Psicopatologia a Helsinki


Si è concluso il corso sulla Psicopatologia organizzato da una associazione finlandese Finnish Gestalt Therapy Association. A concluderlo è stato il direttore dell’Istituto di Gestalt HCC Italy Margherita Spagnuolo Lobb nelle date 6-7-8 Dicembre 2018. Riportiamo una dichiarazione della dottoressa in merito all’esperienza condotta: 

L’ultimo seminario del programma di psicopatologia a Helsinki è stata un’esperienza di incontro, ognuno con la propria profonda umanità, condividendo esperienze dolorose, sfide professionali e la gioia di stare insieme. Buona vita a tutti!Margherita Spagnuolo Lobb 

Riportiamo anche le parole di una psicoterapeuta partecipante all’evento:
“In questi tre giorni sono stata circondata dal mare della cura: ho accolto l’alterità, ho assistito alla trasformazione sotto i miei occhi e sono profondamente grata di far parte della famiglia gestaltica. Ringrazio la Finnish Gestalt Therapy Association per aver organizzato questo studio straordinario ” I fondamenti dell’approccio gestaltico alla psicopatologia”. Questo ultimo seminario, tre giorni intensivi di apertura della mente, lo abbiamo trascorso con una grande autrice, psicologa, psicoterapeuta della Gestalt Therapy, il fondatore e direttore dell’Istituto di Gestalt HCC, la dott.ssa Margherita Spagnuolo Lobb che ci ha dato molte nuove nozioni, ad esempio “la conoscenza relazionale estetica”. In questo seminario ci siamo concentrati sul tema “Esperienze narcisistiche e borderline: progressi nella terapia della Gestalt”.  Personalmente sono così felice di questa forte connessione nel mio lungo viaggio con la danza: “La danza è per Margherita il concetto più appropriato per un approccio psicoterapeutico fenomenologico, estetico e sul campo, che descrive nei passaggi di danza procedurale tra psicoterapeuta e paziente. ”- www.gestaltitaly.com

Kirsi Tormi

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Master Breve in comunicazione e competenze relazionali


“..Una bellissima esperienza di crescita e confronto!”

Si è concluso, a Milano, il Master Breve in Comunicazione e Competenze Relazionali.
La formazione offerta dal Master breve è uno strumento fondamentale per tutti coloro che, a diversi livelli, sono impegnati in contesti educativi, sanitari, sociali e aziendali. Grazie all’articolazione della didattica in momenti teorici e pratico-esperienziali, anche i giovani neo-laureati o laureandi (psicologi, pedagogisti, assistenti sociali, medici, avvocati, insegnanti, economisti , ingegneri, ecc.) possono trarre profitto da questo iter formativo, che si pone come completamento ideale degli studi universitari.

Utilità per la professione
Le competenze comunicative e relazionali acquisite nel Master-breve costituiscono una preparazione fondamentale per coloro che intendono svolgere una professione di aiuto o di coordinamento organizzativo, così come per coloro che, essendo già inseriti in un contesto lavorativo, sentono l’esigenza di sviluppare le proprie risorse, di promuovere e stimolare la consapevolezza personale su specifici temi.
La frequenza del Master-breve consente inoltre di acquisire strumenti operativi per:
– la gestione delle crisi
– il processo decisionale
– l’empowerment

Direttore del Corso
Dott.ssa Margherita Spagnuolo Lobb

Coordinamento didattico ed organizzativo
dott.ssa Susanna Marotta, dott.ssa Veruska Schillaci

Programma
Il Master ha una durata di 100 ore. Include inoltre 9 ore di formazione a distanza tramite piattaforma informatica. Si consiglia di affiancare alla formazione un percorso psicoterapico individuale.
Il Master si svolge in 7 weekend a cadenza mensile.
I seminari si svolgeranno il sabato dalle ore 10.00 alle ore 19.00 e la domenica dalle ore 9.00 alle ore 14.00.

Il Master tratterà approfonditamente i seguenti argomenti:
1. Introduzione al modello come approccio esperienziale-relazionale (Dott. Albino Macaluso)
2. La comunicazione nelle relazioni di aiuto: l’ ascolto empatico, il feedback e l’estetica del contatto (Dott.ssa Susanna Marotta)
3. L’esperienza corporea come competenza relazionale (Dott.sse Fabiola Maggio e Marilena Senatore)
4. Essere coppia oggi: comunicare tra intimità e alterità (Dott.ssa Teresa Borino)
5. La comunicazione creativa con i bambini e gli adolescenti (Dott.ssa Teresa Maggio e Veruska Schillaci)
6. Comunicazione, conflitto e la leadership nei gruppi di lavoro (Dott.ssa Angela Di Martino)
7. La creatività nelle relazioni (Dott.sse Margherita Spagnuolo Lobb e Susanna MarottaVeruska Schillaci)

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Come il padre sente l’Attesa?


