Segni e sogni del corpo adolescente


– Anna Fabbrini

Per comprendere l’adolescente nel suo modo di essere-al-mondo, occorre partire dal corpo come campo di esperienza che coincide con la presenza stessa del soggetto. Ciò che accade nel corpo non riguarda solo i fatti fisici come tali, ma il senso che questi hanno per la persona che li esperisce, e il loro permanente rapporto con la costruzione dei significati. Vistosi e rapidi cambiamenti corporei impongono all’adolescente un confronto con dinamiche complesse relative all’autoriconoscimento, al senso di sé e alla propria identità. L’autrice espone i principali disagi e problematiche che possono emergere in questo affascinante percorso di esplorazione, consapevolezza ed integrazione di sensazioni, emozioni, pensieri, relazioni e contatto con se stessi e con gli altri.

Il corpo presenza

La nostra cultura, e la tradizione psicologica in particolare, è ancora profondamente segnata da un assunto di separazione tra mente e corpo che obbliga, ogni volta che affrontiamo il tema della corporeità, ad immaginare che ciò di cui stiamo parlando sia un oggetto (il corpo, appunto), posseduto dal soggetto-persona identificato invece con le attività ed i contenuti della mente e del pensiero. Questa idea, rafforzata dalla cultura medica, porterebbe a privilegiare uno sguardo oggettivo, analitico, anatomico e fisiologico che, nella sua pretesa di scientificità e di standardizzazione, escluderebbe ogni elemento di vissuto soggettivo e di esperienza. Se ci accontentassimo di seguire questa direzione resteremmo al di qua della comprensione possibile dei fenomeni adolescenziali (e non solo di quelli): in questa età più che in altre comprendere ciò che accade nel corpo non riguarda mai i fatti fisici come tali, ma il senso che questi hanno per la persona che li esperisce, il loro permanente rapporto con la costruzione dei significati. L’idea stessa che si possa parlare di un corpo come teatro di fatti altri da quelli della mente, ci allontana dalla possibilità di comprendere l’esperienza che l’adolescente vive col mutamento globale della sua persona, della forma e del senso: mutamento straordinario della presenza. Proprio perché la crisi ruota intorno ad un vissuto di scollamento del mondo interno da quello esterno, intorno alla tensione tra essere e apparire, tra fare e pensare, la comprensione dei fatti e, di conseguenza, l’aiuto all’adolescente non può nascere da un pensiero diviso.

Per comprendere l’adolescente nel suo modo di essere-al-mondo, occorre partire da un corpo non come “cosa” posseduta, ma come campo di esperienza che coincide con la presenza stessa del soggetto. È l’identità di corpo ed esistenza che chiamiamo presenza. L’essere-nel- mondo come presenza, sintetizza dunque l’essere biologico, l’esperienza sensoriale, la capacità di relazione e di contatto, il flusso vissuto di pensieri, sentimenti ed emozioni e la consapevolezza integrata di tutto questo. La presenza così definita, in quanto coincide con l’esperienza, non può che costituirsi come processo, cioè continua costruzione e decostruzione dei dati, succedersi di equilibri e squilibri.

La presenza non è uno stato raggiunto una volta per tutte, ma una dinamica che si radica nella coscienza stessa del corpo e che richiede la capacità di costruire il senso della propria continuità attraverso i cambiamenti. Tale capacità orienta il comportamento e permette di dare risposta ai bisogni che via via emergono.

Questa prospettiva elimina ogni mito di armonia e di benessere raggiungibile una volta per tutte ed implica una capacità di ascolto e di rispetto, sia dei ritmi biologici profondi che si manifestano attraverso le sensazioni, sia dei dati esterni dell’ambiente.

La presenza è segnata dall’oscillazione e dall’andamento ciclico dei diversi stati: alternanza di contatto e ritiro, di apertura e chiusura, di parola e di silenzio. Il malessere ed il disagio nascono quando questo processo viene bloccato, quando viene interrotto il contatto con i messaggi dell’interno e/o dell’esterno. L’incapacità a procedere, a decidere, a scegliere, manifesta il blocco: i sintomi ne sono l’espressione.
Ciò che di solito viene definito disagio evolutivo corrisponde in realtà alla difficoltà soggettiva di accettare il fluire del processo, per l’enorme intensità dei mutamenti interni e dei cambiamenti qualitativi nelle funzioni di contatto, nella definizione e consapevolezza di sé e del mondo esterno. La vera novità degli eventi adolescenziali che riguardano il corpo non è data soltanto dalla particolare intensità e velocità dei mutamenti, come di solito si tende a sottolineare, ma dal fatto già richiamato che l’adolescente è per la prima volta spettatore consapevole del mutamento che lo riguarda ed è dunque impegnato in un processo di controllo, contenimento, attribuzione di senso a ciò che gli accade. Contemporaneamente impara ad utilizzare le nuove risorse che si rendono disponibili.

