Le persone con autismo possono riconoscere le emozioni?


-Antonio Narzisi e Filippo Muratori  

Il contributo che qui presentiamo, estrapolato da un più ampio lavoro di ricerca sul profilo neuropsicologico delle persone con autismo ad alto funzionamento condotto presso l’Istituto Scientifico Stella Maris di Pisa (Narzisi et al., 2011), vuole essere un apporto a tale dibattito.

Prima di addentrarci nello specifico del lavoro di ricerca è opportuno ricordare che con il termine disturbi dello spettro autistico (ASD) s’intende una costellazione di disturbi che si caratterizzano per la presenza di una sintomatologia che riguarda una difettualità a livello della comunicazione e dell’interazione sociale e per la presenza di comportamenti stereotipati e ripetitivi (APA, 2000).

Dal punto di vista qualitativo, un sintomo tradizionalmente ascritto alle persone con autismo è quello di non essere in grado sia di decodificare ed interpretare gli stati emotivi dell’altro (Buitelaar, van der Wees, Swaab-Barneveld, van der Gaag, 1999) che di riconoscere le emozioni attraverso compiti di etichettatura delle espressioni facciali esprimenti stati d’animo (Bormann-Kischkel, Vil- smeier, Baude, 1995; Tantam, Monaghan, Nicholson, Stirling, 1989).

La caduta prestazionale delle persone con autismo in compiti di riconoscimento delle emozioni è sottolineata anche da recenti studi di neuroimaging che hanno mostrato una ridotta attivazione del giro fusiforme durante le attività di riconoscimento facciale delle espressioni emotive (Piggot et al., 2004; Wang, Dapretto, Hariri, Sigman, Bookheimer, 2004). Ma, nonostante la letteratura sia concorde nell’affermare una difettualità nelle persone con autismo in compiti di riconoscimento dell’emozione, esiste un corpus sempre più consistente di contributi scientifici che depone in favore del riconoscimento delle emozioni nei soggetti con autismo (Buitelaar et al., 1999; Castelli, 2005; Grossman, Klin, Carter, Volkmar, 2000; Ozonoff, Pennington, Rogers, 1990; Tracy et al., 2011). Secondo questi contributi, le persone con autismo, definite anche “neurodiverse” (Mottron, 2011), mostrano adeguati livelli di prestazioni in compiti standardizzati di discriminazione delle emozioni. …

L’articolo tratta anche i seguenti temi:

2. Il modello psicologico bi-fattoriale
3. Empatia Cognitiva: Verbale vs Contestuale

Tratto da Quaderni di Gestalt, volume XXIV, 2011/2, Psicoterapia della Gestalt e Neuroscienze
Rivista semestrale di Psicoterapia della Gestalt edita da Franco Angeli, pag. 100

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Autismo e psicoterapia della Gestalt: un ponte dialogico possibile


-Antonio Narzisi e Rosy Muccio

Gli obiettivi principali di questo studio sono: descrivere le caratteristiche cliniche di disturbi dello spettro autistico cercando di costruire un ponte dialogico con la psicoterapia della Gestalt e iniziare a sviluppare una lettura ermeneutica dei disturbi dello spettro autistico secondo la teoria della psicoterapia della Gestalt.

Autismo: caratteristiche generali ed espressività del disturbo sociale

L’individuazione dell’autismo come sindrome clinica precocissima si può far risalire a due pubblicazioni quasi contemporanee. La prima, ad opera di Kanner (1943), descriveva bambini caratterizzati dall’assenza di interessi sociali, tendenza a stare da soli, intolleranza ai cambiamenti, interessi ristretti e stereotipati, disturbi del linguaggio e riduzione delle capacità cognitive; la seconda, del 1944, ad opera di Asperger, descriveva soggetti ugualmente solitari e dagli interessi ristretti ma senza deficit cognitivo e linguistico.

L’autismo di Kanner e la sindrome di Asperger sono diventati i due quadri clinici estremi di quelli che attualmente sono definiti Disturbi dello Spettro Autistico (DSA, o Autism Spectrum Disorders, ASD) e che sono caratterizzati da due elementi: 1) deficit socio-comunicativo; e 2) presenza di interessi ristretti. Secondo le stime del CDC (Center for Disease Control and Prevention), l’incidenza dei DSA è di circa 1 bambino su 68. Tale incidenza pone i DSA come malattie non rare e di grande rilevanza sociale e sanitaria. Per molti anni l’ipotesi eziologica dell’autismo è stata basata sull’idea che il bambino affetto da autismo fosse neurologicamente sano, e che la causa dell’autismo fosse individuabile solo nel rapporto inadeguato con una madre “frigorifero” (Bettelheim, 1967).

