Il sogno rivela parte di noi


Quante volte al nostro risveglio percepiamo felicità, angoscia o tristezza per un sogno appena emerso alla nostra memoria?
Hai mai pensato che ciò che sogniamo possa rivelare parte di noi stessi?
La Dott.ssa Laura Tirrò, specializzata presso l’Istituto di Gestalt HCC Italy, ha approfondito il tema del sogno evidenziando la sua importanza nella psicoterapia della Gestalt.

Il sogno è un’esperienza quotidiana che accomuna tutti gli esseri umani e che non si ferma mai durante tutto l’arco della vita.
Il sogno riflette ciò che è importante in un dato momento, sintetizzando i ricordi del passato, i problemi del presente e i presagi per il futuro.

In psicoterapia della Gestalt, lavorare con i sogni è parte integrante e fondamentale del processo terapeutico. La terapia gestaltica non interpreta il sogno ma lo osserva, come manifestazione di parti di noi stessi.
Il sogno cerca di dirci qualcosa, si relaziona con noi e con il mondo in cui abitiamo. Il sogno ha radici nel presente e del nostro presente ci parla, fornendoci un’ottima occasione per scoprire i “buchi” della nostra personalità.

In un dialogo tra lo psicoterapeuta della Gestalt e il paziente viene chiesto di raccontare il sogno al tempo presente affinchè il paziente possa entrare in contatto con esso, rivivendolo, nel qui e ora della narrazione.
La bellezza del sogno sta nello scoprire, esplorandolo, che rappresenta un atto creativo ricco di significato.
Ogni aspetto del sogno, ogni personaggio coinvolto, ogni elemento, ogni stato d’animo, è parte integrante del nostro sè frazionato. Attraverso il sogno, raccontato durante la seduta,  il paziente comunica qualcosa che altrimenti non riuscirebbe a comunicare. Così il sogno aiuta il paziente a liberarsi di pensieri e sentimenti trattenuti e a comunicare in modo diretto con il terapeuta, senza doversi chiudere in se stesso.

Dott.ssa Laura Tirrò
Psicologa, Psicoterapeuta della Gestalt

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La mentalità evolutiva in psicoterapia


Conversazione tra Massimo Ammaniti e Margherita Spagnuolo Lobb.

Margherita Spagnuolo Lobb: Buongiorno Massimo, grazie per avere accettato di dialogare con me sull’approccio evolutivo della psicoterapia. Lungi dalla pretesa di parlare di una teoria evolutiva, questo dialogo vuole essere un tentativo di creare un confronto tra la mentalità evolutiva proposta dal nostro Istituto e il tuo pensiero.

La terapia della Gestalt è nata proprio da una critica alla teoria evolutiva freudiana. Il suo fondatore, Frederick Perls, propose il concetto di aggressione dentale per indicare quella fase nello sviluppo in cui il bambino, mettendo i denti, diventa capace non solo di aggredire il cibo, ma anche il mondo, nel senso che riesce a destrutturare la realtà con un ad-gredere che implica un’energia fondamentale per la sua sopravvivenza. A quei tempi era una cosa abbastanza nuova all’interno della psicoanalisi; gli impulsi venivano considerati fondamentalmente come qualcosa da sublimare, e non da sostenere.

Questa nuova prospettiva implicava necessariamente una fiducia non solo negli impulsi, ma anche nell’autoregolazione dell’interazione individuo/società e uomo-natura, laddove queste realtà venivano per lo più intese in senso dicotomico, per cui impulso e regola sociale erano concepiti come inconciliabili. L’appartenenza appassionata a questa nuova prospettiva portò i terapeuti della Gestalt a disinteressarsi deliberatamente dello sviluppo di una teoria evolutiva gestaltica, come se interessarsi al passato potesse distrarre da un qui e ora auto-regolantesi e dalla freschezza del contatto. Dagli anni ’80 in poi, però, quando i disturbi gravi iniziarono a diffondersi maggiormente, riferirsi ad un approccio evolutivo che aiutasse a costruire una mappa dell’evoluzione della personalità del paziente, è diventato importante, sia per una diagnosi differenziale che per impostare il tipo di trattamento. Tale mappa deve però consentirci di mantenere la spontaneità della relazione terapeutica, in modo da salvaguardare l’esperienza nel suo continuo divenire.

Le tradizionali teorie stadiali dello sviluppo cognitivo e affettivo si rivelano poco adatte al pensiero fenomenologico e alla descrizione dell’evoluzione della competenza relazionale al contatto.

Obbedendo ad un ordine cronologico, e ad una successione di funzioni progressivamente acquisite ed integrate gerarchicamente, il concetto di stadio implica il passaggio da uno stato di immaturità ad uno di maturità. A mio avviso, in psicoterapia, leggere lo sviluppo del paziente in termini di organizzazione stadiale maturativa limita il nostro pensiero a vissuti e comportamenti considerati aprioristicamente più o meno appropriati e maturi. Questo sguardo non ci consente di apprezzare la bellezza, l’armonia con cui sempre la persona affronta la propria crescita, che a mio avviso costituiscono il cuore dell’intervento terapeutico: il sostegno a ciò che già funziona e all’intenzionalità di contatto, concetti che rientrano in quello che sinteticamente chiamo il now-for-next.

