzini

RECENSIONI

Frank R., La Barre F. (2011). The first year and the rest of your life. Movement, Development, and Psychotherapeutic Change
di Margherita Spagnuolo Lobb

Spagnuolo Lobb M. (2011). Il now for next in psicoterapia. La psicoterapia della Gestalt raccontata nella società post-moderna
di Giuseppe Sampognaro

Francesetti G., Gecele M. (a cura di) (2011). L’altro irraggiungibile. La psicoterapia della Gestalt con le esperienze depressive
di Silvia Riccamboni

Minolli M. (2009). Psicoanalisi della relazione, di Pietro A. Cavaleri
Demaria F. (2010). ARIA
di Angela Basile

COMMEMORAZIONI

Addio a Edwin Nevis
di Gordon Wheeler

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Contenuti

Concentrazione, emergenza e trauma

Questo numero dei Quaderni di Gestalt intende legare la cultura dell’emergenza, tipica dei nostri giorni, alla originale definizione che di questo termine viene data nel testo fondante di Perls, Hefferline e Goodman (1951). Realizzando una ricerca e una riflessione ermeneutica, vuole dunque guardare agli specifici aspetti teorici e metodologici con cui il nostro approccio contribuisce al benessere relazionale oggi possibile.

La condizione di incertezza che ha caratterizzato la società post-moderna ha generato nelle persone un vissuto di emergenza che, in mancanza di un sicuro ground relazionale – di cui si è tanto discusso anche in ambito gestaltico (cfr. per esempio Cavaleri, 2007; Francesetti, 2008; Spagnuolo Lobb, 2009; Staemmler, 2007) – facilmente si trasforma in esperienza traumatica.

L’assenza di punti di riferimento (la “caduta degli dei”) ha determinato quella che è stata definita la condizione post-moderna (Lyotard, 1979), quasi una contro-reazione narcisistica alla fiducia nell’operosità umana che attraversava l’epoca post-bellica. L’idea dei filosofi che negli anni Ottanta hanno prospettato il “pensiero debole” (Vattimo, Rovatti, 1983) era che la libertà da paradigmi aprioristicamente determinati costituisse un’occasione per costruire certezze nuove, realmente autonome, non viziate da valori tramandati, e dunque, non propri. Questa visione ottimistica è stata disconfermata nel corso dell’ultimo trentennio; l’auspicata creatività dell’essere umano scevro da legami con il passato non ha portato, come si sperava, a nuove conquiste culturali, bensì ad una condizione estrema di incertezza e di isolamento. Alcuni fattori, non previsti nell’entusiastica scoperta della “autonomia dagli dei”, hanno fatto virare lo sviluppo culturale verso il senso di liquidità e incertezza che oggi caratterizza l’esperienza del vivere sociale: uno è, come già detto, la mancanza di ground relazionale, il non sentirsi parte di niente e di nessuno, che scaturisce dalla mancanza di un tempo-con l’altro significativo; un fattore concomitante è l’attuale crisi economica, che è anche crisi dei valori su cui si regge la nostra società, conseguenza e causa nello stesso tempo di una “fluidità” delle leggi economiche e di continue innovazioni che, in assenza di tradizioni, rendono tutto possibile e niente certo.