Resta vero tuttavia che questi cambiamenti, vistosamente percepibili all’esterno, interessano anche alcuni spettatori privilegiati (genitori, fratelli, altri adulti significativi). Anche questi ultimi sono coinvolti emotivamente nell’operazione di accogliere il cambiamento, di attribuirvi senso, mantenendo la possibilità di riconoscere l’adolescente e se stessi nella trasformazione.
Va perciò compresa a fondo la tensione che si viene a creare nel campo relazionale e sociale, proprio a partire dalle modificazioni del corpo e in particolare della sessualità. Questa tensione è data dal fatto che adulto e ragazzo stanno insieme rinegoziando un senso comune da attribuire alle loro rispettive presenze ed alla relazione che li lega. La salvaguardia della diversità, la differenza e la specificità dei ruoli, l’indipendenza e la libertà personale di autodefinirsi, coabitano con la necessità di mantenere il legame affettivo che sostiene l’autoriconoscimento e il senso di permanenza e di continuità.

Articolo tratto da Quaderni di Gestalt, volume XXVI, 2013/1, L’emergere dell’esperienza somatica nel campo fenomenologico
Rivista semestrale di psicoterapia della Gestalt edita da FrancoAngeli, pag. 91

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La Figura come adattamento creativo


Il termine figura, così come quello di sfondo, fa parte integrante della dinamica percettiva studiata negli anni venti dalla psicologia della Gestalt e poi applicata negli anni cinquanta alla dinamica relazionale tra organismo e ambiente dalla psicoterapia della Gestalt (PdG).

Così come la psicologia della Gestalt introdusse una concezione rivoluzionaria della percezione, che da passiva acquisizione di stimoli slegati divenne processo attivo e creativo operato dal soggetto, la PdG introdusse una prospettiva rivoluzionaria sulla dinamica delle relazioni umane, non più determinata da fattori inconsci, ma considerata come realtà fenomenica esperita nel qui e ora del contatto organismo/ambiente, regolata dalla dinamica figura/sfondo.

Per gli psicologi della Gestalt la figura organizzata, significativa, è l’unità di misura della percezione, che risponde ad una serie di leggi, la più importante delle quali è la legge della pregnanza.

In PdG la formazione di figura è un adattamento creativo, basato sul principio dell’autoregolazione della relazione: la figura, che chiamiamo “Gestalt”, emerge dallo sfondo esperienziale come migliore organizzazione possibile di energie percepite in sé e nell’ambiente e delle intenzionalità di contatto; la figura è la co-creazione del confine di contatto, luogo dell’esperienza condivisa in cui il sé dei soggetti coinvolti prende forma differenziandosi e acquisendo la novità.

La formazione di figura è sostenuta da una forza vitale (aggressione dentale) che consente di destrutturare e ristrutturare la realtà in modo assolutamente creativo e unico.

M. Spagnuolo Lobb e P. A. Cavaleri

Definizione tratta da GestaltPedia, l’enciclopedia della Gestalt!

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Il setting di gruppo, il dialogo


Dialogo tra: C. Lo Piccolo, G. Lo Castro e M. Spagnuolo Lobb (Parte I)

Gli Autori invitano tre capiscuola di modelli psicoterapici diversi – Calogero Lo Piccolo per la gruppoanalisi, Giovanni Lo Castro per lo psicodramma freudiano e Margherita Spagnuolo Lobb, per la psicoterapia della Gestalt – a rispondere ad alcune domande cruciali per la terapia di gruppo nella clinica contemporanea. I temi affrontati trasversalmente dai tre approcci riguardano la definizione del setting gruppale, la dimensione del sentire corporeo, l’estetica dell’essere gruppo, le riflessioni sul concetto di autoregolazione e sull’an-tropologia sociale che animano l’intervento di gruppo, e infine valutazioni sul futuro della psicoterapia di gruppo in considerazione delle evoluzioni sociali e culturali degli ultimi anni. Un confronto tra epistemologie e prospettive di pensiero che forniscono un’opportunità di riflessione e un’occasione per ampliare gli orizzonti di conoscenza sulla clinica dei gruppi.