Le moderne ricerche evolutive sembrano andare più sul versante del concepire le capacità relazionali del bambino come domini.

Man mano che noi vediamo il bambino, come uno spaccato nei vari anni della sua vita, non guardiamo a degli stadi, cioè a delle competenze stadiali che presuppongono le competenze precedenti, ma guardiamo a come queste capacità, queste competenze relazionali s’intrecciano tra loro. Il punto allora per noi clinici gestaltici è non tanto costruire una teoria evolutiva, quanto acquisire una “mente terapeutica evolutiva”, capace di vedere come l’intreccio di certe capacità si rivela nel qui e ora della seduta e include un “desiderio” di movimento, di evoluzione. Ciò che occorre allo psicoterapeuta della Gestalt è una “mente evolutiva estetica” (capace di vedere l’armonia, ciò che già funziona), più che una mappa epigenetica o uno schema fasico dello sviluppo.

Tu hai sviluppato nel tuo pensiero, in qualche modo, l’idea di una certa flessibilità nello sviluppo, di un’acquisizione di capacità sempre più complesse del bambino. Cosa pensi di questa che secondo me è una dicotomia tra la prospettiva stadiale e maturativa e la prospettiva che sottolinea la complessità e l’armonia insita nello sviluppo?

Massimo Ammaniti

Il concetto di stadio è stato molto utilizzato dalle teorie evolutive sia in ambito dello sviluppo affettivo che cognitivo.

Nella teoria psicoanalitica l’idea tradizionale era che l’individuo passasse attraverso una serie di fasi, che come sappiamo andavano dalla fase orale, alla fase anale, alla fase fallica, alla latenza per poi arrivare nell’età dell’adolescenza al primato della fase genitale. Soprattutto nelle teorie cliniche, lo stadio, e questo è uno dei limiti, veniva considerato un periodo rilevante anche ai fini di una vulnerabilità che si impiantava in una certa fase e che poi si sarebbe sviluppata successivamente.

(…)

Tratto da Quaderni di Gestalt, vol. XXV, 2012-2, La prospettiva evolutiva in psicoterapia della Gestalt
Rivista semestrale di psicoterapia della Gestalt edita da Franco Angeli

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VIENI A CONOSCERE IL PIANO FORMATIVO DELL’ISTITUTO DI GESTALT HCC ITALY 

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Congratulazioni ai nuovi psicoterapeuti della Gestalt!


Giorno 11 Maggio 2018 presso la sede di Milano dell’Istituto di Gestalt HCC Italy, hanno completato il percorso formativo, discutendo la propria tesi di specializzazione:

 

CARLINI CINZIA Titolo Tesi “Sett-ing: evoluzioni e storia di navigazioniRelatore: Dott. Gianni Francesetti

IMPERATO ROBERTO Titolo Tesi “Primum non nocere: per una “Gestalt” etica. Riflessioni su come evitare di ritraumatizzare il paziente nell’incontro clinico” – Relatore: Dott. Bernd Bocian

SALA DANIELA Titolo Tesi “COME NUVOLE IN VIAGGIO: storie di corpi e anime tra terra e mare. Uno sguardo gestaltico all’incontro con giovani richiedenti asilo” – Relatore: Dott. Giuseppe Cannella

COLLI MARZIA Titolo Tesi “Il lavoro terapeutico gestaltico nel contesto ospedaliero: dall’etica della scelta all’estetica della relazione” – Relatore: Dott. Fabrizio Demaria

PAPPALARDO GIULIA NORA Titolo Tesi “Sintonizzazione genitoriale e vulnerabilità alle addiction: alcuni dati di ricerca” – Relatore: Dott. Giancarlo Pintus

MARTONE MELANIA Titolo Tesi “L’obesità: al di là del corpo visibile” – Relatore: Dott.ssa Elisabetta Conte

MARIANO CARLA Titolo Tesi “Dal respiro alla gestione delle emozioni attraverso la meditazione e la terapia della Gestalt” – Relatore: Dott.ssa Elisabetta Conte

LIMITI MATTEO Titolo Tesi “L’amore che non nutre ma che ammala: un’analisi bio-psico-sociale della dipendenza affettiva” Relatore: Dott.ssa Marialuisa Grech

MORDOCCO ELISA Titolo Tesi “Dilemma del porcospino e danza relazionale” – Relatore: Dott.ssa Elisa Profeta

Ai nuovi psicoterapeuti della Gestalt l’augurio di un prospero futuro personale e professionale, ispirato ai valori umani e terapeutici caratterizzanti il modello gestaltico ed improntato ad una crescita sempre arricchente.

Congratulazioni a tutti voi!

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Aspettando il convegno di Giugno: chi è Wolfgang Tsachacher?


L’Istituto di Gestalt HCC Italy ospita Wolfgang Tsachacher per il Convegno Internazionale che si terrà nei giorni 8-9 Giugno 2018 a Siracusa. Durante la prima giornata verrà trattato il tema corporeità e psicopatologia, durante la seconda giornata si parlerà di nuovi sviluppi scientifici sulla sincronìa terapeutica. Un dialogo in cui saranno coinvolti esponenti italiani della Psicoterapia della Gestalt.