Si assiste oggi all’esigenza, espressa da più parti, di ritrovare la solidità del vivere sociale. Il filosofo Ferraris, per esempio, decreta la fine del post-modernismo con l’avvento del neo-realismo (La Repubblica, 12 agosto 2011), Ilvo Diamanti (La Repubblica, 2 sett 2010) al Festival della Mente del 2010 ha parlato di creatività negativa nei giovani, i quali riescono solo a immaginare pericoli e nemici. Il neo-realismo diventa così un modo di comunicare che si attiene ai fatti, forse poco creativo e poco emozionale, ma “certo”. Questa posizione, ovviamente criticata dai sostenitori del pensiero debole (Vattimo, Rovatti, 1983), risulta ancora nebulosa, soprattutto non è chiaro come il realismo dovrebbe garantirci dal determinismo ideologico da cui il pensiero debole ha preso le distanze. Tuttavia, questo movimento di pensiero denuncia la ricerca di nuovi valori, di certezze a cui riferirsi. Siamo ormai troppo deboli, noi figli di una società narcisistica piena di promesse non mantenute (promesse dei padri, della società, della cultura), per continuare a credere che non abbiamo bisogno di punti di riferimento e che la nostra creatività continuerà a trovare le soluzioni più adatte di momento in momento. Forse siamo stanchi di credere nella nostra capacità creativa di risolvere le situazioni più difficili mentre viviamo in un mondo che non da spazio alcuno ai giovani, in una società che riesce ad occuparsi delle pensioni dei padri ma non del lavoro dei figli. Siamo stanchi di credere ad una capacità creativa che è diventata una chimera. Non solo i filosofi, ma anche tutti gli esponenti della cultura e in particolare noi psicoterapeuti – che rappresentiamo un avamposto del disagio sociale e una interfaccia tra valori culturali e pratica sanitaria – dobbiamo cogliere questa esigenza che sottende l’appello neo-realistico: rendere evidenti e sostenere le certezze concrete a cui attingere, più che vantare la capacità dell’io di creare soluzioni che resterebbero, altrimenti, ideali (la centralità dell’io creatore potrebbe, infatti, indurre a pensare che è possibile trovare lavoro senza l’aiuto dello Stato, o pagare le tasse anche facendo debiti, ecc). Alcuni movimenti culturali propongono, giustamente, l’appartenenza come valore-antidoto all’incertez- za dei tempi (don Giussani, per esempio, proponeva come soluzione allo smarrimento sociale lo stare con le certezze e l’appartenenza ad una comunità). 

Il contributo che la psicoterapia può offrire in questo controverso passaggio culturale, è naturalmente l’indicazione di come si fa a realizzare nelle persone, vissuti ed esperienze di certezza e di appartenenza. La risposta di noi psicoterapeuti all’attuale disorientamento socio-economico-culturale è promuovere l’accesso ad un piano relazionale profondo, in cui l’essere visti e riconosciuti dall’altro è presupposto e fondamento di un sé integro e orientato alla solidità dell’essere-con.

La proposta della psicoterapia della Gestalt è la concretezza del contatto, la capacità di sentire (con i sensi) l’altro, di attivare la percezione per stare-con i sensi al confine di contatto. Allora è possibile rendersi conto dell’intenzionalità di contatto, del gesto mancato dell’altro, del movimento implicito nel desiderio dell’altro di essere-con. Questo il contributo che la psicoterapia della Gestalt oggi da al superamento del post-moderno: potremmo dire che il neo-realismo gestaltico è cogliere il now-for-next (concetto cardine del mio recente libro, Spagnuolo Lobb, 2011) dell’esser-ci nel contatto, l’intenzionalità che – una volta riconosciuta dall’altro – consente di sentirsi a casa nel mondo.

È questo il messaggio che gli autori del presente numero dei Quaderni di Gestalt vogliono offrire con i loro contributi.

Apre il fascicolo un’intervista di Rosanna Militello a Marinella Malacrea. Con il titolo Il trauma dell’abuso e il delicato processo della riparazione: come ridare voce e corpo al bambino violato, le due terapeute condividono un’umanità che accade sempre quando si lavora con bambini abusati, che va al di là di parrocchie di metodo, e che consente la riparazione del danno relazionale.

Seguono tre relazioni: La funzione dell’emergenza in: “Teoria e pratica della Terapia della Gestalt”, di Antonio Roberto Cascio, un lavoro ermeneutico sul concetto di emergenza nel testo fondante; L’uso della concentrazione nel lavoro sui sogni in psicoterapia della Gestalt, di Mercurio Albino Macaluso, un richiamo alla centralità della concentrazione nel metodo gestaltico; e Aspettami in cielo. Il processo del lutto in psicoterapia della Gestalt, di Carmen Vàsquez Bandìn, una proposta gestaltica per affrontare il trauma del lutto.

Nella sezione “La Gestalt in azione”, Lucia Guarnaccia e Jlenia Baldacchino, con il titolo Rinarrare una storia indicibile. Dialoghi con le foto, ci presentano un caso clinico di una paziente con traumi infantili, elaborati grazie all’uso delle foto.

