Master in Arteterapia.


Arteterapia come arte del contatto: la creatività nelle relazioni di aiuto.

Perchè partecipare al Master in Arteterapia?
La psicoterapia della Gestalt, in accordo con le più accreditate teorie delle neuroscienze, sostiene da tempo ciò che oggi è universalmente riconosciuto: tutti noi siamo creativi nella nostra quotidianità, poiché possediamo la dote innata di entrare in risonanza con lo stato emotivo di coloro con cui stabiliamo un contatto. Possiamo, però, vivere questa creatività relazionale in modo più pieno ed efficace se impariamo a sviluppare la nostra capacità di sentirevedereascoltare, narrare, muoverci e stupirci di fronte al dolore nostro e dell’altro, e nel cogliere la bellezza nascosta anche nella sofferenza. E’ questa – assieme al superamento della paura del ridicolo e della vergogna –  la base ottimale per instaurare una relazione di aiuto che, in ogni ambito (terapeutico, educativo, riabilitativo), può risultare efficace e facilitare il contatto umano attraverso la co-creazione di forme artistiche.

 

Quali sono gli obiettivi del Master?
Fornire ai partecipanti esperienze di sensibilizzazione e di sperimentazione creativa attraverso:

  • la consapevolezza del sentire e del movimento corporeo
  • l’uso delle immagini e della fotografia
  • la scrittura creativa
  • la lettura del linguaggio cinematografico
  • l’espressione musicale del sé

Particolare attenzione è posta nel far sì che i corsisti sviluppino una mentalità creativa – ispiratrice del modello terapeutico gestaltico – che consenta di: prendere consapevolezza della propria duttilità espressiva; facilitare la stessa consapevolezza nella persona di cui ci si prende cura; utilizzare i diversi canali espressivi (arte come “ponte” relazionale) per entrare in risonanza con l’Altro;  integrare le varie esperienze in modo da poter elaborare percorsi personali e originali, secondo le inclinazioni e le finalità di ciascuno.

 

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la comprensione del gesto pittorico e il sistema dei neuroni specchio


-Alessandro Vizzi.

Recentemente in ambito neuroscientifico si è mostrato un notevole interesse nei riguardi dell’empatia, soprattutto in seguito alla scoperta nel cervello umano del sistema dei neuroni specchio (Rizzolatti, Craighero, 2004), (Rizzolatti, Sinigaglia, 2006). La scoperta di questa particolare classe di neuroni ha suggerito, infatti, che l’empatia si caratterizza come “una spinta biologica” alla comprensione sia del mondo degli oggetti (incluse le opere d’arte), sia di quello dell’“altro”, intendendola nell’accezione ampia di un legame immediato e interpersonale.

In particolare è stato osservato come una classe di questi neuroni, detti “canonici”, risponde all’osservazione di oggetti le cui caratteristiche fisiche sono correlate con il tipo di azione codificato da quegli stessi neuroni, e che quindi verrebbero analizzati da parte del soggetto in termini di azioni potenziali: vedere un oggetto significherebbe evocare automaticamente l’azione che si compirebbe con esso.

I processi sensoriali, dunque, costituirebbero non solo il presupposto dell’azione, ma anche parte dell’azione stessa: la visione non sarebbe un processo puramente disinteressato, o addirittura “passivo” rispetto all’azione, ma finalizzato a una possibile interazione con il mondo, rispondendo selettivamente a specifici stimoli tridimensionali.

Il significato funzionale di tali risposte appare chiaro se riconsideriamo la nozione di affordance introdotta da James J. Gibson (1999) con la teoria ecologica della visione, secondo cui la percezione visiva di un oggetto comporterebbe l’immediata e automatica selezione delle proprietà intrinseche che ci consentono di interagire con esso.

L’autore afferma, infatti, che le informazioni sono già presenti nell’assetto ottico, nella stimolazione come si presenta direttamente al soggetto; e da questi possono essere colte direttamente, senza dover ricorrere a sistemi computazionali, a flussi di informazioni o a strutture rappresentazionali.

Le informazioni hanno senso per l’organismo che le coglie direttamente in quanto affordances presentate dall’ambiente in relazione al valore evolutivo che hanno per l’organismo stesso.

Vi sarebbe dunque congruenza fra la selettività delle risposte motorie (tipo di presa) e quella delle risposte visive (tipo di forma, taglia e orientamento dell’oggetto).

Percezione e azione sarebbero dunque processi interconnessi che non possono prescindere dal corpo, inteso sia come strumento organico-biologico (Körper), sia come luogo in cui tali fenomeni sono vissuti dall’individuo (Leib).

(…)

Tratto da Quaderni di Gestalt, volume XXIV, 2011-2, Psicoterapia della Gestalt e Neuroscienze
Rivista semestrale di psicoterapia della Gestalt edita da Franco Angeli

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Un viaggio tra Arte e Neuroscienze


Report CreativaMente LAB.

In occasione dell’evento mondiale della Settimana del Cervello, sponsorizzato in Italia da Hafrica.net, tenutosi dal 12 al 18 Marzo 2018, abbiamo pensato di proporre presso la sede di Siracusa dell’Istituto di Gestalt HCCC Italy, un evento che avvicinasse la creatività alle neuroscienze.