Ma chi è Wolfgang Tsachacher?

“E’ uno psicoterapeuta tedesco (Università di Berna), senza dubbio uno dei ricercatori che attualmente contribuiscono in modo significativo agli studi scientifici inerenti la fenomenologia del processo relazionale.

Uno dei maggiori meriti di Tschacher è stato finora quello di presentare l’attuale stato dell’arte rispetto alle ricerche in questo senso, realizzando una review della principale letteratura scientifica necessaria a individuare e definire quella forma di intersoggettività chiamata sincronia interpersonale.

Le evidenze empiriche individuate dai suoi studi hanno permesso a Tschacher di giungere, insieme al collega Sander Koole (Università di Amsterdam), non solo ad una maggiore comprensione di ciò che avviene durante la relazione tra persone, ipotizzando fattori facilitanti o ostacolanti, ma anche alla definizione di un modello che possa permettere di leggere l’evolversi del processo di sincronia interpersonale all’interno di una delle relazioni intime più profonde, la relazione psicoterapeutica.

Personalmente, ritengo che il lavoro di Tschacher rappresenti un punto importante per la ricerca in Psicoterapia che inevitabilmente avrà delle ripercussioni sugli aspetti clinici. Inoltre, la Psicoterapia della Gestalt sta facendo importanti passi verso questa direzione, come dimostrato dall’ultimo lavoro di Margherita Spagnuolo Lobb sul modello osservativo dei Passi di danza che rappresenta un importante strumento di osservazione, lettura e comprensione non solo dell’evolversi della relazione tra caregiver e bambino ma anche tra terapeuta e paziente. In tal senso, le ricerche di Tschacher permettono certamente di presentare lo sfondo internazionale all’interno del quale si collocano gli ultimi lavori a riguardo.

Per questi motivi, avere l’opportunità di ascoltare direttamente chi contribuisce in modo concreto e significativo al progresso scientifico in psicoterapia, avendo la possibilità di chiedere e toccare con mano idee, pensieri e intenzionalità sarà un importante momento di crescita personale e professionale che permette di unire ricerca e lavoro clinico.” Dott.ssa Corrada Valentina Di Rosa, Psicoterapeuta della Gestalt 

 

Il Convegno Internazionale offre l’opportunità di conoscere e ascoltare le teorie di Wolfgang Tsachacher in dialogo con esponenti italiani della psicoterapia della Gestalt come: Margherita Spagnuolo Lobb, Santo Di Nuovo, Pietro A. Cavaleri, Antonio Narzisi, Giuseppe Sampognaro, Valeria Rubino e Michele Cannavò.

Ogni relatore aggiunge così un tassello al quadro di Studio e di Ricerca coinvolgendo i partecipanti con momenti esperienziali.

L’evento inoltre rilascia crediti ECM e uno sconto per assistere alle rappresentazioni classiche del Teatro di Siracusa.

 

La partecipazione è gratuita, per iscriverti o saperne di più clicca qui 

 

 

 

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Parliamo del Now-for-next


Il now-for-next in psicoterapia. La psicoterapia della Gestalt raccontata nella società post-modernaSpagnuolo Lobb M. (2011).
-Giuseppe Sampognaro

Il libro di Margherita Spagnuolo Lobb, direttore dell’Istituto di Gestalt HCC Italy, è stato dato alla luce dopo un travaglio assai lungo, segnato da vicende personali e professionali anche dolorose. Alla fine, la caparbietà dell’Autrice – che tra i tanti meriti ha anche quello di avere introdotto la PdG in Italia, più di trent’anni fa – è stata premiata. Valeva davvero la pena di attendere tanto: è venuta fuori un’opera che sicuramente segna un passaggio importante nella definizione dei concetti teorici (alcuni davvero innovativi) e metodologici, su cui il lavoro di ogni psicoterapeuta della Gestalt è basato.

Incarnando in modo letterale l’idea portante espressa dal titolo, il contenuto del libro ci indica le linee attuali e le prospettive future del nostro modello, e “ci costringe” a interrogarci sull’essenza stessa del nostro lavoro: i principi che guidano l’approccio alla persona che ci chiede aiuto, la magìa dell’incontro terapeutico, le varie declinazioni e i contesti della pratica clinica (setting individuale, di coppia, di famiglia, di gruppo…), il significato profondo dell’essere terapeuta della Gestalt all’interno di una società palesemente diversa da quella per la quale fu elaborata la visione gestaltica del prendersi cura.

Nel testo di Margherita è palpitante l’inclinazione narrativa (lo dichiara il sottotitolo: “La psicoterapia della Gestalt raccontata nella società post-moderna”) per cui assistiamo al delinearsi della nostra storia attraverso il trascolorare della visione del rapporto tra individuo e ambiente, della conoscenza umana, di come perseguire l’obiettivo del benessere. Il lettore apprende, attraverso il racconto di Margherita Spagnuolo Lobb, il clima culturale in cui l’idea gestaltica prese corpo circa sessant’anni fa e le sue trasformazioni nel tempo, grazie al contatto con altre chiavi di lettura psicologica (come la psicoanalisi radicale: stimolante a tale proposito il dialogo riportato nel secondo capitolo con Philip Lichtenberg) e, più in generale, con un pensiero “liquido” che muta gli intenti e il campo terapeutico: dall’ottica della differenziazione alla riscoperta del dialogo e dell’appartenenza.

