Corso sui Disturbi dello Spettro Autistico


clinica ed ermeneutica gestaltica
con 50 crediti ECM.

Perchè partecipare?
Le recenti stime epidemiologiche dell’autismo ci informano che questa ‘condizione’ presenta un progressivo aumento della sua prevalenza. Per questa ragione è diventato necessario per gli operatori che si occupano di autismo sviluppare competenze, abilità e capacità di ragionamento clinico basate sulla conoscenza teorica e sull’esperienza pratica.

Il corso consente di acquisire competenze teorico-pratiche nell’ambito dello screening e della valutazione del profilo funzionale della persona con autismo, e  all’implementazione delle più adeguate scelte di trattamento evidence-based. Il corso, inoltre, farà conoscere ai partecipanti le più recenti ricerche scientiche nell’ambito dell’imaging e della robotica applicata all’autismo e le potenziali applicazioni al contesto clinico di tali ricerche scientiche.

Una parte del corso sarà dedicata alla visione e alla supervisione di casi clinici (attraverso la visione di video). In questo modo i corsisti potranno osservare e riflettere con i docenti sulla modalità di interazione terapeutica tra operatore, bambino e genitori.

Infine, durante le ore del Corso, i partecipanti svolgeranno Esperienze Pratiche Guidate (EPG) condotte da relatori con riconosciuta esperienza nazionale e internazionale nell’ambito del disturbo dello spettro autistico.

Chi può partecipare?
Il corso è rivolto a Psicologi, Neuropsichiatri Infantili, Pediatri di libera scelta, Terapisti della Riabilitazione Psichiatrica, Logopedisti, Terapisti della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva (TNPEE), insegnanti di ogni ordine e grado, laureandi e specializzandi nelle discipline suddette.

Dove e quando si svolge il corso?
Il corso si svolge a Palermo, nella sede dell’Istituto di Gestalt HCC Italy.
Il corso ha una durata di 72 ore, le lezioni iniziano nel mese di ottobre 2018 e terminano nel mese di dicembre 2018 con i seguenti orari: Venerdì 10.00-18.00; Sabato 9.00-13.00, 14.00-18.00; Domenica 9.00-14.00
Il calendario completo delle lezioni sarà disponibile sul sito www.gestalt.it
Inoltre è possibile scaricare la brochure per visualizzare i contenuti dei moduli: clicca qui

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Parlando di Gestalt Therapy with Children


Gestalt Therapy with Children è un libro curato da Margherita Spagnuolo Lobb e appartenente alla Collana Internazionale Gestalt Therapy Book Series.
Ha riscosso molto successo dalla sua pubblicazione e in molti chiedono quando uscirà la versione italiana. 

Con questo articolo si vuole entrare nella tematica trattata per spiegare l’importanza che nel presente ha questa pubblicazione soprattutto per la figura dello psicoterapeuta.

I bambini oggi arrivano in terapia per problemi legati all’ansia, al cibo, alla mancanza di concentrazione e alle difficoltà legate al modo in cui socializzano e apprendono. Questo quadro clinico è uno specchio drammatico dell’attuale sviluppo della nostra società. Per anni abbiamo assistito a eventi che mostrano un diffuso disconoscimento della condizione umana. Persone morte a seguito di attacchi terroristici o flussi migratori nell’area del Mediterraneo e drammatici cambiamenti climatici che ci hanno drasticamente colpito.

Che cosa prova un bambino quando ascolta in silenzio le notizie e i commenti degli adulti, o quando è direttamente coinvolto in tali eventi traumatici?

I bambini assorbono la crudeltà e, peggio ancora, la dissociazione degli adulti può indurli a percepire questi eventi come “normali”.
La psicoterapia e la ricerca sullo sviluppo del bambino devono riconoscere queste nuove condizioni in cui i bambini crescono e il lavoro clinico dovrebbe tener conto di questo ormai diffuso sfondo esperienziale.

Questo libro cerca di illustrare il modo in cui gli psicoterapeuti della Gestalt contemporanea affrontano la situazione clinica concreta quando lavorano con i bambini. L’obiettivo è sviluppare nuovi strumenti per aiutare i bambini e le loro famiglie a sentirsi parte della comunità umana, in un modo che non sia desensibilizzato.

È indirizzato agli psicoterapeuti di tutti gli approcci.