 

Fino ad oggi la letteratura sul tema della genitorialità si è concentrata prevalentemente sulla figura della madre e sul suo ruolo nel rapporto con il bambino appena nato. La paternità è rimasta sullo sfondo, come un dato per scontato: se quello materno è stato per secoli definito un istinto, quello paterno si è configurato come un ruolo prevalentemente economico‐disciplinare.

Solo recentemente la società ha cominciato a sostenere che  la genitorialità è un’impresa condivisa sia dalle madre che dai padri (Cabrera et al., 2000).

Uno dei segnali più rilevanti del cambiamento che ha investito la coppia e il rapporto padre-figlio è la maggiore partecipazione del padre dalla gestazione alla nascita del figlio, testimoniata ulteriormente dalla sua presenza in sala parto. Oggi, infatti, è consuetudine che i futuri papà partecipino ad alcuni incontri dei corsi preparto, siano presenti al momento della nascita dei figli, cambino i pannolini, leggano le favole, siano svegli la notte per cullare i neonati e indossino i marsupi.

La gravidanza, dunque, oltre che per la donna, costituisce un periodo di forte cambiamento e di intense emozioni anche per l’uomo, che deve prepararsi ad un cambiamento di ruolo e di identità.

Nonostante il coinvolgimento paterno durante la gravidanza sia un processo che si evolve in modo più lento rispetto a quello materno, ricerche recenti hanno messo in evidenza come nell’ultimo trimestre di gravidanza gli uomini abbiano già elaborato una rappresentazione del bambino e di sé come padre sufficientemente definita ed emotivamente connotata (Ammaniti, Tambelli, Odorisio, 2006).

Lo scopo del presente studio è indagare su come i padri vivono l’attesa del loro bambino attraverso una lettura gestaltica.
La ricerca si propone di osservare le tre funzioni del sé (es, io e personalità) durante lo sviluppo della genitorialità paterna, dove per sé, in Psicoterapia della Gestalt, si intende la capacità dell’organismo di fare contatto con il proprio ambiente, in modo spontaneo e creativo (Spagnuolo Lobb, 2011).

Nello specifico, si è ipotizzato che:

  • le funzioni del sé si manifestano in maniera diversa nei tre trimestri di gravidanza;
  • lo sviluppo della genitorialità paterna dipende dalla qualità della relazione di coppia.

Materiali e metodi

Allo studio hanno preso parte 114 papà in attesa di un figlio, di età compresa tra i 21 e i 43 anni (M=33), reperiti tra Gennaio ed Aprile 2018 attraverso studi ginecologici privati del Distretto Socio-Sanitario n. 34 di Carini e il Consultorio familiare di Partinico. In conformità con i presupposti della ricerca, il gruppo d’indagine è stato scelto in base all’assenza di:

  • patologie gravidiche;
  • problemi familiari;
  • gravi problemi di salute propri o di persone care;
  • serie difficoltà riguardanti la sfera lavorativa.

Data la scarsità di studi su questo tema in Italia e in linea con gli obiettivi della ricerca, è stato necessario costruire un questionario ad hoc sulle funzioni del sè. Esso, costituito da 18 domande, prende in considerazione tre aree: diventare padre, coppia genitoriale, rapporto con il bambino.

Inoltre, è stato somministrato il Family Adaptability and Cohesion Evaluation Scale (FACES III). Esso rappresenta la terza versione del questionario self-report progettato per valutare la coesione e la flessibilità della famiglia secondo il modello Circonflesso di Olson (1989), che nel campo della psicologia della famiglia rappresenta un’importante guida per la comprensione del funzionamento familiare.

Risultati

Mi sembra doveroso puntualizzare che, benchè nell’esporre la teoria del sé secondo la Psicoterapia della Gestalt sia utile distinguere le tre funzioni (es, io e personalità), in realtà esse operano insieme, dunque, nel prendere in esame i vissuti, è evidente come l’uno sia interconnesso all’altro, tanto da rendere difficile operare una distinzione netta tra di esse. La suddivisione, quindi, è puramente strumentale  ai fini espositivi.