I punti fermi del corpus teorico gestaltico sono enunciati nell’Introduzione, che di per sé equivale a un manifesto ideologico della psicoterapia della Gestalt: il passaggio dall’intrapsichico alla “traità”; la sovranità dell’esperienza; la rivalutazione dell’aggressività positiva; la lettura teleologica del contatto e del confine di contatto; il valore estetico della terapia; la ridefinizione del processo di figura/sfondo. Tutto questo, all’interno di una cornice teorica ancorata alla fenomenologia del contatto per cui, dice Margherita Spagnuolo Lobb, “se l’attenzione del terapeuta è rivolta all’here-and-now, la sua cura è centrata sul now-for-next”.

Tra i dieci capitoli di cui si compone l’opera, tutti indispensabili per il terapeuta, esperto o in itinere, che desideri approfondire il senso del proprio agire, vorrei citarne due per motivi differenti. Quello dedicato alla prospettiva evolutiva mi sembra il più nuovo, denso com’è di concetti che meritano di essere assimilati nel tempo, anche attraverso il dialogo tra colleghi: muovendosi in un’ottica intersoggettiva, ingloba nel pensiero gestaltico la lezione di Daniel Stern, sostituendo il concetto di sviluppo fasico con quello di “sviluppo polifonico di domìni”; quest’ultimo prevede l’emergere di competenze ben differenziate, che si sviluppano lungo l’arco della vita interagendo tra loro. Tutto questo si rivela divergente rispetto al modello evolutivo finora considerato nell’Istituto HCC; un modello che sino ad oggi ha identificato le modalità di contatto sincronico (introiettare, proiettare ecc.) come le “fasi da raggiungere in sequenza diacronica per conquistare la maturità relazionale”.

Margherita, in sostanza, prende le distanze dalla costruzione di mappe epigenetiche delle fasi maturative. Un’idea che, sicuramente, susciterà un dibattito tra chi ha sempre considerato valido il parallelismo tra tempi/modi di contatto e tappe dello sviluppo psicorelazionale del bambino. Un’ottima occasione – comunque – di confronto, uno stimolo a non dare per scontata la onnicomprensività con cui il “modello della curva” è stato da noi strenuamente applicato.

Il capitolo a mio parere più succoso e portatore di ricadute positive per il nostro lavoro di terapeuti in continuo aggiornamento è il quarto, dedicato a now-for-next e diagnosi gestaltica. Attraverso l’analisi dei vari stili narrativi che scaturiscono da specifiche modalità di contatto (narrazioni terapeutiche con stili di contatto introiettivo, proiettivo, retroflessivo, confluente), Margherita Spagnuolo Lobb rileva la creatività intrinseca al racconto in terapia come accadere processuale. Al contempo, presenta le modalità che il terapeuta attua nel sostenere l’intenzionalità di contatto nelle varie tipologie di stili relazionali.

Il capitolo si configura come un ottimo e quanto mai opportuno update dello “storico” articolo che la stessa Autrice pubblicò sul numero 10/11 dei Quaderni di Gestalt, più di vent’anni fa (“Il sostegno specifico nelle interruzioni di contatto”). È un capitolo che, da solo, conferisce valore e significato all’intero testo. In queste pagine leggiamo l’esperienza del terapeuta che “vede” la resilienza del paziente, la valorizza, e aiuta la persona a indirizzare il proprio adattamento creativo verso la spontaneità a partire da quel suo modo, specifico e originale, di muoversi al confine di contatto con l’Altro.

Il capitolo sette presenta un apprezzato modello di lavoro con le coppie, che l’autrice ha introdotto in vari contesti internazionali e in Italia.
Il capitolo otto descrive un modello originale di lavoro con le famiglie.
Il capitolo nove presenta il modello di lavoro gestaltico con i gruppi, mentre il capitolo dieci applica l’approccio con i gruppi all’esperienza formativa.

Un’ultima annotazione sul capitolo conclusivo, che rappresenta un vero tributo d’amore da parte dell’Autrice nei confronti dei suoi vecchi e nuovi allievi; in fondo, il libro è rivolto a loro, e forse per loro è stato scritto.

Oltre all’idea di processo formativo come destrutturazione della materia-psicoterapia e passaggio dalla confluenza con il didatta alla differenziazione consapevole (Margherita aveva già prodotto studi e lavori sulla centralità della “masticazione” nell’iter di apprendimento), la novità, piuttosto, è l’enfasi sull’etica dell’appartenenza e dell’apertura all’altro, al nuovo, al diverso.

In una società segnata dal crollo delle certezze e dai conflitti inter (e intra) individuali, sposare la causa dello “stare con l’altro” educandosi al senso di responsabilità e all’etica della relazione mi appare come un messaggio forte e nobile, coraggioso e gravido di speranza.

Una speranza che anche a noi terapeuti talvolta vacilla. Libri come questo hanno il benefico effetto di rinnovarla e corroborarla.

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Fenomenologia delle relazioni intime e della violenza


modelli di intervento clinico sui legami di coppia e genitoriali.