Gestalt Therapy with Children
From Epistemology to Clinical Practice
Edited by
Margherita Spagnuolo Lobb, Nurith Levi, Andrew Williams
Preface by Violet Oaklander
Afterword by Gordon Wheeler

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Esperienza addictive ed esperienza traumatica: fratture dello sfondo a confronto.


Un contributo di ricerca

di Laura Laudicina.
Psicologa e Psicoterapeuta della Gestalt.

Se diversi approcci considerano l’evento traumatico come uno dei possibili fattori predisponenti allo sviluppo di un’addiction, la novità apportata dalla Psicoterapia della Gestalt (Pintus, 2011; 2014; 2015; in press) consiste nel sostenere la sovrapponibilità tra le due esperienze e quindi definire l’addiction come esperienza traumatica piuttosto che come esito di un’esperienza traumatica.

Per la Psicoterapia della Gestalt la dinamica figura-sfondo è una delle modalità principali attraverso cui si organizza e si dà senso all’esperienza, nell’addiction, come nel trauma, questa dinamica è alterata: nell’addiction tutta l’energia, normalmente investita nel processo di formazione di nuove figure, è esclusivamente finalizzata alla ricerca della sostanza, similmente nel trauma le vittime prestano un’attenzione esclusiva a quelle parti del campo in qualche modo legate all’esperienza traumatica, ciò avviene per il bisogno biologico e psicologico di completare la situazione incompiuta, di ritrovare un senso d’interezza (Taylor, 2016). Addiction e trauma diventano quindi figure fisse su uno sfondo irrigidito: il soggetto vive un’esperienza talmente intensa e dirompente che non può essere assimilata nello sfondo e rimane bloccata in evidenza, impedendo l’emergere di altre figure nonché la crescita dell’organismo.

La pervasività della figura interrompe la fluidità del tempo, così che passato e futuro diventano dimensioni sempre più insignificanti e il presente rimane l’unico tempo possibile per il soggetto.

Inoltre, entrambe le esperienze testimoniano un fallimento relazionale precoce caratterizzato dall’assenza di un adulto significativo al confine di contatto che non ha consentito al bambino di sviluppare spontaneamente la sua intenzionalità e, di conseguenza, buone competenze relazionali.

Si è riscontrato anche un substrato neurobiologico comune e un vissuto di alienazione e desensibilizzazione corporea, sperimentato tanto dagli addicted quanto dai traumatizzati.

Questa recente concettualizzazione è stata ampliata da un’indagine sperimentale, condotta su un campione di soggetti addicted e soggetti traumatizzati, che ha evidenziato l’esistenza di importanti connessioni tra il modo in cui i soggetti addicted percepiscono il loro corpo, la loro famiglia di origine, le loro relazioni attuali e il loro vissuto di pazienti e le percezioni che degli stessi concetti hanno i soggetti traumatizzati.

I risultati quantitativi e qualitativi della nostra ricerca hanno confermato la natura traumatica dell’addiction. In particolare, è emerso come il prendersi cura di sé attraverso un percorso terapeutico consenta ai soggetti di riconoscersi meno nel vissuto addictive/traumatizzato. La terapia diventa pertanto il luogo del ripristino della spontaneità al contatto e sul piano neurologico l’esito di tale azione terapeutica corrisponde alla reintegrazione funzionale tra i due emisferi. In accordo con la letteratura gestaltica (Spagnuolo Lobb, 2015), secondo cui nella società attuale il terapeuta deve focalizzarsi e sviluppare strumenti migliori per capire e lavorare sull’esperienza dello sfondo, la terapia dell’addiction, quindi anche del vissuto traumatico, va intesa come una ristrutturazione dello sfondo che consenta l’emergere di nuove figure e il recupero della dinamica temporale.

Riferimenti bibliografici:

Pintus G. (2011). “Tempo e relazione nel vissuto dipendente. Percorsi ermeneutici e clinici”. In: Menditto M., a cura di. Psicoterapia della Gestalt contemporanea. Esperienze e strumenti a confronto. Milano: Franco Angeli.
Pintus G. (2015). “Processi Neurobiologici e riconoscimento terapeutico nell’esperienza addictive”. Quaderni di Gestalt, XXVIII 2015/1,63-71.
Pintus G. (in press). Addiction as persistent traumatic experience: neurobiological processes and good contact.
Pintus G., Crolle Santi M.V., a cura di (2014). La relazione assoluta. Psicoterapia della Gestalt e dipendenze patologiche. Roma: Aracne.
Spagnuolo Lobb M. (2015). “Il sé come contatto. Il contatto come sé. Un contributo all’esperienza dello sfondo secondo la teoria del sé della psicoterapia della Gestalt”. Quaderni di Gestalt, XXVIII 2015/2, 25-56.
Taylor M. (2016). Psicoterapia del trauma e pratica clinica. Corpo, Neuroscienze e Gestalt. Milano: Franco Angeli.