  1. La prima domanda riguarda proprio la definizione di setting di gruppo. Nel vostro approccio c’è una lettura dell’esperienza del singolo nel gruppo o dell’esperienza del gruppo come un unico organismo? In che misura si considera l’uno o l’altro aspetto e a quale viene dato più rilievo in termini di modello di cura?

Calogero Lo Piccolo: La definizione più classica che viene data dagli autori, in primo luogo Foulkes, alla funzione terapeutica del gruppo secondo il modello gruppoanalitico è “terapia analitica dell’individuo attraverso il gruppo” (cfr. F. Di Maria, I. Formica, 2009). Tale espressione sta ad indicare che il focus dell’attenzione non è centrato né sul gruppo come insieme unico ed indistinto, né sull’individuo in relazione al gruppo. Il focus è contemporaneamente sulle relazioni attuali, vive e concrete tra i vari componenti del gruppo, e sulle relazionalità interne inconsce che in modo transferale vengono elicitate dall’esperienza attuale del gruppo. Il rimando continuo è quindi tra il qui ed ora dell’esperienza gruppale e il lì ed allora delle esperienze soggettive, attraverso l’attivazione dei processi di risonanza, rispecchiamento, identificazione tra i vari membri del gruppo. La lettura da parte del conduttore dei diversi momenti del processo gruppale è principalmente finalizzata a facilitare la comunicazione autentica tra i partecipanti al gruppo. Il focus terapeutico ultimo, nella mia pratica analitica, resta comunque molto centrato sulla persona.
L’esperienza del gruppo terapeutico è una straordinaria opportunità di apprendimento su se stessi e sulle proprie modalità affettive e relazionali meno visibili, un luogo in cui esplorare potenzialità soggettive inespresse e spesso a se stessi ignote, il tutto reso possibile da un campo esperienziale in cui si creano e attivano legami affettivi profondi tra i vari partecipanti.

(…)

Articolo tratto da Quaderni di Gestalt, volume XXV, 2012/1, La psicoterapia della Gestalt con i gruppi
Rivista semestrale di Psicoterapia della Gestalt edita da FrancoAngeli, pag. 12

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L’ambiente nuovo e l’autoregolazione


Avete mai pensato a cosa accade quando entrate in un ambiente nuovo? Gli psicoterapeuti rispondono..

L’autoregolazione è un fondamentale processo psicologico mediante il quale l’organismo si adatta all’ambiente in modo spontaneo e creativo, rendendo l’agire coerente col sentire. L’importanza dell’autoregolazione è ribadita da numerosi autori ed in particolare da Perls. Nella psicoterapia della Gestalt ogni situazione incompiuta e ogni bisogno insoddisfatto non diventano “figura” in seguito ad una decisione predeterminata, ma in modo del tutto spontaneo. Il “contatto” fra organismo e ambiente, l’esperienza del “campo”, ha luogo e si organizza sempre sulla base della “coscienza spontanea” del bisogno predominante. L’intenzionalità dell’organismo, la selezione delle priorità e la progettazione dell’azione congrua sono tutti momenti necessari per portare al suo sblocco la situazione incompiuta. Il fissarsi dell’attenzione o un eccesso di intenzionalità sono, invece, all’origine di una “autoregolazione nevrotica”.

M. Spagnuolo Lobb e P.A. Cavaleri

Tratto da Gestaltpedia, l’enciclopedia della Gestalt!

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La psicoterapia della Gestalt con i gruppi


In linea con una visione che amplia lo sguardo dall’individuo al campo organismo/ambiente, la psicoterapia della Gestalt afferma l’unicità e l’autonomia del processo di gruppo rispetto all’individuo.
È interessante notare come, nello stesso periodo in cui nasceva la psicoterapia della Gestalt, Bion (1952), per esempio, considerava il gruppo come un apparato psichico a sé, con una propria mentalità e una propria cultura; vedeva nello scopo di preservare il gruppo quasi una motivazione sovra-ordinata delle persone, e perfino il conflitto era per lui una tecnica che i membri adottano per preservare il gruppo (Bion, 1952, p. 63). Non possiamo non legare questo interesse degli studi psicoterapici verso i gruppi e la comunità sociale all’evoluzione di una cultura, quella occidentale, che a metà del secolo scorso voleva prendere le distanze da regimi autoritari e mentalità egoiche.
A differenza di altri studi sistemici o analitici, la psicoterapia della Gestalt si interessa del campo fenomenologico nel setting terapeutico. L’esperienza dei soggetti coinvolti è il focus del nostro studio, laddove esperienza per noi vuol dire presenza ai sensi, globalità dell’esserci in una data situazione. Se questo processo è stato considerato in psicoterapia della Gestalt per quanto riguarda l’esperienza degli individui in gruppo, non c’è stata ancora una riflessione approfondita e sufficientemente condivisa sull’ottica fenomenologica del processo di gruppo.

