Intervista a Margherita Spagnuolo Lobb


La psicoterapia della Gestalt è un metodo psicoterapico che porta nella clinica e nel rapporto persona/società i valori estetici, il rispetto per la creatività e il riconoscimento della bellezza insita nel relazionarsi umano. In Italia, essa è rappresentata per la triplice attività clinica, di ricerca e formazione dall’Istituto di Gestalt HCC, che – fra le altre cose – organizza un Master sul Disturbo dello Spettro Autistico, a partire dal prossimo gennaio. Abbiamo incontrato il Direttore dell’Istituto, la prof.ssa Margherita Spagnuolo Lobb, per chiederle di farcene conoscere storia e attività.  

D. Professoressa, ci può raccontare quale è stata la storia dell’Istituto di Gestalt e il suo sviluppo dal 1979 ad oggi?

R. L’Istituto di Gestalt HCC è stato la prima scuola di formazione in psicoterapia della Gestalt in Italia. È stato sin dall’inizio espressione di un dialogo ermeneutico con i fondatori dell’approccio (negli USA), e ha sviluppato un modello clinico centrato sulla fenomenologia e sull’estetica della relazione, riconosciuto anche in ambito internazionale. Oggi l’Istituto, che innanzitutto vanta il riconoscimento del Ministero dell’Università come scuola di specializzazione in psicoterapia, nelle sue tre sedi di Siracusa, Milano e Palermo, offre modelli clinici innovativi nell’ambito delle relazioni umane, rispondendo alle nuove esigenze della società contemporanea. Ha vari riconoscimenti, sia sul piano istituzionale (è provider ECM, dal 2004 ha la certificazione qualità ed è l’unico istituto italiano accreditato dalla European Association for Gestalt Therapy) che scientifico (svolge ricerche con università e centri di ricerca internazionali). Svolge attività formativa sia in italiano che in inglese o altre lingue (corsi internazionali).

D. Cosa lo differenzia dalle altre scuole di psicoterapia?

R. Prima di rispondere su cosa lo differenzia mi piacerebbe sottolineare che l’Istituto si muove in sinergia con altre scuole di psicoterapia, che rappresentano l’eccellenza del settore e che cercano di dare il meglio ai propri allievi, secondo i criteri della qualità e il confronto tra approcci diversi per crescere insieme. L’essere una comunità di insegnamento/apprendimento è dunque il metodo formativo di base dell’Istituto, sia al suo interno che con altre scuole. Insegnare è un processo che include sempre l’apprendere: una posizione umile e profondamente scientifica, animata da curiosità verso la novità ma anche dall’aderenza a precisi punti epistemologici. Nel nostro metodo di insegnamento (e questo è peculiare) consideriamo la crescita in gruppo come fondamentale, curiamo i processi di gruppo tra gli allievi come microcosmo sperimentale per il loro cambiamento. Insomma tutto ciò che insegniamo viene fenomenologicamente sperimentato prima di essere applicato nella propria professione.

D. L’Istituto di Gestalt si è sempre caratterizzato anche per una sua propria attività editoriale: ce la può descrivere nei contenuti e nelle finalità?

R. Dalla ricerca dell’Istituto nascono le pubblicazioni. La rivista Quaderni di Gestalt, nata nel 1985, pubblicata dalla casa editrice Franco Angeli, ha rappresentato la nostra anima scientifica e dialogica: ospita contributi inediti dei didatti dell’Istituto (spesso tradotti all’estero in altre lingue), dialoghi con esponenti scientifici di rilievo (sono stati ospitati dialoghi con Daniel Stern, Vittorio Gallese, Massimo Ammaniti, Nino Dazzi, Umberto Galimberti e molti altri), ricerche e studi innovativi, brani clinici. Inoltre, la collana di Psicoterapia della Gestalt da me diretta presso la stessa casa editrice offre volumi su temi clinici fondamentali e su sviluppi teorici. Da qualche anno abbiamo iniziato un settore editoriale internazionale in lingua inglese, parallelamente alla formazione internazionale che stiamo sviluppando.

D. Le scuole di psicoterapia svolgono anche una propria attività clinica: ci spiega come si integrano le due anime – formazione e clinica –, rafforzandosi, immaginiamo, l’una con l’atra?

R. Ogni sede riconosciuta della Scuola di Psicoterapia ha un suo Centro Clinico e di Ricerca, in cui prestano la propria opera i didatti dell’istituto, come referenti e supervisori, e giovani psicoterapeuti che sperimentano assieme ai didatti nuovi modelli clinici sottoposti a riflessione e a ricerca. I centri clinici e di ricerca dell’Istituto hanno una finalità sociale, e offrono servizi di psicoterapia e assessment a prezzi accessibili. I centri clinici vengono attivati anche rispetto alle specifiche popolazioni di utenza oggetto di corsi di formazione (come nel caso del Master sui disturbi dello spettro autistico).