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L’Istituto e la formazione internazionale: Training for Gestalt Supervisors


L’Istituto di Gestalt HCC Italy è attento alla formazione internazionale per garantire ai propri allievi un confronto con i maggiori esponenti della psicoterapia della Gestalt.

Nella terapia della Gestalt la supervisione è un processo fondamentale, un ambiente di apprendimento e un supporto necessario per la pratica clinica.
Questo processo è un mezzo per comprendere meglio i casi clinici, per riflettere sulla situazione terapeutica e sulla relazione, per orientarsi nel processo terapeutico.

Il training aumenta la consapevolezza dei campi creati dal terapeuta, dal paziente e dal supervisore. Inoltre supporta l’appartenenza alla comunità professionale per essere in grado di offrire la migliore pratica possibile per i clienti.

Questo programma di formazione fornisce una formazione teorica ed esperienziale che mira a sviluppare le capacità di un supervisore della Gestalt.
Ogni seminario sviluppa un quadro teorico e un metodo per supervisionare gli psicoterapeuti dalla prospettiva gestaltica. Fornirà anche hypervisions (supervisione della supervisione).

L’impostazione del gruppo di formazione è di tipo gestaltico: consentirà a tutti i partecipanti di contribuire con la loro creatività e competenza, supportando la riflessione critica sia a livello teorico che pratico.
Il supporto e la presenza di colleghi provenienti da molte parti del mondo e la bellezza dell’Italia forniranno l’ambiente migliore per nutrire le proprie capacità di supervisore della Gestalt.

Chi sono i didatti?

Miriam Taylor, Gestalt psychotherapist, Academic consultant, London (UK)
Jean-Marie Robine, Institut Français de Gestalt-Thérapie, Bordeaux (France)
Jan Roubal, Gestalt Studia and Masaryk University, Brno (Czech Republic)
Margherita Spagnuolo Lobb, Istituto di Gestalt HCC Italy, Siracusa (Italy)

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Congratulazioni ai nuovi psicoterapeuti della Gestalt!


Auguri ai nuovi psicoterapeuti della Gestalt che il 15 Giugno presso la sede di Palermo dell’Istituto di Gestalt HCC Italy, completando il loro percorso formativo!

Con orgoglio vi consegnamo al mondo e vi auguriamo un percorso professionale degno della vostra sensibilità ed umanità.

CEREDA ALESSANDRO Titolo Tesi “La fototerapia in pdg: il ruolo delle immagini nel sostegno e nel qui ed ora delle relazioni terapeuticheRelatore: Dott. Michele Cannavò

GIGANTE FRANCESCO Titolo Tesi “Dalla Teoria alla Pratica Clinica. Un’ esperienza in una comunità residenziale per tossicodipendenti” – Relatore: Dott.ssa Teresa Borino

ITALIANO ROBERTA  Titolo Tesi “L’esperienza dell’attesa nei padri: una lettura gestaltica” – Relatore: Dott.ssa Susanna Marotta

LA PIETRA FEDERICA Titolo Tesi “Radici e Germogli. La PdG e il trauma trans generazionale” – Relatore: Dott.ssa Barbara Crescimanno

LO PORTO ORNELLA Titolo Tesi “Adattamento creativo e tumore al seno: imparare a prendersi cura di sè attraverso la malattiaRelatore: Dott.ssa Marilena Senatore

MIGLIORE CARLA Titolo Tesi “Neuroscienze e setting clinico in PdG: possibili integrazioni” – Relatore: Dott. Giancarlo Pintus

SANNA MARGHERITA Titolo Tesi “L’esperienza del silenzio in psicoterapia della Gestalt: dalla concentrazione alla creatività nella relazione” – Relatore: Dott.ssa Marilena Senatore

SORCE MARIA Titolo Tesi “E-migrare: la vita altrove. Aspetti psicologici e sociali del fenomeno migratorio” – Relatore: Dott. Giuseppe Cannella

VELLA AMELIA Titolo Tesi “Sostegno alla genitorialità in famiglie con figli con disabilitàRelatore: Dott.ssa Donatella Buscemi

“Che possiate sempre portare con voi la vostra casa in volo”!