Silvia Tinaglia, Serena Iacono Isidoro, Milena Dell’Aquila.

Il tema è stato trattato in occasione del convegno, organizzato dall’Istituto di Gestalt HCC Italy, il 20 febbraio 2015. Ha avuto luogo a Palermo, nello storico Palazzo Chiaramonte Steri, un evento che ha posto l’attenzione su un fenomeno oggi molto diffuso, la violenza di genere e intra-familiare. Il convegno ha ospitato un dialogo tra: Vincenzo Caretti, Pietro A. Cavaleri, Vittorio Cigoli, Angela Maria Di Vita, Margherita Spagnuolo Lobb. Hanno inoltre portato la loro esperienza sul campo rilevanti professionisti del territorio palermitano.

Al fine di proporre una lettura complessa del fenomeno, l’incontro ha riunito contributi di professionalità impegnate a vari livelli nei diversi ambiti di prevenzione, valutazione e cura della violenza, offrendo un’ottica capace di rivolgersi a tutti i professionisti che operano, a vario titolo, nel settore: psicologi, psicoterapeuti, avvocati, assistenti sociali, medici di famiglia, pedagogisti, insegnanti, operatori di comunità, agenti di pubblica sicurezza. (…)

La prima relazione è stata del prof. Vittorio Cigoli, professore emerito di Psicologia Clinica, direttore dell’Alta Scuola di psicologia Agostino Gemelli dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Nel suo intervento, Clinica dei legami familiari: il modello relazionale simbolico, il relatore ha proposto che il clinico, consapevole dei limiti del proprio sguardo nell’osservare la complessità delle relazioni familiari, dia rilievo ai legami generativi tra vittima-persecutore-terzo (il figlio o qualsiasi membro della famiglia d’origine) e al sostegno dei tre versanti simbolici della matrice latente dei legami: la giustizia, la fiducia e la speranza. La relazione terapeutica può aiutare a riconquistare la fiducia relazionale e ad aprirsi alla speranza, particolare forma di consolazione che nasce «dal silenzio, dall’attesa e dal saper vedere elementi di bene proiettati nella realtà».

Il contributo specifico della psicoterapia della Gestalt al tema è stato esposto dalla dott.ssa Margherita Spagnuolo Lobb nel suo intervento Estetica delle relazioni intime e della violenza. La relatrice ha introdotto il concetto di conoscenza relazionale estetica, modalità conoscitiva che consente di cogliere sia la carica energetica del contatto, sia la gestalt di movimento che sostiene il desiderio di raggiungere l’altro. Osservandola dalla prospettiva del campo fenomenologico, la violenza emerge quando il contatto è desensibilizzato, quindi l’altro viene assimilato a sé e il bisogno personale diviene prioritario, oppure l’altro, visto in relazione a ciò che non si è e si vorrebbe essere, è invidiato e legato a sé con un potere seduttivo che lo assoggetta e lo invade, senza rispettarne i confini. In tali casi, l’intervento psicoterapeutico possibile è orientato, da un lato, a ri-sensibilizzare il confine di contatto tra chi subisce e chi agisce la violenza, dall’altro, a sperimentare nella relazione d’aiuto «la fiducia nella terra che sostiene il passo desideroso di avanzare». (…)

Tratto da Quaderni di Gestalt, volume XXVII, 2015-1, La psicopatologia in psicoterapia della gestalt II Parte
Rivista semestrale di psicoterapia della Gestalt edita da Franco Angeli

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Un viaggio tra Arte e Neuroscienze


Report CreativaMente LAB.

In occasione dell’evento mondiale della Settimana del Cervello, sponsorizzato in Italia da Hafrica.net, tenutosi dal 12 al 18 Marzo 2018, abbiamo pensato di proporre presso la sede di Siracusa dell’Istituto di Gestalt HCCC Italy, un evento che avvicinasse la creatività alle neuroscienze.

L’idea è nata ed è continuamente stimolata dagli incontri che in questo anno abbiamo avuto con la scuola. Entrare in contatto con le esperienze corporee, guardare il sintomo come adattamento, andare alla ricerca della bellezza nell’altro, riuscire a guardare l’altro come un opera d’arte e vedere la relazione come una danza sono stati per noi concetti difficili da masticare, molto diversi  dagli apprendimenti universitari, eppure profondamente familiari. E’ stato stimolante apprendere che non esiste un modo specifico di fare psicoterapia della Gestalt, ma tante psicoterapie quanti sono i suoi terapeuti. Abbiamo cosi cominciato una curiosa ricerca tra le tecniche usate da vari terapeuti della Gestalt, del nostro e di altri istituti, da Michele Cannavò, Giuseppe Sampognaro, Oliviero Rossi. Abbiamo partecipato ai loro seminari, interagito con i loro modelli e  ci siamo lasciate contagiare dalla loro creatività.

Spinte, quindi,  dalla voglia di fare, scoprire e metterci in gioco, abbiamo messo in campo tutto ciò che abbiamo appreso ed è così venuto fuori “CreativaMente LAB: un viaggio tra Arte e Neuroscienze”.  L’obiettivo che ci siamo poste di raggiungere era mostrare a ciascuno che la creatività non è una prerogativa di pochi, o uno speciale talento di persone fuori dal comune, ma è un ingrediente fondamentale per una vita sana ed è per tutti nessuno escluso.