Per quanto riguarda la funzione es, ciò che è emerso dai risultati è che i papà stanno complessivamente vivendo con serenità e tranquillità il periodo della gravidanza, dichiarano di aver provato gioia e felicità nel momento in cui hanno saputo dell’arrivo del bambino e ricordano una sensazione corporea di calore. In nessun caso i papà hanno manifestato gelosia per il fatto di sapere che il bambino c’è ma cresce in un altro corpo, dimostrando di non sentirsi esclusi da questa relazione. Appare significativo come la maggior parte dei papà abbia affermato di aver vissuto alcuni sintomi riconducibili alla sindrome della couvade, da quando hanno saputo dell’arrivo del figlio: nausea e vomito, voglie culinarie e aumento di peso.

Rispetto alla funzione personalità, è durante il secondo trimestre che i papà passano dal “sentirsi padre” all’”essere padre”, manifestando in questa fase un senso di appagamento e soddisfazione, dove la prima parola che viene associata alla parola padre risulta essere quella di “amore”. Il sentirsi parte attiva della gravidanza emerge, inoltre nel ritenere il proprio ruolo importantissimo fin dalle primissime fasi della vita del bambino e definendosi come padri affettuosi e giocherelloni.

Rispetto alla funzione io, infine, i papà che rientrano nel terzo trimestre di gravidanza sono quelli che più dimostrano di voler essere presenti e di esserci, non solo assistendo alla nascita del bambino, ma progettando spesso le cose da fare con lui, e di cui dovrà occuparsi dopo il parto, primo fra tutti creare un rapporto con il figlio. Essi sono perfettamente consapevoli che il loro bambino, subito dopo la nascita avrà bisogno di loro.

Nonostante la letteratura abbia delineato i “nuovi padri” come privi di un modello a cui ispirarsi poiché sono loro i pionieri della nuova paternità, i nostri papà sembrano avere le idee chiare su “chi” essere come padre: la nuova espressione della paternità è diventata più affettiva, pur non perdendo l’aspetto normativo. Dai risultati dei questionari emerge infatti che i papà avranno meno dubbi rispetto ai propri padri, su come comportarsi in certe situazioni, e vogliono differenziarsi da essi dando più regole da rispettare. Inoltre manifestano la volontà di una maggiore vicinanza e confidenza con il figlio a cui dimostrare più affetto e con cui trascorrere più tempo insieme.

L’ipotesi secondo cui lo sviluppo della genitorialità paterna è influenzata dalla relazione di coppia risulta essere confermata. Mettendo in relazione le risposte alle domande  riferite alla funzione personalità delle tre aree indagate (diventare padre, coppia genitoriale, rapporto con il bambino) con le risposte date al Faces III, emerge che, i papà con un’insoddisfazione di coppia bassa, ritengono di essere considerati un buon padre dalla propria partner e dimostrano di sentire un senso di appagamento e soddisfazione durante il periodo dell’attesa. Essi ritengono che il proprio ruolo sia molto importante nelle prime fasi di vita del bambino tanto da essere orientati  ad occuparsi più del rapporto con il figlio che non soltanto nel creare un ambiente confortevole o favorire il legame madre-bambino. I papà che provano un grado di insoddisfazione alto all’interno della coppia hanno dichiarato di aver provato confusione quando hanno saputo la notizia dell’attesa del bambino legata ad una sensazione corporea di respiro bloccato. Sono papà che sentono indifferenza nel pensare che il bambino cresce nel corpo della madre e non hanno vissuto nessuna delle condizioni che rientrano tra i sintomi della couvade.

Conclusioni

L’obiettivo da cui è partito il presente lavoro è stato quello di voler osservare, attraverso una lettura qualitativa gestaltica, come le funzioni del sé dei papà si manifestino durante l’attesa di un figlio. Dalla ricerca emerge una figura di padre che sembra avere maturato dei sentimenti paterni e idee abbastanza chiare riguardo all’ esperienza che sta vivendo, dove il legame col figlio sembra vissuto direttamente e non soltanto attraverso la madre. Emerge un padre attivo che vuole essere coinvolto e desidera partecipare alla nascita del figlio non come spettatore, ma come coprotagonista dell’evento. Non sembra avere paure particolari nè sembra voler nascondere sentimenti che un tempo sarebbero stati etichettati come femminili.