D. Svolgete anche attività di ricerca in psicoterapia: ci può spiegare meglio in cosa consiste?

L’attività clinica e di ricerca sono – come diceva lei prima – due anime che si integrano e si rinforzano a vicenda: non si può fare una buona clinica senza ricerca e non si può fare ricerca senza tener conto della clinica. L’istituto di Gestalt HCC Italy fa regolarmente ricerca sui risultati della psicoterapia: tutti i Centri Clinici utilizzano dei questionari validati a livello internazionale per valutare l’esito del lavoro clinico. Inoltre, l’Istituto è impegnato in progetti di ricerca sull’esito dei propri modelli formativi, e anche in ricerche “creative” (ad es., sui processi percettivi del dolore, sul concetto di legalità o sull’interazione caregiver/bambino) collegate alla sperimentazione teorico/clinica della Scuola di Specializzazione e dei propri Master.

D. Una delle vostre novità nel campo della formazione per il 2017, è un Master sull’autismo. Perché questa iniziativa?

R. Come riportato dai dati epidemiologici, il Disturbo dello Spettro Autistico interessa un bambino ogni 68. Ciò significa che tale disturbo rappresenta, oggi, una vera e propria emergenza sociale. Pertanto l’obiettivo primario, come clinici e ricercatori, è quello di offrire una formazione di alto livello a tutti i soggetti protagonisti di una presa in carico terapeutica. In questo senso il Master che abbiamo organizzato risponde alle richieste di approfondimento pervenute da neuropsichiatri infantili che operano nelle realtà territoriali, da psicologi, logopedisti, neuropsicomotricisti e altre figure che ruotano attorno alla persona con autismo.

D. Cosa offre il Master?

R. Il nostro Master traccerà un excursus di approfondimento che fornirà ai partecipanti una mappa orientativa approfondita nell’ambito delle attuali procedure di screening, con particolare attenzione agli strumenti adoperati, sottolineandone punti di forza e di debolezza. Sarà dedicato uno spazio ampio alle procedure di tipo diagnostico, offrendo ai partecipanti una conoscenza dettagliata dei segni del Disturbo dello Spettro Autistico. Saranno discusse le più note strategie di intervento precoce nell’ambito dell’autismo, con riferimento all’importanza del coinvolgimento genitoriale. I partecipanti impareranno ad orientarsi nell’arena dei trattamenti e a ragionare in modo critico sulle strategie d’intervento. Nel corso delle lezioni sarà dedicato uno spazio anche ai temi del Disturbo dello Spettro Autistico ad alto-funzionamento, delle nuove tecnologie, alla ricerca sui fattori eziologici ambientali, alle prospettive epidemiologiche e agli indispensabili punti di vista del pediatra e dei genitori.

D. Qual è il valore aggiunto di questo Master?

R. Abbiamo pensato di offrire ai partecipanti anche una specifica formazione “professionalizzante”. In tal modo gli allievi parteciperanno a un corso ADOS-2 per uso clinico (docente: Antonio Narzisi, ricercatore dell’IRCCS Stella Maris di Calambrone) e a un corso Vineland-II (docente: Giulia Balboni, Università degli Studi di Perugia). Entrambi questi strumenti rientrano nel protocollo di valutazione internazionale usato nel corso del processo diagnostico per il Disturbo dello Spettro Autistico. I partecipanti al master avranno la possibilità, durante alcuni sabati, di esercitarsi in modo pratico all’uso e/o alla conoscenza dell’ADOS-2, attraverso somministrazioni dal vivo o attraverso l’osservazione di video con attribuzione di punteggi e discussione con il docente.

D. Il titolo del corso dichiara che il tema dei Disturbi dello Spettro Autistico sarà affrontato secondo l’approccio gestaltico: cosa intendete?

R. Il Master si basa sul metodo fenomenologico ed estetico della psicoterapia della Gestalt. Si tratta di una prospettiva innovativa nel campo del trattamento del disturbo autistico, che vede la neuro-diversità come una condizione (piuttosto che meramente come uno svantaggio) che ha le proprie risorse e caratteristiche relazionali. Non il tentativo di “normalizzare” il disturbo quindi, ma il riconoscimento di un linguaggio diverso di cui è possibile sostenere le risorse e con cui è possibile dialogare. Una caratteristica interessante del master è inoltre il fatto che le emozioni del professionista (o genitore) che si prende cura del bambino autistico vengono prese in considerazione sia per chiarire il “campo” in cui si lavora, sia per sostenere gli aspetti relazionali tra bambino in cura e operatore della cura.

D. Come sarà formata la “faculty”?

R. Coordinatore del Master, innanzitutto, sarà Antonio Narzisi, che da tempo si occupa dei disturbi dello spettro autistico presso l’IRCCS Stella Maris. Faranno, poi, parte dello staff docente ricercatori universitari esperti nella percezione come funzione gestaltica, olistica e creativa appunto, della relazione, e studiosi che lavorano sul disturbo dello spettro autistico con i metodi più aperti e creativi. I loro nomi sono già pubblicati nel programma sul sito web del corso.

Mi preme infine ricordare che il Master ha ricevuto il patrocinio dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’IRCCS Stella Maris, che è considerato uno dei centri europei maggiormente riconosciuti per la diagnosi e la ricerca nell’area del Disturbo dello Spettro Autistico. Anche Hogrefe, come sa, figura fra i patrocinatori, come editore italiano dell’ADOS-2, oltre che di altri test e importanti volumi sull’autismo.
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