Questo numero dei Quaderni di Gestalt ha il duplice scopo di dialogare con alcuni esponenti non gestaltici sulla clinica contemporanea dei gruppi, e di fare un punto sulla clinica gestaltica dei gruppi.
Sono contenuti una serie di dialoghi inediti: Teresa Borino coordinatrice editoriale della rivista, e Giuseppe Craparo, docente universitario, psicodrammatista, intervistano tre rappresentanti di altrettanti modelli: Calogero Lo Piccolo (gruppoanalista), Giovanni Lo Castro (psicodrammatista e lacaniano) e Margherita Spagnuolo Lobb (gestaltista), sulla definizione, la valenza terapeutica e l’uso del corpo nel setting gruppale. Dalle loro risposte emergono differenze epistemologiche e condivisioni cliniche ed etiche, utilissime per chi vuole fare un confronto tra pratiche gruppali diverse.

Margherita Spagnuolo Lobb

Quaderni di Gestalt, volume XXV, 2012/1, La psicoterapia della Gestalt con i gruppi
Rivista semestrale di Psicoterapia della Gestalt edita da FrancoAngeli

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Specializzazioni in Psicoterapia della Gestalt, Siracusa 23 Giugno 2017


Venerdì 23 giugno, presso la sede di Siracusa dell’Istituto di Gestalt HCC Italy, sono stati proclamati psicoterapeuti della Gestalt dalla direttrice, dott.ssa Margherita Spagnuolo Lobb, i colleghi:

  • Dott.ssa MARIACATENA PERRONE – Titolo Tesi Il rischio in PdG come superamento della temerarietà e accoglienza del fallibilismo e dell’umanità” – Relatore: Dott.ssa Giovanna Triberio;
  • Dott.ssa LUANA BERLICH – Titolo Tesi Il vissuto del trauma nei minori stranieri non accompagnati di un CPA”Relatore: Dott.ssa Stefania Pagliazzo;
  • Dott.ssa FRANCA LETIZIA PAPARO – Titolo Tesi Il ri-emergere del sé attraverso la relazione terapeutica in un paziente affetto da Sclerosi Multipla” – Relatore: Dott.ssa Simona Mignosa;
  • Dott. TEODORO CARMANELLO – Titolo Tesi “Neuroscienze e Psicoterapia della Gestalt” – Relatore: Dott.ssa Simona Mignosa;
  • Dott.ssa TIZIANA DI MERCURIO – Titolo Tesi “Fidati di me”. La psicoterapia della Gestalt come sostegno alla crescita del bambino” Relatore: Dott. Giuseppe Sampognaro;
  • Dott.ssa CARLA SALEMI – Titolo Tesi “Le passioni della vita ti salvano la vita”. Mille parole nel silenzio di una danza: la danza movimento terapia nella terza età” – Relatore: Dott. Salvatore Libranti.

Che il vostro futuro possa sempre essere illuminato dall’etica gestaltica, per continuare ad essere nel mondo professionisti capaci di cogliere i bisogni dell’altro, prendendovi cura di voi stessi.

Dallo staff dell’Istituto di Gestalt HCC Italy buona vita a ciascuno di voi!

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Specializzazioni in psicoterapia della Gestalt, Palermo 22 Giugno 2017


Lo scorso giovedì 22 giugno alle ore 10.00, presso l’aula Magna del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università degli Studi di Palermo, si è svolta la cerimonia di Specializzazione in psicoterapia della Gestalt per i seguenti colleghi della sede di Palermo:

Dott.ssa ROSANNA FAVALORO – Titolo Tesi Il now for next della sindrome fibromialgica. Un orizzonte di comprensione e di cura” – Relatore: Dott.ssa Teresa BORINO;

Dott.ssa MANUELA ALBERTI – Titolo Tesi “Coppia e società post-moderna: Il conflitto come rivitalizzazione degli sfondi”  Relatore: Dott.ssa Barbara CRESCIMANNO;

Dott. DOMENICO SCARPACI – Titolo Tesi “Psicoterapia della Gestalt e paura di volare: fenomenologia ed estetica di campo ad alta quota” Relatore: Dott.ssa Barbara CRESCIMANNO;