Così come confermato dalla presente ricerca, un’adeguata capacità supportiva tra i membri di una coppia e la qualità della loro relazione (essere co-genitori) svolge un ruolo importante anche per lo sviluppo e l’adattamento del bambino, già da quando è feto, se si considera che il nascituro è in uno stato di sviluppo neuro psicologico e i genitori, già in questa fase, instaurano con il figlio esperienze relazionali. Il modo in cui è presente il padre nel mondo interno della madre è determinante per le modalità di organizzazione della relazione con il bambino (Righetti & Sette, 2000).

La mia ricerca, condotta fino a questo punto, ha avuto uno scopo meramente esplorativo e ha proposto una lettura gestaltica del modo di sentire la paternità.

Ritengo, però che ci possano essere altri spunti per studi e ricerche approfondite. Seguendo un’ottica relazionale, come quella della teoria della Psicoterapia della Gestalt, sarebbe molto utile centrare l’attenzione su come cambia l’ambiente in relazione alla nascita del bambino. In particolare, ad esempio, si potrebbe esplorare come il padre sente che è cambiata la relazione con la madre di suo figlio, o ancora come sente sia cambiata la relazione con la propria madre ecc.. Ritengo che questo potrebbe avere una grande valenza a livello clinico.

 

Roberta Italiano
Psicologa, psicoterapeuta della Gestalt 
Specializzata presso Istituto di Gestalt HCC Italy 

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Jean-Marie Robine sarà ospite dell’Istituto di Gestalt HCC Italy


Il 23 Novembre 2018 a Milano Jean-Marie Robine sarà ospite dell’Istituto di Gestalt HCC Italy al convegno internazionale dal titolo ” L’estetica della relazione di cura. Riflessioni tra clinica, formazione e società.” un tema attuale poichè, in un lento processo, la crisi delle relazioni nella nostra società ha portato ad una preoccupante destabilizzazione delle istituzioni. Dalla posizione della società narcisistica che attribuiva al benessere personale il valore delle relazioni, al pensiero debole che cercava di accogliere il limite come fonte di nuovi territori, allo scarto prometeico descritto da Anders, in cui l’individuo non sa più per chi e per cosa lavora, la ribellione a oltranza sembra essere diventata il valore (vuoto) a cui attingere.

Come una lunga coda, questa crisi si è snodata fino alla desensibilizzazione attuale dei giovani, alla mancanza di contenimento delle relazioni educative, al deterioramento delle condotte sociali e alla confusione di ruoli. Tutte le relazioni di cura hanno bisogno di un nuovo sguardo e di nuove tecniche. Come Merleau-Ponty (1965; 1979) ci ricorda, la conoscenza fenomenologica implica ogni volta un “ri-apprendere a guardare” e dunque è strettamente legata al giudizio estetico.

L’approccio gestaltico propone strumenti fenomenologici in un’ottica di campo: chi fornisce la cura e chi la riceve condividono un campo esperienziale, in cui è possibile ricostituire il senso di sé e riconoscere il processo di adattamento creativo che ogni sofferenza implica.
Ciò consente alla psicoterapia di passare da un modello estrinseco di salute ad un modello estetico, basato sulla percezione attuale dell’incontro tra terapeuta e paziente, quindi su fattori intrinseci alla relazione.

Il convegno ospiterà un dialogo sull’ottica estetica nella clinica, nella formazione e nella società e sui valori rivoluzionari che essa porta in questi ambiti.

 

Per maggiori informazioni sull’evento e per richiedere la partecipazione clicca qui 

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Master in Arteterapia.


Arteterapia come arte del contatto: la creatività nelle relazioni di aiuto.

Perchè partecipare al Master in Arteterapia?
La psicoterapia della Gestalt, in accordo con le più accreditate teorie delle neuroscienze, sostiene da tempo ciò che oggi è universalmente riconosciuto: tutti noi siamo creativi nella nostra quotidianità, poiché possediamo la dote innata di entrare in risonanza con lo stato emotivo di coloro con cui stabiliamo un contatto. Possiamo, però, vivere questa creatività relazionale in modo più pieno ed efficace se impariamo a sviluppare la nostra capacità di sentirevedereascoltare, narrare, muoverci e stupirci di fronte al dolore nostro e dell’altro, e nel cogliere la bellezza nascosta anche nella sofferenza. E’ questa – assieme al superamento della paura del ridicolo e della vergogna –  la base ottimale per instaurare una relazione di aiuto che, in ogni ambito (terapeutico, educativo, riabilitativo), può risultare efficace e facilitare il contatto umano attraverso la co-creazione di forme artistiche.