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Le funzioni del sé e la lettura fenomenologica


Michele Lipani e Elisabetta Conte

Il sé, durante l’adolescenza, attraversa una fisiologica riorganizzazione, con importanti modificazioni della funzione es (trasformazioni corporee, percezione e riconoscimento di nuove sensazioni, emergere di nuovi bisogni ancora in via di definizione) e della funzione personalità (nuova definizione di sé e assimilazione dei cambiamenti connessi con il diventare adulti) (Perls et al., 1971).

Si rendono necessari nuovi adattamenti creativi relativi all’esperienza corporea, sfondo sempre presente nel processo di contatto, base sicura su cui poggiano sia il sentimento di esistere e di avere una identità (la pienezza del sentir- si un “io”), che il farsi azione di questa identità attraverso i gesti, le posture, le azioni che portano all’altro (Mione e Conte, 2012).

L’adolescente sembra oggi giungere più fragile di fronte a queste nuove sfide (Conte e Mione, 2013) e avrebbe ancora bisogno di un alto grado di holding, anche se di nuova qualità, da parte delle figure adulte (Levi, 2013). Se priva di sostegno (autosostegno e/o sostegno ambientale), la forte eccitazione tipica di questo tempo della vita si tramuta in ansia e, per non essere sentita, in desensibilizzazione corporea. Dalla funzione es anestetizzata non nasce alcun interesse, non si crea alcuna figura che sostenga l’intenzionalità. Possiamo allora affermare che: «L’esperienza depressiva è una condizione nella quale la dinamica figura/sfondo stenta a mettersi in movimento: lo sfondo è senza energia, non vi sono stimoli, interessi, slanci di intenzionalità (…)» (Francesetti, 2011, p. 83).

Si respira un’aura da «ottundimento dei sensi» (Spagnuolo Lobb, 2011, p. 39) difficile da condividere, come per Luca, sedici anni, che nel tentativo di raccontare come si sente accenna al suo corpo “zavorrato”, al senso di impossibilità di fare le cose «come in certi sogni in cui vuoi correre, scappare, ma non riesci a sollevare le gambe». Quando non trova parole, cita testi di brani musicali che possono avvicinarsi alle sue sensazioni e risvegliarle. Allora si riconosce nei versi di Open, brano dei The Cure, e trascrive:

… Non ce la faccio più, sono diventato così, Quando la vita perde ogni senso
Continuo a muovere la bocca
Continuo a muovere i piedi

Oh mi sento così stanco…
E come la pioggia cade a dirotto Così io mi sento dentro…

Altre volte gli adolescenti sembrano imbrigliati da sensazioni più cupe e fanno riferimento a percezioni visive in cui prevale il buio, il non vedere; le sensazioni tattili/epidermiche esprimono il freddo e il non sentire; spesso il silenzio diventa insostenibile. Francesca, spiegando che non ha voglia di uscire con gli amici, racconta che quando è con gli altri sente di essere «un’ombra insignificante: … se sono da sola, in silenzio posso riuscire a stare tranquilla, ma non sopporto il silenzio del mio mutismo quando sono con gli altri e non riesco a pensare nulla, a dire nulla. Allora molto meglio seppellirmi a casa». Le sensazioni di tipo cinestesico rimandano invece al senso di galleggiamento nel vuoto, al cadere, al sentire il peso e la stanchezza, oppure un senso di disorientamento spesso soffocato.

La funzione personalità, durante l’adolescenza così vivida e fertile nell’assimilare esperienze creative e affamate di novità, nell’impasse depressiva si connota di vissuti di inadeguatezza e di impotenza, come per Gianluca, quindici anni, che fino alle scuole medie era un alunno brillante, ma con l’ingresso nelle scuole superiori non comprende e non tollera il “tonfo” del suo rendimento scolastico. Nonostante il suo impegno, gli sembra che tutti siano più in gamba di lui e i suoi voti sono irrimediabilmente “da bocciato”: «Forse non sono così intelligente come gli altri credono, forse la scuola non fa per me».