L’idea è nata ed è continuamente stimolata dagli incontri che in questo anno abbiamo avuto con la scuola. Entrare in contatto con le esperienze corporee, guardare il sintomo come adattamento, andare alla ricerca della bellezza nell’altro, riuscire a guardare l’altro come un opera d’arte e vedere la relazione come una danza sono stati per noi concetti difficili da masticare, molto diversi  dagli apprendimenti universitari, eppure profondamente familiari. E’ stato stimolante apprendere che non esiste un modo specifico di fare psicoterapia della Gestalt, ma tante psicoterapie quanti sono i suoi terapeuti. Abbiamo cosi cominciato una curiosa ricerca tra le tecniche usate da vari terapeuti della Gestalt, del nostro e di altri istituti, da Michele Cannavò, Giuseppe Sampognaro, Oliviero Rossi. Abbiamo partecipato ai loro seminari, interagito con i loro modelli e  ci siamo lasciate contagiare dalla loro creatività.

Spinte, quindi,  dalla voglia di fare, scoprire e metterci in gioco, abbiamo messo in campo tutto ciò che abbiamo appreso ed è così venuto fuori “CreativaMente LAB: un viaggio tra Arte e Neuroscienze”.  L’obiettivo che ci siamo poste di raggiungere era mostrare a ciascuno che la creatività non è una prerogativa di pochi, o uno speciale talento di persone fuori dal comune, ma è un ingrediente fondamentale per una vita sana ed è per tutti nessuno escluso.

Il seminario, dal taglio teorico-esperenziale, si è svolto il 15 Marzo 2018, dalle ore 16.00 alle ore 19.00, nei locali dell’Istituto, presso la sede di Siracusa.

L’evento ha riscosso un considerevole successo nei 13 partecipanti che si sono mostrati entusiasti alla possibilità di entrare in contatto con la loro parte creativa. Il gruppo partecipante era eterogeneo per formazione, professione e personalità. Hanno aderito psicoterapeuti, psicologici, educatori, studenti di fisica, di matematica ed un musicista.

Il nostro viaggio tra Arte e Neuroscienze ha avuto inizio con una breve presentazione iniziale delle organizzatrici, dell’istituto e del gruppo; seguita da una fase di rilassamento per la formazione del ground e da esercizi “rompi ghiaccio”, in cui era richiesto ai partecipanti di tentare un primo approccio con la loro creatività, attraverso la realizzazione di sculture corporee, che abbiamo fotografato dietro loro consenso.

Successivamente abbiamo dato spazio alla parte teorica, accennando ad una relazione tra arte e scienza, attraversando il vasto mondo della “neuroestetica” che si propone di comprendere insieme le opere d’arte ed il cervello, le forme artistiche e le risposte viscerali, fino ad arrivare alle recenti scoperte di Vittorio Gallese dei “neuroni specchio”.

Infine, abbiamo dato spazio ad una esperienza creativa co-creata, supportata dall’utilizzo delle immagini, attraverso l’adozione di tecniche fotografiche, messe a punto da Michele Cannavò. Oltre alle fotografie, da noi selezionate, l’esperienza è stata arricchita con stimoli per le altre sfere sensoriali come profumi mediterranei e non (menta, cannella, limone, chiodi di garofano, semi di finocchio e terra bagnata), suoni (melodie di accompagnamento, voci, rumori, canzoni, ecc..), colori e movimenti (inteso come azione, gesto, postura). I partecipanti sono stati guidati alla scoperta di tutti gli stimoli presenti nell’ambiente e sono stati invitati a rilassarsi e a scegliere le foto o gli odori da cui venivano maggiormente attratti, a cui si sentivano legati da un ricordo, un’emozione, un desiderio. Dopo una parte individuale, l’esperienza ha avuto seguito in piccoli gruppi, legati dall’affinità delle scelte operate e infine, nel gruppo allargato, dove è stato chiesto ai partecipanti di raffigurare un’immagine che potesse rappresentare l’esperienza compiuta attraverso una scultura corporea gruppale che richiamasse l’esperienza iniziale.

L’evento si è concluso con una condivisione delle sensazioni provate durante l’esperienza. I partecipanti hanno dato feedback molto positivi, evidenziando come le attività condotte avessero stimolato il loro benessere psicofisico, il divertimento, la creatività e il senso di appartenenza al gruppo. Riferiamo a tal proposito un loro feedback che ci ha molto colpito, arrivato in seguito alla visione della foto della scultura di gruppo: “Se qualcuno la vedesse dall’esterno, se guardasse i nostri sorrisi e i nostri sguardi complici, non direbbe mai che siamo degli estranei”.

Il seminario infine si è chiuso con la frase di Zinker: :“La creatività è un atto di coraggio. Essa afferma: sono disposto a rischiare il ridicolo e il fallimento per poter sperimentare questo giorno con novità e freschezza. Chi ha il coraggio di creare, di rompere i confini, non solo prende parte ad un miracolo, ma finisce anche per rendersi conto che in questo divenire egli è un miracolo.”(J. Zinker, 2002) e con la consapevolezza condivisa che la creatività è un ingrediente fondamentale della vita ed è per tutti, nessuno escluso!

Dott.ssa Andrea Roberta Di Rosa
Dott.ssa Michela Mazzone
Dott.ssa Federica Sciacca

Si ringraziano:

  • Margherita Spagnuolo Lobb, direttore dell’Istituto di Gestalt HCC Italy, per averci concesso l’opportunità di realizzare l’evento;
  • Giuseppe Sampognaro didatta dell’Istituto di Gestalt HCC Italy per i suoi attenti e preziosi consigli.
  • Michele Cannavò e Salvo Libranti didatti dell’Istituto di Gestalt HCC Italy, per il sostegno, la vicinanza e la spinta a credere in questo evento.
  • Marco Lobb e la segreteria dell’Istituto di Gestalt HCC Italy, per l’organizzazione dell’evento;
  • Emma Lo Magro e Bruna Ferlito, allieve didatte dell’Istituto di Gestalt HCC Italy, per la cura nella preparazione del seminario.
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