 

Quali sono gli obiettivi del Master?
Fornire ai partecipanti esperienze di sensibilizzazione e di sperimentazione creativa attraverso:

  • la consapevolezza del sentire e del movimento corporeo
  • l’uso delle immagini e della fotografia
  • la scrittura creativa
  • la lettura del linguaggio cinematografico
  • l’espressione musicale del sé

Particolare attenzione è posta nel far sì che i corsisti sviluppino una mentalità creativa – ispiratrice del modello terapeutico gestaltico – che consenta di: prendere consapevolezza della propria duttilità espressiva; facilitare la stessa consapevolezza nella persona di cui ci si prende cura; utilizzare i diversi canali espressivi (arte come “ponte” relazionale) per entrare in risonanza con l’Altro;  integrare le varie esperienze in modo da poter elaborare percorsi personali e originali, secondo le inclinazioni e le finalità di ciascuno.

 

SCOPRI TUTTI I DETTAGLI 
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La psicoterapia della Gestalt con le coppie.


Corso ECM di perfezionamento e supervisione per psicoterapeuti condotto da Margherita Spagnuolo Lobb.

Nel lavoro psicoterapeutico con le coppie convergono due problemi fondamentali della società contemporanea: la desensibilizzazione corporea e la difficoltà di restare nelle relazioni. L’evoluzione sociale ha portato ad un disorientamento nelle relazioni di coppia: quando si può dire di essere coppia? E come si fa a restare coppia? Le difficoltà delle coppie oggi non riguardano più, come un paio di decenni fa, il diritto di realizzarsi al di là del legame. Oggi le coppie patiscono un addormentamento dei sensi, una confusione nel desiderio verso l’altro o una noia. Il richiamo dell’altro è debole e incostante.

Lo psicoterapeuta deve trovare strumenti metodologici nuovi per aiutare le coppie a vivere la relazione con l’altro in modo piacevole e rilassato, imparando a sentirsi a casa nella terra straniera che il rapporto di coppia diventa quando non ci si sente visti nel desiderio e nei tentativi di raggiungersi.

Il corso offre un modello pratico di lavoro psicoterapico capace di risolvere queste nuove evidenze cliniche della coppia. E’ stato elaborato da Margherita Spagnuolo Lobb sulla scia della tradizione americana fondata da Sonia Nevis e Joseph Zinker. E’ stato finora pubblicato con il titolo “Essere al confine di contatto con l’altro: la sfida di ogni coppia”, nel libro il linguaggio segreto dell’intimità (curato da R. Lee) e nella rivista Terapia Familiare n. 86, 2008, pp. 55-73.

Programma

Il modello di lavoro gestaltico con le coppie verrà approfondito in due incontri:

Il setting gestaltico: fenomenologia ed estetica del campo di coppia
10 Ottobre 2018 dalle 14.30 alle 19.30

L’intervento gestaltico con le coppie: il sostegno al now-for-next
7 Novembre 2018 dalle 14.30 alle 19.30

La metodologia dei seminari sarà teorico-esperienziale. Ogni partecipante potrà confrontarsi con i propri processi relazionali e collegarli al proprio essere psicoterapeuta. I casi portati in supervisione non devono necessariamente essere riferiti al setting di coppia.

Scarica la brochure del Corso ECM

 

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Hai mai pensato che la salute dipende dal benessere psicologico?


La Psicoterapia come cura dell’anima

Il termine “psicoterapia” viene dal greco psychè “anima” e theraphéia “cura”: cura dell’anima.
La psicoterapia è una forma di cura di ciò che anima la vita, un sostegno al benessere della persona e delle relazioni, per raggiungere la salute.

La psicoterapia consiste in un intervento specialistico effettuato da medici o psicologi che hanno conseguito un diploma quadriennale in psicoterapia legalmente riconosciuto. Tutti i professionisti del Centro Clinico e di Ricerca sono laureati in psicologia o medicina e abilitati in psicoterapia e lavorano per rispondere ai bisogni di salute delle persone in contesti individuali, di coppia, di famiglia o di gruppo, a seconda delle esigenze e del tipo di disagio.