Il seminario, dal taglio teorico-esperenziale, si è svolto il 15 Marzo 2018, dalle ore 16.00 alle ore 19.00, nei locali dell’Istituto, presso la sede di Siracusa.

L’evento ha riscosso un considerevole successo nei 13 partecipanti che si sono mostrati entusiasti alla possibilità di entrare in contatto con la loro parte creativa. Il gruppo partecipante era eterogeneo per formazione, professione e personalità. Hanno aderito psicoterapeuti, psicologici, educatori, studenti di fisica, di matematica ed un musicista.

Il nostro viaggio tra Arte e Neuroscienze ha avuto inizio con una breve presentazione iniziale delle organizzatrici, dell’istituto e del gruppo; seguita da una fase di rilassamento per la formazione del ground e da esercizi “rompi ghiaccio”, in cui era richiesto ai partecipanti di tentare un primo approccio con la loro creatività, attraverso la realizzazione di sculture corporee, che abbiamo fotografato dietro loro consenso.

Successivamente abbiamo dato spazio alla parte teorica, accennando ad una relazione tra arte e scienza, attraversando il vasto mondo della “neuroestetica” che si propone di comprendere insieme le opere d’arte ed il cervello, le forme artistiche e le risposte viscerali, fino ad arrivare alle recenti scoperte di Vittorio Gallese dei “neuroni specchio”.

Infine, abbiamo dato spazio ad una esperienza creativa co-creata, supportata dall’utilizzo delle immagini, attraverso l’adozione di tecniche fotografiche, messe a punto da Michele Cannavò. Oltre alle fotografie, da noi selezionate, l’esperienza è stata arricchita con stimoli per le altre sfere sensoriali come profumi mediterranei e non (menta, cannella, limone, chiodi di garofano, semi di finocchio e terra bagnata), suoni (melodie di accompagnamento, voci, rumori, canzoni, ecc..), colori e movimenti (inteso come azione, gesto, postura). I partecipanti sono stati guidati alla scoperta di tutti gli stimoli presenti nell’ambiente e sono stati invitati a rilassarsi e a scegliere le foto o gli odori da cui venivano maggiormente attratti, a cui si sentivano legati da un ricordo, un’emozione, un desiderio. Dopo una parte individuale, l’esperienza ha avuto seguito in piccoli gruppi, legati dall’affinità delle scelte operate e infine, nel gruppo allargato, dove è stato chiesto ai partecipanti di raffigurare un’immagine che potesse rappresentare l’esperienza compiuta attraverso una scultura corporea gruppale che richiamasse l’esperienza iniziale.

L’evento si è concluso con una condivisione delle sensazioni provate durante l’esperienza. I partecipanti hanno dato feedback molto positivi, evidenziando come le attività condotte avessero stimolato il loro benessere psicofisico, il divertimento, la creatività e il senso di appartenenza al gruppo. Riferiamo a tal proposito un loro feedback che ci ha molto colpito, arrivato in seguito alla visione della foto della scultura di gruppo: “Se qualcuno la vedesse dall’esterno, se guardasse i nostri sorrisi e i nostri sguardi complici, non direbbe mai che siamo degli estranei”.

Il seminario infine si è chiuso con la frase di Zinker: :“La creatività è un atto di coraggio. Essa afferma: sono disposto a rischiare il ridicolo e il fallimento per poter sperimentare questo giorno con novità e freschezza. Chi ha il coraggio di creare, di rompere i confini, non solo prende parte ad un miracolo, ma finisce anche per rendersi conto che in questo divenire egli è un miracolo.”(J. Zinker, 2002) e con la consapevolezza condivisa che la creatività è un ingrediente fondamentale della vita ed è per tutti, nessuno escluso!

Dott.ssa Andrea Roberta Di Rosa
Dott.ssa Michela Mazzone
Dott.ssa Federica Sciacca

Si ringraziano:

  • Margherita Spagnuolo Lobb, direttore dell’Istituto di Gestalt HCC Italy, per averci concesso l’opportunità di realizzare l’evento;
  • Giuseppe Sampognaro didatta dell’Istituto di Gestalt HCC Italy per i suoi attenti e preziosi consigli.
  • Michele Cannavò e Salvo Libranti didatti dell’Istituto di Gestalt HCC Italy, per il sostegno, la vicinanza e la spinta a credere in questo evento.
  • Marco Lobb e la segreteria dell’Istituto di Gestalt HCC Italy, per l’organizzazione dell’evento;
  • Emma Lo Magro e Bruna Ferlito, allieve didatte dell’Istituto di Gestalt HCC Italy, per la cura nella preparazione del seminario.
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Dall’here-and-now al now-for-next.


Un esempio clinico

-Margherita Spagnuolo Lobb

La seduta qui pubblicata è un’anticipazione del mio libro Il now-for-next in psicoterapia. La psicoterapia della Gestalt spiegata attraverso casi clinici, di imminente pubblicazione con la casa editrice Franco Angeli. Nel capitolo in cui è inserita, questa seduta ripercorre nella pratica clinica gli aspetti della relazione terapeutica in psicoterapia della Gestalt.