Per molti anni questa ipotesi eziologica, oggi ritenuta scorretta, ha dominato il panorama clinico internazionale. Attualmente i DSA sono considerati come l’espressione di uno specifico processo patologico che, a partire da fattori poligenetici (sicuramente presenti, ma solo in piccola parte identificati), comporta uno sviluppo anormale della architettura cerebrale che è la responsabile della sindrome clinica comportamentale. Il fatto che l’autismo possa essere meglio compreso nella sua natura di disfunzione genetica e neurobiologica ha portato progressivamente a sviluppare metodi terapeutici più congruenti con la specificità dei deficit neurocognitivi e psicopatologici. In particolare la ricerca sul ruolo che l’esperienza svolge nell’espressione dei geni e nella costruzione dell’anatomia cerebrale sta ponendo le basi per trattamenti in grado di modificare le funzioni e le strutture cerebrali e non come semplici e forzose modificazioni comportamentali.

L’intervento precoce è maggiormente efficace poiché si appoggia sulla plasticità cerebrale, connessa al ruolo che l’esperienza svolge nell’espressione genica e nella costruzione dell’anatomia cerebrale. Attualmente gli interventi precoci per l’autismo sono collocabili lungo un continuum che vede ad una estremità gli interventi fondati sulla teoria comportamentale (behavioral approaches) e dall’altra quelli basati sullo sviluppo (developmental approaches).

Secondo questa proposta tutti gli interventi possono essere collocati all’interno di un continuum che va da approcci comportamentali altamente strutturati e guidati da un terapista, ad approcci meno strutturati che seguono gli interessi del bambino basandosi su un programma teso a facilitare il suo progredire sulla scala dello sviluppo (Narzisi et al., 2014; Ospina et al., 2008). Kanner (1943, p. 1) aveva descritto i bambini con autismo come «bambini che vengono al mondo con un disturbo innato nel formare l’usuale contatto affettivo con le persone, proprio come altri bambini vengono al mondo con un handicap fisico o intellettivo».

Questa intuizione di Kanner è oggi ampiamente confermata sia dagli studi clinici, che segnalano come indici precoci di rischio di autismo il difetto dell’attenzione condivisa e della reciprocità sociale (Mundy, Crowson, 1997), sia dagli studi di imaging (Kennedy et al., 2006) che segnalano disfunzioni a livello di un complesso network di aree cerebrali deputate alla regolazione sociale delle azioni umane (amigdala, corteccia orbito-frontale, giro temporale superiore e inferiore, giro fusiforme, corteccia temporo-polare). L’abbattimento dell’età del bambino al momento della diagnosi dai sei anni ai tre/quattro anni ha notevolmente migliorato la prognosi dei DSA (Vismara, Rogers, 2010). La sfida attuale è quella di porre diagnosi di autismo prima dei trentasei mesi di vita in modo da poter intervenire in una fase dello sviluppo in cui il disturbo non si è ancora stabilizzato e quindi di modificare realmente la qualità della reciprocità sociale in questi bambini.

(…)

Quaderni di Gestalt, volume XXVIII, 2015-1, Il sé e il campo in psicoterapia della Gestalt
Rivista Semestrale di Psicoterapia della Gestalt, edita da FrancoAngeli

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Intervista a Margherita Spagnuolo Lobb


La psicoterapia della Gestalt è un metodo psicoterapico che porta nella clinica e nel rapporto persona/società i valori estetici, il rispetto per la creatività e il riconoscimento della bellezza insita nel relazionarsi umano. In Italia, essa è rappresentata per la triplice attività clinica, di ricerca e formazione dall’Istituto di Gestalt HCC, che – fra le altre cose – organizza un Master sul Disturbo dello Spettro Autistico, a partire dal prossimo gennaio. Abbiamo incontrato il Direttore dell’Istituto, la prof.ssa Margherita Spagnuolo Lobb, per chiederle di farcene conoscere storia e attività.  