Il Centro Clinico e di Ricerca in Psicoterapia dell’Istituto di Gestalt HCC Italy offre un servizio di psicoterapia, svolto da psicoterapeuti abilitati e in collaborazione con psichiatri, accogliente e aperto alle richieste dei cittadini e garantisce tariffe accessibili, in funzione del reddito o di altre condizioni. Nasce per dare una risposta accessibile ad un bisogno di cura psicoterapeutica che sta crescendo e si rivolge a tutte quelle persone che in un momento di difficoltà economica non riuscirebbero altrimenti a sostenere il costo di un percorso psicoterapico.

La funzione svolta del Centro Clinico e di Ricerca in Psicoterapia ha una ricaduta positiva sui territori in cui è presente, creando un movimento etico di solidarietà e condivisione delle professionalità. Attualmente le sedi attive si trovano a:

MilanoVicenzaPalermoSiracusa

Servizio di psicoterapia per:

  • Depressione
  • Attacchi di Panico
  • Ansia e stress
  • Disturbo ossessivo compulsivo
  • Disturbo bipolare e di personalità
  • Disturbi alimentari
  • Difficoltà legate a specifiche fasi di vita:
    gravidanza, genitorialità, adolescenza, scelte scolastiche o professionali
  • Disagi legati a situazioni critiche:
    lutto, malattia, emergenze o stress lavorativo
  • Difficoltà di comunicazione in vari contesti

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Adattamento creativo e tumore al seno: Imparare a prendersi cura di sé attraverso la malattia


L’attuale dialogo tra psicoterapia della Gestalt e neuroscienze favorisce un’importante riflessione sui contributi che la psicoterapia della Gestalt può apportare alla psiconcologia, in particolare all’interno del processo di elaborazione di una patologia così dolorosa e disintegrante come il tumore al seno, il quale comporta per la donna una doppia chirurgia, fisica e simbolica. Il seno, infatti, è simbolo di femminilità e fertilità e modificazioni nel suo aspetto possono alterare la percezione che la donna ha di sé, della propria immagine corporea e della propria autostima, con inevitabili ricadute sul piano relazionale.

Le recenti scoperte ottenute dalla ricerca neuro-scientifica si intrecciano con alcuni temi fondamentali del modello gestaltico, offrendo diversi spunti di incontro e consolidando la concezione che vede il cancro come “processo patologico”, che coinvolge l’individuo globalmente, eliminando la dicotomia mente-corpo, e che scaturisce da una alterata relazione con il mondo interno/esterno.

Generalmente la malattia è vista come qualcosa di indipendente dal paziente, qualcosa che attacca l’organismo, interrompendone il funzionamento. Tuttavia, secondo l’attuale visione olistica della persona, la malattia è parte e si riferisce non solo al corpo fisico e alle attività che interferiscono direttamente con esso, ma anche al contesto relazionale e agli atteggiamenti dell’individuo con cui affronta la vita. Quindi, il sintomo fisico emerge come un segnale di avvertimento, che porta un’intenzione e viene caricato con messaggi e significati.

Gli attuali studi e l’interessamento della comunità scientifica alla correlazione tra  l’insorgenza di sindromi neoplastiche e lo stato psicologico ed emotivo dei soggetti che ne sono vittime, ha dato l’input alla nascita di una nuova branca della medicina chiamata Psiconeuoroendocrinoimmunologia (PNEI), la quale studia le relazioni tra i grandi sistemi di regolazione dell’organismo umano: il nervoso, l’endocrino e l’immunitario, e tra questi e la psiche cioè l’identità emozionale e cognitiva che contraddistingue ciascuno di noi.

La patologia tumorale, e non solo, deve essere considerata in questa ottica globale. La psicologia oncologica è un passo fondamentale verso questa tendenza, un esempio importante di come la psicologia possa e debba trovare la sua collocazione accanto alle scienze mediche, per una comprensione unitaria della persona affetta da una patologia. In tal senso, enorme importanza riveste la psicoterapia della Gestalt, la cui principale intuizione riserva grande attenzione al corpo e ai suoi vissuti, segnalando come la superficie del corpo sia in realtà custode di una ricca e complessa profondità (Cavaleri, 2003).