L’adolescente che attraversa una fase depressiva si macera nel conflitto insanabile, tra ciò che vorrebbe essere e ciò che riesce ad essere, tra ciò che vorrebbe fare, i suoi sogni, le sue aspettative, e ciò che poi effettivamente fa. Ancora peggio se deve mettere in discussione le aspettative che gli altri hanno nutrito per lui e sostituirle con nuove aspettative più sue. Da ciò scaturisce il sentire la fatica di diventare se stesso, il senso di inadeguatezza e di inibizione, l’impotenza, la paura di non essere “visto”, di non valere abbastanza.

(…)

Tratto dall’articolo “Giovani funamboli:esperienze depressive in adolescenza”
in Quaderni di Gestalt, volume XXVII, 2014-2, La psicopatologia in psicoterapia della Gestalt
Rivista semestrale di psicoterapia della Gestalt edita da Franco Angeli

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Lo sviluppo polifonico dei domini


Verso una prospettiva evolutiva della psicoterapia della Gestalt

-Margherita Spagnuolo Lobb.

Rispondendo alla domanda “quale prospettiva sullo sviluppo è coerente con i principi della psicoterapia della Gestalt e dunque utilizzabile a livello clinico dai gestaltisti?”, l’autrice afferma che ciò che serve al clinico non è tanto una teoria dello sviluppo in sé, ma una “mente evolutiva”, ossia una mappa per comprendere come il passato si rivela nel presente, che possa aiutarlo a intuire sia l’evoluzione delle modalità di contatto del paziente che il suo movimento interrotto, l’intenzionalità di contatto bloccata che chiede di essere liberata nel presente. Presenta dunque un modello per osservare come le risorse del paziente sono ancora disponibili nella relazione o sono dormienti.

La chiave concettuale di questo lavoro è lo sviluppo polifonico di domini, che l’autrice propone come una prospettiva epistemologicamente coerente di guardare, nel qui e ora della seduta, allo sviluppo del paziente, come una funzione del campo fenomenologico, allo scopo di sostenere l’eccitazione per il contatto che ha perduto la sua spontaneità, nel quadro di riferimento della domanda di terapia del paziente. Descrive i domini gestaltici, le loro caratteristiche e i rischi che implicano nel caso di un confine di contatto desensibilizzato.

Sebbene la psicoterapia della Gestalt sia nata proprio da un’idea innovativa rispetto alla teoria freudiana dello sviluppo (la ben nota fase dell’aggressione dentale, Perls, 1942), i suoi seguaci si sono tenuti distanti da una concettualizzazione dei processi evolutivi, almeno fino agli anni ’80, momento in cui tutte le correnti psicoterapeutiche si sono rivolte alla relazione e alla cura dei pazienti gravi. A quel punto, la critica all’approccio evolutivo sostenuta dagli psicoterapeuti della Gestalt – secondo cui guardare allo sviluppo del paziente era una distrazione dalla freschezza della relazione nel qui ed ora – fu sostituita dalla ricerca di una teoria evolutiva che fosse in linea con i principi epistemologici della psicoterapia della Gestalt.

In questo articolo intendo proporre una prospettiva gestaltica sullo sviluppo (più che una teoria evolutiva) che consenta al terapeuta di rimanere nella freschezza del contatto presente con il paziente, e di considerare nel proprio lavoro la profondità che emerge dalla “superficie” del loro incontro. Attingendo alle teorie evolutive contemporanee, descriverò il concetto di dominio come un ambito esperienziale che include alcune capacità di contatto. (…)

1. Un esempio di prospettiva gestaltica sullo sviluppo

Secondo la terapia della Gestalt, l’individuo contatta l’ambiente utilizzando le forme di sostegno fisiologico specifico di cui dispone. Queste sono parte della sua esperienza e sono necessarie per l’autoregolazione spontanea del suo essere-con. Ecco un esempio. Un bambino vomita la mattina quando deve andare a scuola; i genitori, già stressati perché faranno tardi al lavoro, lo rimproverano; il bambino si sente umiliato. Nella sua esperienza, vomitare rappresenta un sostegno fisiologico che gli consente di scaricare una tensione. Se si sente accettato dai genitori, con la sua angoscia e la sua confusione emotiva, sarà in grado di attingere al sostegno fisiologico che ne deriva. Tornerò nel corso dell’articolo a questo esempio.