D. Professoressa, ci può raccontare quale è stata la storia dell’Istituto di Gestalt e il suo sviluppo dal 1979 ad oggi?

R. L’Istituto di Gestalt HCC è stato la prima scuola di formazione in psicoterapia della Gestalt in Italia. È stato sin dall’inizio espressione di un dialogo ermeneutico con i fondatori dell’approccio (negli USA), e ha sviluppato un modello clinico centrato sulla fenomenologia e sull’estetica della relazione, riconosciuto anche in ambito internazionale. Oggi l’Istituto, che innanzitutto vanta il riconoscimento del Ministero dell’Università come scuola di specializzazione in psicoterapia, nelle sue tre sedi di Siracusa, Milano e Palermo, offre modelli clinici innovativi nell’ambito delle relazioni umane, rispondendo alle nuove esigenze della società contemporanea. Ha vari riconoscimenti, sia sul piano istituzionale (è provider ECM, dal 2004 ha la certificazione qualità ed è l’unico istituto italiano accreditato dalla European Association for Gestalt Therapy) che scientifico (svolge ricerche con università e centri di ricerca internazionali). Svolge attività formativa sia in italiano che in inglese o altre lingue (corsi internazionali).

D. Cosa lo differenzia dalle altre scuole di psicoterapia?

R. Prima di rispondere su cosa lo differenzia mi piacerebbe sottolineare che l’Istituto si muove in sinergia con altre scuole di psicoterapia, che rappresentano l’eccellenza del settore e che cercano di dare il meglio ai propri allievi, secondo i criteri della qualità e il confronto tra approcci diversi per crescere insieme. L’essere una comunità di insegnamento/apprendimento è dunque il metodo formativo di base dell’Istituto, sia al suo interno che con altre scuole. Insegnare è un processo che include sempre l’apprendere: una posizione umile e profondamente scientifica, animata da curiosità verso la novità ma anche dall’aderenza a precisi punti epistemologici. Nel nostro metodo di insegnamento (e questo è peculiare) consideriamo la crescita in gruppo come fondamentale, curiamo i processi di gruppo tra gli allievi come microcosmo sperimentale per il loro cambiamento. Insomma tutto ciò che insegniamo viene fenomenologicamente sperimentato prima di essere applicato nella propria professione.

D. L’Istituto di Gestalt si è sempre caratterizzato anche per una sua propria attività editoriale: ce la può descrivere nei contenuti e nelle finalità?

R. Dalla ricerca dell’Istituto nascono le pubblicazioni. La rivista Quaderni di Gestalt, nata nel 1985, pubblicata dalla casa editrice Franco Angeli, ha rappresentato la nostra anima scientifica e dialogica: ospita contributi inediti dei didatti dell’Istituto (spesso tradotti all’estero in altre lingue), dialoghi con esponenti scientifici di rilievo (sono stati ospitati dialoghi con Daniel Stern, Vittorio Gallese, Massimo Ammaniti, Nino Dazzi, Umberto Galimberti e molti altri), ricerche e studi innovativi, brani clinici. Inoltre, la collana di Psicoterapia della Gestalt da me diretta presso la stessa casa editrice offre volumi su temi clinici fondamentali e su sviluppi teorici. Da qualche anno abbiamo iniziato un settore editoriale internazionale in lingua inglese, parallelamente alla formazione internazionale che stiamo sviluppando.

D. Le scuole di psicoterapia svolgono anche una propria attività clinica: ci spiega come si integrano le due anime – formazione e clinica –, rafforzandosi, immaginiamo, l’una con l’atra?

R. Ogni sede riconosciuta della Scuola di Psicoterapia ha un suo Centro Clinico e di Ricerca, in cui prestano la propria opera i didatti dell’istituto, come referenti e supervisori, e giovani psicoterapeuti che sperimentano assieme ai didatti nuovi modelli clinici sottoposti a riflessione e a ricerca. I centri clinici e di ricerca dell’Istituto hanno una finalità sociale, e offrono servizi di psicoterapia e assessment a prezzi accessibili. I centri clinici vengono attivati anche rispetto alle specifiche popolazioni di utenza oggetto di corsi di formazione (come nel caso del Master sui disturbi dello spettro autistico).