Secondo l’approccio gestaltico, infatti, la perdita del seno determina una profonda ferita all’immagine corporea, e questo sottolinea il fondamentale ruolo che riveste il corpo nella vita di un individuo, origine della funzione costitutiva e genetica dell’intersoggettività (Gallese 2006), concetto fortemente sostenuto anche dalle recenti ricerche neuro-scientifiche. Tutto ciò a sostegno della straordinaria attualità di una delle scoperte più geniali di Perls: “il confine di contatto”. Esso rappresenta il fulcro intorno al quale nasce e si sviluppa tutta la psicoterapia della Gestalt. Nel modello di Perls e Goodman (1951), è “l’organo della consapevolezza”, strettamente collegato al qui ed ora della pelle, degli organi di senso, della risposta motoria, della concreta interazione fra l’organismo e il suo ambiente. Oggi, quello stesso confine, viene riconosciuto dalla scienza ufficiale come la chiave di svolta indispensabile per una piena comprensione della mente umana.

Pur essendo, tuttavia, un evento traumatico dirompente e distruttivo, che inizialmente sconvolge la vita di chi ne è vittima e dell’intero sistema familiare (secondo la teoria del campo, uno dei concetti fondamentali su cui si fonda la psicoterapia della Gestalt), il tumore al seno può rappresentare un punto di svolta per riscoprire un nuovo sé. Questo, però, è possibile soltanto accettando di farsi aiutare e di vivere consapevolmente tutte le fasi della malattia, attraversandole e, grazie alla Psicoterapia della Gestalt, portando nel “qui e ora” i propri reali e attuali bisogni per poterli gestire ed elaborare al fine di trovare un nuovo “adattamento creativo”.

L’accompagnamento terapeutico gestaltico offre al paziente la possibilità di ottenere un’altra visione della sua malattia, di conoscere più approfonditamente la dinamica e il significato che essa ha nella sua vita, inserendo il tumore all’interno della propria storia e trovando un modo nuovo per riconfigurare la propria essenza e la propria esistenza; in questo modo il paziente può diventare parte attiva del processo di recupero, in quanto comprende come le sue emozioni interferiscano direttamente o indirettamente in questo processo.

Fondamentale è il ruolo che rivestono, all’interno del processo terapeutico, la narrazione, motore di una possibile rielaborazione delle esperienze, del trauma, della sofferenza, e induttore di un cambiamento, e la scrittura espressiva, un altro modo “creativo” al quale spesso si ricorre quando l’intraducibilità della sofferenza del paziente gli impedisce di narrarla a voce e di trovare le parole giuste o il coraggio di parlarne. Grazie a questi due strumenti terapeutici è possibile percepire “una progettualità futura”, recuperare la creatività, bloccata dal trauma, e la capacità di agire e di tornare ad avere interesse per la realtà, stabilizzare le proprie risposte emozionali, attivare una vera e propria riorganizzazione di sé e dell’ambiente, all’interno della quale individuare nuovi significati esistenziali, per giungere all’accettazione e al riorientamento del nuovo itinerario di vita, in stretta relazione alla presenza della malattia. Tutto questo dimostra che dalla sofferenza si può rinascere più forti e vitali di prima e che attraverso il dolore è possibile persino intravedere la bellezza.

Dott.ssa Ornella Lo Porto
Psicologa, psicoterapeuta della Gestalt

 

 

Riferimenti bibliografici:

Perls F.S., Hefferline R.F, Goodman P. (1951), Gestalt Therapy, excitement and growth in the hunman personality,  Julian press, N.Y.C., trad. It (1971), Teoria e pratica della Psicoterapia della Gestalt, vitalità ed accrescimento nella personalità umana, Roma, Astrolabio.

Cavaleri P. A. (2003), La profondità della superficie, percorsi introduttivi alla psicoterapia della Gestalt. Franco Angeli, Milano.

Gallese V. (2006), Corpo vivo, simulazione incarnata e intersoggettività. Una prospettiva neuro-fenomenologica, in Cappuccio M. (a cura di), Neurofenomenologia. Le scienze della mente e la sfida dell’esperienza cosciente, Bruno Mondadori, pp. 293-326.

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La ricerca sulla psicoterapia della Gestalt ad Amsterdam


Le ricerche sulla  psicoterapia della Gestalt  sono state presentate in una Tavola Rotonda dal titolo: ” Sfide della ricerca nell’approccio esistenziale-esperienziale della terapia della Gestalt”.
La Tavola Rotonda è  stata  coordinata  da Jan Roubal, con interventi di Madeleine Fogarty ( la Gestalt Therapy Fidelity Scale), Pablo Herrera Salinas (Single Case Time Series, una metodologia per esplorare l’efficacia e il cambiamento nei setting  clinici) e Margherita Spagnuolo Lobb (Uno strumento osservare la fenomenologia e l’estetica delle relazioni primarie: i  ” passi di danza ”  tra  caregivers e bambino).