L’attenzione al corpo che caratterizza il metodo gestaltico segna un passaggio importante per tutta la psicoterapia: da un concetto di profondità riferito a localizzazioni psichiche, ad una profondità intesa come incarnazione della relazione (Spagnuolo Lobb, 2005). Se per Reich il corpo era il luogo della repressione dei conflitti, e per Perls il mezzo privilegiato di espressione di un’esperienza olistica ed esistenziale, per gli autori gestaltici contemporanei (in particolare Kepner, 1993; Frank, 2001; Clemmens et al., 2008; Clemmens, 2011) il corpo è l’organo di contatto per eccellenza, che comprende tanto la memoria dei contatti passati, quanto la creazione di quelli presenti. Il linguaggio gestaltico dell’esperienza di contatto riformula la prospettiva psicodinamica nel codice fenomenologico dell’esperienza nel qui ed ora.

(…)

L’articolo tratta i seguenti temi:

2. La questione della teoria evolutiva in psicoterapia della Gestalt

3. La presenza concreta del paziente tra figura e sfondo

4. Le mappa gestaltica dello sviluppo polifonico dei domini in un campo

5. L’organizzazione gestaltica dello sviluppo polifonico dei domini

6. La prospettiva evolutiva della psicoterapia della Gestalt nell’evi- denza clinica

7. Un ricordo personale

Tratto da Quaderni di Gestalt, vol. XXII, 2009-2, Psicoterapia della Gestalt e psicoanalisi
Rivista semestrale di psicoterapia della Gestalt edita da Franco Angeli

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Auguri ai nuovi psicoterapeuti della Gestalt!


Giorno 31 Maggio 2o18 presso la sede dell’Istituto di Gestalt HCC Italy di Siracusa hanno discusso la loro tesi di specializzazione in psicoterapia:

1. CROCE ALESSIA Titolo Tesi “Creatività e co-creazione in Psicoterapia della Gestalt con riferimento al gruppo terapeutico” – Relatore: Dott. Giuseppe Mirone
2. D’ANDREA FABRIZIO Titolo Tesi “Una Scheda Clinica per l’addiction” – Relatore: Dott. Giancarlo Pintus
3. FRASSICA GIUSEPPE SANTI Titolo Tesi “L’esperienza del dolore: La Psicoterapia della Gestalt e come processo relazionale di sostegno al contatto ” – Relatore: Dott. Giancarlo Pintus
4. IACONO BARBARA Titolo Tesi “Quando l’indicibile viene raccontato. Lo squarcio della relazione impresso nel sé del bambino abusato” – Relatore: Dott.ssa Rosanna Militello
5. TOMASELLO ALESSANDRA Titolo Tesi “Il tema della sessualità in psicoterapia della Gestalt” – Relatore: Dott. Giuseppe Mirone
6. XAXA ALESSANDRA Titolo Tesi “La Psicoterapia della Gestalt e i Disturbi Specifici dell’apprendimento: Un incontro al Confine di Contatto” – Relatore: Dott.ssa Giovanna Triberio

 

Tantissimi auguri da tutti noi per il vostro traguardo raggiunto con successo!

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Gruppi di Training Autogeno: cosa sono?


E’ necessario chiedersi: Cos’è il Training Autogeno? E’ una tecnica di rilassamento finalizzata a scaricare lo stress, al recupero delle energie psico-fisiche. È indicato:
• per gestire l’ansia
• per potenziare l’attività mentale, l’attenzione, la memoria e la concentrazione
• per migliorare le prestazioni lavorative e sportive
• per favorire il benessere psico-fisico
• per i disturbi psicosomatici: insonnia, ipertensione, cefalea, disturbi digestivi, tachicardia

Nasce il bisogno di offrire strumenti per gestire al meglio tali effetti negativi della quotidianità e per questo il Centro Clinico e di Ricerca in Psicoterapia organizza dei gruppi di Training Autogeno.
Gli incontri prevedono l’apprendimento di una serie di esercizi studiati allo scopo di raggiungere un rilassamento e favorire l’introspezione e la consapevolezza di sé. Il percorso è articolato in 8 incontri di gruppo di un’ora e mezza ciascuno. Il primo incontro di orientamento individuale è gratuito. Durante gli incontri si svolgeranno attività pratiche finalizzate all’apprendimento delle tecniche del Training Autogeno.