D. Svolgete anche attività di ricerca in psicoterapia: ci può spiegare meglio in cosa consiste?

L’attività clinica e di ricerca sono – come diceva lei prima – due anime che si integrano e si rinforzano a vicenda: non si può fare una buona clinica senza ricerca e non si può fare ricerca senza tener conto della clinica. L’istituto di Gestalt HCC Italy fa regolarmente ricerca sui risultati della psicoterapia: tutti i Centri Clinici utilizzano dei questionari validati a livello internazionale per valutare l’esito del lavoro clinico. Inoltre, l’Istituto è impegnato in progetti di ricerca sull’esito dei propri modelli formativi, e anche in ricerche “creative” (ad es., sui processi percettivi del dolore, sul concetto di legalità o sull’interazione caregiver/bambino) collegate alla sperimentazione teorico/clinica della Scuola di Specializzazione e dei propri Master.

D. Una delle vostre novità nel campo della formazione per il 2017, è un Master sull’autismo. Perché questa iniziativa?

R. Come riportato dai dati epidemiologici, il Disturbo dello Spettro Autistico interessa un bambino ogni 68. Ciò significa che tale disturbo rappresenta, oggi, una vera e propria emergenza sociale. Pertanto l’obiettivo primario, come clinici e ricercatori, è quello di offrire una formazione di alto livello a tutti i soggetti protagonisti di una presa in carico terapeutica. In questo senso il Master che abbiamo organizzato risponde alle richieste di approfondimento pervenute da neuropsichiatri infantili che operano nelle realtà territoriali, da psicologi, logopedisti, neuropsicomotricisti e altre figure che ruotano attorno alla persona con autismo.

D. Cosa offre il Master?

R. Il nostro Master traccerà un excursus di approfondimento che fornirà ai partecipanti una mappa orientativa approfondita nell’ambito delle attuali procedure di screening, con particolare attenzione agli strumenti adoperati, sottolineandone punti di forza e di debolezza. Sarà dedicato uno spazio ampio alle procedure di tipo diagnostico, offrendo ai partecipanti una conoscenza dettagliata dei segni del Disturbo dello Spettro Autistico. Saranno discusse le più note strategie di intervento precoce nell’ambito dell’autismo, con riferimento all’importanza del coinvolgimento genitoriale. I partecipanti impareranno ad orientarsi nell’arena dei trattamenti e a ragionare in modo critico sulle strategie d’intervento. Nel corso delle lezioni sarà dedicato uno spazio anche ai temi del Disturbo dello Spettro Autistico ad alto-funzionamento, delle nuove tecnologie, alla ricerca sui fattori eziologici ambientali, alle prospettive epidemiologiche e agli indispensabili punti di vista del pediatra e dei genitori.

D. Qual è il valore aggiunto di questo Master?

R. Abbiamo pensato di offrire ai partecipanti anche una specifica formazione “professionalizzante”. In tal modo gli allievi parteciperanno a un corso ADOS-2 per uso clinico (docente: Antonio Narzisi, ricercatore dell’IRCCS Stella Maris di Calambrone) e a un corso Vineland-II (docente: Giulia Balboni, Università degli Studi di Perugia). Entrambi questi strumenti rientrano nel protocollo di valutazione internazionale usato nel corso del processo diagnostico per il Disturbo dello Spettro Autistico. I partecipanti al master avranno la possibilità, durante alcuni sabati, di esercitarsi in modo pratico all’uso e/o alla conoscenza dell’ADOS-2, attraverso somministrazioni dal vivo o attraverso l’osservazione di video con attribuzione di punteggi e discussione con il docente.

D. Il titolo del corso dichiara che il tema dei Disturbi dello Spettro Autistico sarà affrontato secondo l’approccio gestaltico: cosa intendete?

R. Il Master si basa sul metodo fenomenologico ed estetico della psicoterapia della Gestalt. Si tratta di una prospettiva innovativa nel campo del trattamento del disturbo autistico, che vede la neuro-diversità come una condizione (piuttosto che meramente come uno svantaggio) che ha le proprie risorse e caratteristiche relazionali. Non il tentativo di “normalizzare” il disturbo quindi, ma il riconoscimento di un linguaggio diverso di cui è possibile sostenere le risorse e con cui è possibile dialogare. Una caratteristica interessante del master è inoltre il fatto che le emozioni del professionista (o genitore) che si prende cura del bambino autistico vengono prese in considerazione sia per chiarire il “campo” in cui si lavora, sia per sostenere gli aspetti relazionali tra bambino in cura e operatore della cura.