Tutti gli interventi hanno presentato diverse applicazioni  alla  ricerca dell’epistemologia della psicoterapia della Gestalt, che sono state poi  commentate in modo molto interessante da Tomas Rihacek, dell’Università di Brno.

Altri interventi di rilievo sono stati: quello di  Silvia Alaimo che ha condotto, insieme a Michele Cannavò, una  relazione  teorico pratica estesa  su “Dream-working: images, embodied aesthetics and neuroscience”; quello di  Roberta La Rosa e Silvia Tosi  che hanno presentato un a   brief lecture su ” Una ricerca di risultato nella terapia della Gestalt condotta con CORE-OM”; quello di  Jelena Zeleskov Doric e Michele Cannavò  che hanno presentato un breve articolo “Psicoterapia della Gestalt con  offenders: esplorazione quantitativa e qualitativa”.

Margherita Spagnuolo Lobb ha coordinato una relazione  estesa strutturata sul suo studio “I  ‘ passi di danza ‘ tra psicoterapeuta e  paziente: uno strumento di osservazione estetico, fenomenologico e orientato  a l campo per gli psicoterapeuti”. Hanno partecipato alla discussione strutturata  Jan Roubal, Masaryk University di Brno, Repubblica Ceca; Wolfgang Tschacher, Università di Berna, Svizzera; Silvia Tosi, Istituto di Gestalt HCC Italy.

Molti altri hanno partecipato più liberamente alla discussione, in particolare Pablo Herrera Salinas, Madeleine Fogarty, Peter Schulthess, Tine van Wijk, dando preziosi suggerimenti per continuare la ricerca.

In generale, la conferenza SPR 2018  di Amsterdam ha registrato una straordinaria presenza di psicoterapeuti della Gestalt. Circa 20 colleghi da tutto il mondo (tra cui anche Lituania, Georgia e Polonia) hanno presentato le loro ricerche o hanno appena partecipato.

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Corso sui Disturbi dello Spettro Autistico


clinica ed ermeneutica gestaltica
con 50 crediti ECM.

Perchè partecipare?
Le recenti stime epidemiologiche dell’autismo ci informano che questa ‘condizione’ presenta un progressivo aumento della sua prevalenza. Per questa ragione è diventato necessario per gli operatori che si occupano di autismo sviluppare competenze, abilità e capacità di ragionamento clinico basate sulla conoscenza teorica e sull’esperienza pratica.

Il corso consente di acquisire competenze teorico-pratiche nell’ambito dello screening e della valutazione del profilo funzionale della persona con autismo, e  all’implementazione delle più adeguate scelte di trattamento evidence-based. Il corso, inoltre, farà conoscere ai partecipanti le più recenti ricerche scientiche nell’ambito dell’imaging e della robotica applicata all’autismo e le potenziali applicazioni al contesto clinico di tali ricerche scientiche.

Una parte del corso sarà dedicata alla visione e alla supervisione di casi clinici (attraverso la visione di video). In questo modo i corsisti potranno osservare e riflettere con i docenti sulla modalità di interazione terapeutica tra operatore, bambino e genitori.

Infine, durante le ore del Corso, i partecipanti svolgeranno Esperienze Pratiche Guidate (EPG) condotte da relatori con riconosciuta esperienza nazionale e internazionale nell’ambito del disturbo dello spettro autistico.

Chi può partecipare?
Il corso è rivolto a Psicologi, Neuropsichiatri Infantili, Pediatri di libera scelta, Terapisti della Riabilitazione Psichiatrica, Logopedisti, Terapisti della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva (TNPEE), insegnanti di ogni ordine e grado, laureandi e specializzandi nelle discipline suddette.

Dove e quando si svolge il corso?
Il corso si svolge a Palermo, nella sede dell’Istituto di Gestalt HCC Italy.
Il corso ha una durata di 72 ore, le lezioni iniziano nel mese di ottobre 2018 e terminano nel mese di dicembre 2018 con i seguenti orari: Venerdì 10.00-18.00; Sabato 9.00-13.00, 14.00-18.00; Domenica 9.00-14.00
Il calendario completo delle lezioni sarà disponibile sul sito www.gestalt.it
Inoltre è possibile scaricare la brochure per visualizzare i contenuti dei moduli: clicca qui

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