I conduttori dei gruppi sono:

Dott.ssa Luana Berlich, Psicologa e Psicoterapeuta della Gestalt e operatore in T.A.
Dott.ssa Perrone Mariacatena, Psicologa e Psicoterapeuta della Gestalt e operatore in T.A.

 

Recupera le tue energie, rigenera il corpo e la mente, riduci l’ansia e lo stress

Per saperne di più clicca qui 

 

 

 

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I disturbi delle relazioni sessuali: l’amore e il desiderio


-Nancy Amendt-Lyon.

La fenomenologia delle difficoltà nelle relazioni sessuali

Avendo scelto di esplorare i problemi delle relazioni sessuali dalla prospettiva della psicoterapia della Gestalt, quando penso alla portata di questo argomento, sento contemporaneamente eccitazione mista a timore. Il campo è vastissimo! So tuttavia di avere scelto un tema che mi sta molto a cuore e questo mi dà sostegno ed energia per affrontare un campo così grande, consapevole che solo una parte può essere affrontata all’interno di questo capitolo. Le difficoltà sessuali comprendono fenomeni che emergono nel momento in cui gli esseri umani si coinvolgono nella relazione con l’altro, all’interno del campo delle esperienze reciproche quando interagiscono e tentano di raggiungere e influenzare l’altro. Secondo la prospettiva gestaltica della teoria del campo, le difficoltà sessuali sono relazionali anche quando soltanto uno dei partner si sente sessualmente insoddisfatto, inadeguato, incapace di sperimentare piacere, inconsapevole dei suoi bisogni, confuso riguardo la scelta del partner, ansioso o depresso nel delinearsi del suo orientamento sessuale. Questo si riferisce alle esperienze di partner eterosessuali, omosessuali e bisessuali e va esplicitato che l’orientamento sessuale di per sé non può essere considerato un disturbo.

In sintesi, i problemi delle relazioni sessuali si manifestano con la difficoltà di percepire le sensazioni e l’eccitazione sessuale, di lasciar crescere la tensione sessuale, di sostenere il contatto durante il culmine dell’eccitazione sessuale, di lasciarsi andare all’orgasmo, così come rimanere e gustare il sentirsi appagati dopo la soddisfazione. Il disagio o la confusione sulla propria identità sessuale può far desiderare di vivere la vita come una persona del sesso opposto, sia vestendone gli abiti sia desiderando di cambiare sesso ricorrendo ad interventi chirurgici o cure ormonali. La sofferenza nella preferenza sessuale, includono le parafilie, esperienze violente, fantasie di eccitazione sessuale, impulsi sessuali intensi o episodi comportamentali che coinvolgono bambini, individui non consenzienti, oggetti o esseri non umani. Questi disturbi possono inoltre comportare l’umiliazione di sé stessi, del proprio partner o causare loro sofferenze fisiche o emotive.

La situazione co-creata

Quando approfondiamo i temi sessuali in psicoterapia, come professionisti o teorici, dobbiamo essere pronti a rivolgere la nostra attenzione all’attrazione sessuale, alla sensualità e ai momenti d’intimità che si vivono all’interno della situazione terapeutica. Un aspetto essenziale del modo in cui ci rapportiamo a questi aspetti in terapia è legato a come gestiamo la nostra identità sessuale e la nostra sessualità. Di conseguenza, le mie riflessioni sono quelle di una donna eterosessuale, di mezza età, impegnata in una relazione stabile e madre di due figli maggiorenni. Il modo in cui percepisco e mi relaziono ai miei pazienti riflette questa realtà, e viceversa. Ciò non mi ha proibito di lavorare con pazienti che non hanno il mio stesso orientamento sessuale, inclusi gay e lesbiche, bi- sessuali, ermafroditi e transessuali (ogni abitudine sessuale può produrre sentimenti di ansia, di ostilità, o discriminazione verso chi – siano essi una maggioranza o una minoranza – pratica forme di sessualità poco comuni). La capacità di sentire, contenere, affrontare ed esprimere in modo adeguato la nostra sessualità all’interno della situazione terapeutica è una competenza preziosa.

(…)

Tratto da Quaderni di Gestalt, volume XXVII, 2014-1, I vissuti sessuali in psicoterapia
Rivista semestrale di psicoterapia della Gestalt edita da Franco Angeli

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