D. Come sarà formata la “faculty”?

R. Coordinatore del Master, innanzitutto, sarà Antonio Narzisi, che da tempo si occupa dei disturbi dello spettro autistico presso l’IRCCS Stella Maris. Faranno, poi, parte dello staff docente ricercatori universitari esperti nella percezione come funzione gestaltica, olistica e creativa appunto, della relazione, e studiosi che lavorano sul disturbo dello spettro autistico con i metodi più aperti e creativi. I loro nomi sono già pubblicati nel programma sul sito web del corso.

Mi preme infine ricordare che il Master ha ricevuto il patrocinio dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’IRCCS Stella Maris, che è considerato uno dei centri europei maggiormente riconosciuti per la diagnosi e la ricerca nell’area del Disturbo dello Spettro Autistico. Anche Hogrefe, come sa, figura fra i patrocinatori, come editore italiano dell’ADOS-2, oltre che di altri test e importanti volumi sull’autismo.
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Milano, 20-21 marzo 2015 CORSO DI AGGIORNAMENTO sulla diagnosi e il trattamento dell’autismo


Autismo: dalla neuro-diversità all’adattamento creativo gestaltico
con Antonio Narzisi

L’autismo, sindrome complessa e inafferrabile, rappresenta con le sue molteplici specificità, l’emblema di ciò che sfugge a categorizzazioni o sistematizzazioni rigide e asettiche. Ciascuno di noi è “norma” di se stesso e ogni bambino va visto nella sua individualità e valorizzato nella sua diversità. Il miglior adattamento possibile dell’individuo scaturisce dall’incontro con un ambiente che favorisce e valorizza le sue abilità e nel quale le condizioni ottimali di vita diventano la “dimensione speciale della normalità”.

Un viaggio affascinante con il dottor Antonio Narzisi, ricercatore presso la Divisione di Psichiatria dello Sviluppo dell’IRCCS Fondazione Stella Maris di Calambrone (Pisa), che condurrà i partecipanti ad orientarsi rispetto all’identificazione precoce dei segni comportamentali dell’autismo ed al loro trattamento tempestivo.

Il dott. Narzisi, psicologo, specializzato in Pedagogia Clinica ad orientamento Sistemico-Relazionale, in Psicoterapia della Gestalt presso l’Istituto di Gestalt HCC Italy ha presentato i risultati della sua ricerca in conferenze in ambito nazionale ed internazionale. È autore, su riviste peer reviewed, di pubblicazioni scientifiche nell’ambito dell’Autismo.

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Autismo e Gestalt: Empatia e Teoria della Mente nei Disturbi Pervasivi dello Sviluppo: le persone con autismo possono riconoscere le emozioni?


Empatia e Teoria della Mente nei Disturbi Pervasivi dello Sviluppo: le persone con autismo possono riconoscere le emozioni?

 Antonio Narzisi* e Filippo Muratori**

Tratto da Quaderni di Gestalt n.2011-2 (per info ed abbonamenti clicca qui)

 
Riassunto dell’articolo

Le persone con autismo possono riconoscere le emozioni? Questa domanda è il focus del lavoro. I risultati del nostro studio mostrano prestazioni deficitarie nelle prove verbali di Teoria della Mente ma non in compiti di Teoria della Mente contestuale, ovvero nella comprensione dei contesti emotivi, suggerendo che la presenza di spunti contestuali è di aiuto per il riconoscimento delle emozioni in bambini con autismo. Questi dati sono stati brevemente discussi attraverso la teoria dell’isomorfismo interpersonale (Psicologia della Gestalt); la teoria della simulazione incarnata (embodied simulation di Gallese); e la teoria del confine di contatto (psicoterapia della Gestalt).

Inoltre l’elaborazione locale dell’informazione (livello sistematizzante) non è considerata un ostacolo per l’elaborazione globale/gestaltica dell’informazione e per il riconoscimento delle emozioni ma piuttosto come un segno di neuro-diversità.

 

Parole chiave: Autismo; Teoria della Mente; Terapia della Gestalt; Psicologia della Gestalt; Isomorfismo interpersonale.

 


*Psicologo presso l’IRCCS Stella Maris di Calambrone (Pi). Si occupa di clinica e ricerca nell’ambito della diagnosi e trattamento precoce dell’Autismo. E’ docente incaricato di Psicologia dello Sviluppo presso l’Università di Pisa.

**Direttore UOC di Psichiatria dello Sviluppo presso l’Istituto Scientifico Stella Maris di Calambrone (Pi). Insegna Neuropsichiatria Infantile presso l’Università di Pisa.

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