Dott.ssa LIDIA CALOGERA MANCUSO – Titolo Tesi Dagli ‘sfondi traumatici’ ai ‘Luoghi della resilienza’. La PDG come terapia della resilienza” – Relatore: Dott.ssa Barbara CRESCIMANNO;

Dott.ssa GIOVANNA LO COCO – Titolo Tesi La Psicoterapia della Gestalt nella Scuola dell’Infanzia: Prevenzione del fenomeno bullismo, Integrazione e Promozione del benessere scolastico” – Relatore: Dott.ssa Nunzia SGADARI

Dott.ssa FLAVIA CANGIALOSI – Titolo Tesi L’importanza dello sfondo in PdG: storie di sfondi traumatici” –  Relatore: Dott.ssa Nunzia SGADARI

Dott.ssa FRANCESCA MENOZZI – Titolo Tesi  “Emozioni e trauma: il corpo il cervello e la parola. Percorsi di intervento terapeutico con minori vittime di abuso e maltrattamento” Relatore: Dott.ssa Rosanna MILITELLO

Dott.ssa SILVIA MASSA – Titolo Tesi  VERGOGNA! Un contributo gestaltico” – Relatore: Dott.ssa Daniela LIPARI

Dott. DARIO DAVI’ – Titolo Tesi  “Il corpo e la sessualità nell’esperienza autistica in adolescenza: un punto di vista gestaltico” Relatore: Dott.ssa Daniela LIPARI

Dott.ssa MANUELA FANARA – Titolo Tesi  “Aggressività… tra paura e desiderio dell’altro. Una lettura gestaltica” – Relatore: Dott.ssa Daniela LIPARI

Dott.ssa LAURA LAUDICINA – Titolo Tesi  “Esperienza addictive ed esperienza traumatica: fratture dello sfondo a confronto. Un contributo di ricerca” – Relatore Dott. Giancarlo PINTUS

Dott.ssa CONCETTA PANZARELLA – Titolo Tesi  “FotoTerapia e PDG: Il lavoro sullo sfondo nella relazione terapeutica” – Relatore: Dott.ssa Marilena SENATORE

Che l’amore e l’entusiasmo per la psicoterapia della Gestalt, che abbiamo letto sui vostri volti ed ascoltato nelle vostre parole, possano essere per voi forza e radici sicure per spiccare il volo ed essere quotidianamente professionisti della cura.

Gli auguri più affettuosi dallo staff dell’Istituto di Gestalt HCC Italy!

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Specializzazioni in psicoterapia della Gestalt. Milano, 26 maggio 2017


Il 26 maggio scorso, presso la sede di Milano dell’Istituto di Gestalt HCC Italy, hanno completato il percorso formativo, discutendo la propria tesi di specializzazione, le dottoresse:

LÙCIA D’AMORE con una tesi dal titolo: “Dal corpo al corpo. Circumnavigazione gestaltica a partire da due casi clinici.” – Relatore: Dott.ssa Paola Vianello;

ORIETTA L. HUAMAN LUNA con una tesi dal titolo: “Sogni e dipendenza” – Relatore: Dott.ssa Gina Merlo;

ALESSANDRA MARELLI con una tesi dal titolo: “L’utilizzo della fiaba in pdG con i bambini” – Relatore: Dott.ssa Elisabetta Conte;

ANGELA PEGNA con una tesi dal titolo: “Il benessere in azienda. Il modello gestaltico di consulenza aziendale di Margherita Spagnuolo Lobb con i miei occhi: un caso clinico” – Relatore: Dott.ssa Angela Di Martino;

MONICA PINCIROLI con una tesi dal titolo: “L’odissea di Penelope. Il corpo della donna infertile incontra la Gestalt” – Relatore: Dott.ssa Roberta La Rosa.

Alle nuove psicoterapeute della Gestalt l’augurio di un prospero futuro personale e professionale, ispirato ai valori umani e terapeutici caratterizzanti il modello gestaltico ed improntato ad una crescita sempre arricchente.

Congratulazioni a tutte voi!

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L’ESPERIENZA DEL “TRA”


Coerentemente con il pensiero fenomenologico, la terapia della Gestalt afferma che non possiamo conoscere la ‘realtà’ in se stessa ma soltanto quella parte di essa di cui facciamo esperienza nel qui e ora – in altre parole l’esperienza del contatto e del ritiro dal contatto con l’ambiente.

Per l’epistemologia gestaltica il contatto è un’esperienza di confine in continua evoluzione, che il terapeuta della Gestalt guarda come un processo di intenzionalità relazionale.

Margherita Spagnuolo Lobb

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