Nei “modelli applicativi”, i colleghi tedeschi Willi Butollo e Regina Karl, con il titolo La psicoterapia del trauma ad orientamento gestaltico: un modello operativo, ci presentano il loro lavoro sul trauma, spingendoci a ricercare una lente relazionale per guardare all’insorgenza e al mantenimento dei traumi nell’esperienza della persona.

Nella sezione “Congressi” abbiamo raccolto quattro testimonianze di altrettanti eventi, sia nazionali che internazionali. Teresa Borino descrive, con Barbara Crescimanno, l’iniziativa da lei ideata dei seminari “In contatto…con la Gestalt”, che ha reso l’Istituto di Gestalt HCC Italy un luogo di nutrimento e scambio culturale per giovani psicologi e medici. Alcuni allievi del primo anno della Scuola di Psicoterapia di Palermo ci raccontano il convegno svoltosi il 3 e 4 febbraio a Palermo e il 27 e 28 maggio a Siracusa su Le neuroscienze applicate all’esperienza estetica, in cui il prof. Vittorio Gallese ha dialogato con i didatti dell’Istituto sui concetti di empatia incarnata e consonanza intenzionale, a noi molto vicini. Carmen Vazquez Bandin ci racconta il XII Congresso Internazionale di Terapia della Gestalt, svoltosi a Priapolis, Uruguay, il 5-8 maggio 2011. Monica Bronzini infine ci dà testimonianza del seminario Ogni vita merita un romanzo, la psicoterapia nel fluire della vita, condotto a Palermo dal prof. Erving Polster, il 7 e 8 giugno 2011.

Nella sezione “Recensioni”, cinque contributi: la sottoscritta, Margherita Spagnuolo Lobb, recensisce Il primo anno e il resto della vita, di Ruella Frank e Frances La Barre, una pietra miliare nella teoria gestaltica dello sviluppo somatico-relazionale; Giuseppe Sampognaro recensisce il mio recente libro Il now-for-next in psicoterapia. La psicoterapia della Gestalt raccontata nella società post-moderna; Silvia Riccamboni recensisce il libro curato da Gianni Francesetti e Michela Gecele L’altro irrangiungibile. La psicoterapia della Gestalt con le esperienze depressive; Pietro A. Cavaleri recensisce il libro di Michele Minolli, Psicoanalisi della relazione, una testimonianza del parallelismo che esiste con le recenti evoluzioni degli approcci del profondo; Angela Basile recensisce Aria, il romanzo dello psicoterapeuta della Gestalt Fabrizio De Maria.

Chiude il numero l’Addio a Edwin Nevis, scritto da Gordon Wheeler ma condiviso da tutti coloro che lo abbiamo conosciuto e che siamo stati benedetti dalla sua generosa creatività.

Ringrazio tutti i colleghi del Comitato Editoriale che hanno consentito la realizzazione di questo numero, e in particolare la dott.ssa Teresa Borino per l’editing finale, il dott. Salvo Libranti per il coordinamento dei vari contributi e la dott.ssa Jlenia Baldacchino per l’impaginazione.

Preannunciando il prossimo numero, dedicato a psicoterapia della Gestalt e neuroscienze, con contributi inediti del prof. Vittorio Gallese, e la testimonianza di Eagle e Wakefield sulla psicologia della Gestalt e i neuroni specchio, vi auguro una buona lettura.

Margherita Spagnuolo Lobb
Direttore Istituto di Gestalt HCC Italy

Questo numero di Quaderni di Gestalt intende legare la cultura dell’emergenza, tipica dei nostri giorni, alla originale definizione che di questo termine viene data nel testo fondante di Perls, Hefferline e Goodman (1951). Realizzando una ricerca e una riflessione ermeneutica, vuole dunque guardare agli specifici aspetti teorici e metodologici con cui il nostro approccio contribuisce al benessere relazionale oggi possibile.

Temi clinici legati al trauma, quali l’abuso, l’emergenza, la concentrazione, il lutto, l’approccio di gruppo, e i modelli di intervento sul trauma sono trattati in questo numero della rivista da psicoterapeuti della Gestalt italiani ed esteri. Inoltre, il numero apre con una intervista a Marinella Malacrea.

Le recensioni e i report sui congressi completano la ricchezza di questo numero.

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