In questo contesto, invece, la seduta ha lo scopo di stimolare il dialogo sull’evoluzione della clinica gestaltica. Il lettore potrà confrontarsi su differenze e similitudini con il proprio stile terapeutico, e soddisfare la propria curiosità circa ciò che gli psicoterapeuti della Gestalt concretamente fanno oggi all’interno del setting. Per un approfondimento dei concetti metodologici, rimando al libro.

Vorrei sottolineare che, nell’attività clinica, il mio obiettivo è che il paziente ripristini la spontaneità nel contattare l’ambiente. Secondo la psicoterapia della Gestalt, ciò che cura non è la comprensione razionale e quindi il controllo del disturbo, bensì qualcosa che ha a che fare con aspetti processuali ed estetici. La cura consiste nell’aiutare il paziente a vivere pienamente, rispettando la propria innata capacità di regolarsi nella relazione, e non solo a livello verbale, ma soprattutto a livello di spontanea attivazione delle strutture neuro-corporee preposte alla vita di relazione. La spontaneità è l’arte di integrare gli aspetti del sé: la capacitá di scegliere deliberatamente (ego-function) con due tipi di sfondi esperienziali, le sicurezze corporee acquisite (id-function) e le definizioni sociali – o relazionali – di sé (personality-function).

Siamo ben lontani da un concetto di spontaneità che si confonde con quello di impulsività (proprio della antropologia freudiana), in quanto, a differenza dell’impulsività, nella spontaneità c’è la capacità di “vedere” l’altro. E siamo pure lontani da un’idea roussoiana della spontaneità fanciullesca: essa è al contrario l’arte – che si apprende negli anni – di integrare tutte le esperienze, comprese quelle dolorose, in uno stile persona- le armonico e pienamente presente ai sensi, che sono il mezzo fisiologico con cui entriamo in relazione.

Premessa

La seduta è stata registrata nel mio studio. Ha luogo il 5 dicembre del 2006. La paziente è tale per me solo per la durata della seduta: è infatti una allieva che si è offerta volontaria per un video didattico. Ha 32 anni, è psicologa, frequenta il terzo anno della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia della Gestalt.
La seduta si gioca tutta sulla modalità di contatto introiettiva. Come terapeuta, uso lo stesso codice esperienziale della paziente. Il mio stile, inusualmente direttivo in questa seduta, è un modo per parlare lo stesso linguaggio della paziente.

La seduta terapeutica

Paziente e terapeuta sono sedute una di fronte all’altra, su poltrone girevoli che consentono una rotazione di 360 gradi. Per tutta la seduta si guardano frontalmente, non girano la poltrona. Le telecamere sono in un angolo della stanza.

T. Buon giorno, E. Pz. Buon giorno, M.

T. Siamo qui per fare questa cosa un poco strana… (Mi riferisco all’essere riprese in seduta).

Pz. Si…e mi emoziona tanto.

T. Un incontro intimo ma… pubblico…

Pz. …pubblico infatti …però è anche bello così … T. …sì.
Pz. Penso che non sia la solita situazione.
T. Esatto: è una situazione nuova.

Pz. Nuova … mm … per me che sono una che … ho un po’ paura a volte del rischio…per me è un tuffo, ecco.

T. Quindi hai deciso di fare questo tuffo.

(…)

Tratto da Quaderni di Gestalt, volume XXIII, 2009-1, L’evoluzione della psicoterapia della Gestalt in Italia
Rivista semestrale di psicoterapia della Gestalt edita da Franco Angeli

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Dialogo sui legami in una società liquida


Dalla coppia alla pòlis

-Annalisa Molfese, Giuseppina Salamone

Il tema delle relazioni di coppia è stato affrontato nel 2009 durante un seminario teorico-esperenziale organizzato dall’Istituto di Gestalt HCC Italy. L’Istituto di Gestalt HCC Italy, da sempre impegnato nello scambio e nella ricerca del dialogo con chi da diversi punti di vista è interessato a temi quali le relazioni, i legami, l’intimità, la diversità e l’integrazione, si è avvalso della presenza del prof. Robert Lee di Boston, psicoterapeuta della Gestalt di fama internazionale, da anni impegnato nel lavoro con le coppie in America ed in Europa.

Il prof. Lee, docente del Gestalt Institute di Cleveland, ha presentato ad allievi ed ex allievi della scuola di Gestalt – ma anche a psicoterapeuti di diversa formazione – un modello di intervento clinico con le coppie da lui sviluppato nel corso della sua più che trentennale esperienza di lavoro psicoterapico. Tale modello offre un approccio nuovo ai problemi di coppia che non è né analitico né sistemico ma fenomenologico-relazionale (e dunque squisitamente gestaltico). Esso si basa su due concetti chiave che caratterizzano le relazioni intime: il senso di vergogna da una parte e il bisogno di appartenenza dall’altro.

La necessità di instaurare un legame intimo appartiene al desiderio di costruire un posto speciale e sicuro, la relazione appunto, dove avere la possibilità di “essere” e di essere accolti. La vergogna in tal senso viene intesa dal prof. Lee come un fenomeno relazionale che, nelle sue diverse manifestazioni (rabbia, aggressività, sarcasmo, critica etc.) e nonostante la sua funzione protettiva (che è quella di preservare dall’umiliazione dell’essere valutati negativamente dall’altro), blocca la spontaneità dell’individuo nell’incontro. La vergogna è un “tirarsi indietro” dalla relazione, dal contatto sano, e conduce perciò all’isolamento, alla non espressione del proprio essere.

Ma dove c’è la vergogna, la paura, la sensazione di non essere accolti, c’è anche una intenzionalità di contatto: il desiderio, inespresso, di vicinanza, di intimità, di raggiungere l’altro. L’acquisizione di tale consapevolezza può aiutare l’individuo e la coppia a riconoscere la propria e l’altrui vergogna in modo da poter ripristinare il sano flusso dell’esperienza dell’essere in relazione. È proprio sulla possibilità che i partner sperimentino un contatto sano con l’altro che il lavoro terapeutico si concentra: riconoscere la vergogna, il “segreto inconfessabile” che blocca il loro autentico stare insieme.

(…)

Tratto da Quaderni di Gestalt, volume XXIII, 2009-1, L’evoluzione della psicoterapia della Gestalt in Italia
Rivista semestrale di psicoterapia della Gestalt edita da Franco Angeli

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Flussi migratori tra clinica e società.


Metamorfosi culturale, conflitto e bisogno di radicamento

– Sebastiano Messina

Il tema è stato trattato durante un convegno a Siracusa nelle date del 5 – 6 giugno 2015 avviando una riflessione sul fenomeno della migrazione, analizzandolo nella sua complessità, come fenomeno di respiro internazionale, ma con particolare attenzione alle forti ricadute locali. Il convegno ha ospitato un dialogo con l’etnopsichiatra Piero Coppo sul tema. 

La prof.ssa Margherita Spagnuolo Lobb con l’intervento dal titolo Dal bisogno di autonomia al bisogno di radicamento della società post-moderna: la continuità culturale possibile oggi, ha da subito tracciato le coordinate utili alla comprensione del fenomeno. Continuità culturale o frattura? Radicamento o desensibilizzazione? Senso estetico o pregiudizio? Secondo la prof.ssa Spagnuolo Lobb prendersi cura del rapporto con la diversità, in questo momento di grande metamorfosi culturale, vuol dire aiutare le persone a riconoscere la tensione al contatto, così da sentire nella relazione con l’altro il proprio corpo in un modo non desensibilizzato. La società è, inoltre, chiamata a prestare maggiore attenzione ai riti di passaggio dalla famiglia alla polis, così da assicurare maggiore sostegno al bisogno di radicamento.

L’intervento del prof. Coppo, Continuità culturale, ibridazioni, metamorfosi, ha dato prosecuzione alle riflessioni sul tema della “continuità versus frattura culturale” e ha evidenziato come benessere o malattia risentano fortemente della presenza di fattori protettivi o di rischio, connessi alla presenza o alla perdita dei propri riferimenti sociali e personali. L’etnopsichiatria indaga le modalità attraverso cui sostenere i soggetti nel recupero del proprio benessere, mediante il ricorso a quegli ausili, procedure, codici che costituiscono lo sfondo culturale di provenienza del migrante. «Non potremmo fare il nostro lavoro se chi entra nei nostri ambulatori deve lasciare fuori il suo mondo, i suoi pensieri, i suoi dei, la sua concezione della salute, della malattia e della cura».

Un importante contributo al dialogo è stato fornito dal dott. Pietro A. Cavaleri con un intervento dal titolo Conflitti e processi di riconoscimento, nel corso del quale le riflessioni emerse sono state coniugate con esperienze socio-politiche locali, legate al doppio ruolo del dott. A. Cavaleri, psicoterapeuta della Gestalt e assessore alle Politiche Sociali e all’Interculturalità del Comune di Caltanissetta. È stata illustrata la condizione migratoria vissuta nel territorio del Comune di Caltanissetta, dove risiedono stabilmente molti stranieri e l’amministrazione comunale, in collaborazione con alcune associazioni, ha aperto una “Casa dei popoli”, luogo di mediazione e incontro tra i bisogni di identità e di continuità culturale dei residenti, sia italiani che stranieri. (…)

L’Istituto di Gestalt HCC Italy, sempre attento ai mutamenti sociali, nel voler organizzare il convegno Flussi migratori tra clinica e società, ha perseguito l’obiettivo di favorire il confronto clinico su un tema complesso e attuale, dagli importanti risvolti sociali, che ridisegnano il ruolo rivestito della psicoterapia oggi. Gli interventi si sono articolati tenendo conto di diverse figure e sfondi: dalla lettura dei vissuti del migrante ai mutamenti sociali; dalla sfida del far incontrare le diversità a quella di riflettere sul ruolo della psicoterapia come cura delle appartenenze. Di particolare importanza è stata l’attenzione dedicata, da parte dei relatori, alla partecipazione sociale e politica come tassello indispensabile nella cura del singolo e della comunità.

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Tratto da Quaderni di Gestalt, volume XXVIII, 2015-1, La psicopatologia in psicoterapia della gestalt II Parte
Rivista semestrale di psicoterapia della Gestalt edita da Franco Angeli

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