Come il padre sente l’Attesa?


 

Fino ad oggi la letteratura sul tema della genitorialità si è concentrata prevalentemente sulla figura della madre e sul suo ruolo nel rapporto con il bambino appena nato. La paternità è rimasta sullo sfondo, come un dato per scontato: se quello materno è stato per secoli definito un istinto, quello paterno si è configurato come un ruolo prevalentemente economico‐disciplinare.

Solo recentemente la società ha cominciato a sostenere che  la genitorialità è un’impresa condivisa sia dalle madre che dai padri (Cabrera et al., 2000).

Uno dei segnali più rilevanti del cambiamento che ha investito la coppia e il rapporto padre-figlio è la maggiore partecipazione del padre dalla gestazione alla nascita del figlio, testimoniata ulteriormente dalla sua presenza in sala parto. Oggi, infatti, è consuetudine che i futuri papà partecipino ad alcuni incontri dei corsi preparto, siano presenti al momento della nascita dei figli, cambino i pannolini, leggano le favole, siano svegli la notte per cullare i neonati e indossino i marsupi.

La gravidanza, dunque, oltre che per la donna, costituisce un periodo di forte cambiamento e di intense emozioni anche per l’uomo, che deve prepararsi ad un cambiamento di ruolo e di identità.

Nonostante il coinvolgimento paterno durante la gravidanza sia un processo che si evolve in modo più lento rispetto a quello materno, ricerche recenti hanno messo in evidenza come nell’ultimo trimestre di gravidanza gli uomini abbiano già elaborato una rappresentazione del bambino e di sé come padre sufficientemente definita ed emotivamente connotata (Ammaniti, Tambelli, Odorisio, 2006).

Lo scopo del presente studio è indagare su come i padri vivono l’attesa del loro bambino attraverso una lettura gestaltica.
La ricerca si propone di osservare le tre funzioni del sé (es, io e personalità) durante lo sviluppo della genitorialità paterna, dove per sé, in Psicoterapia della Gestalt, si intende la capacità dell’organismo di fare contatto con il proprio ambiente, in modo spontaneo e creativo (Spagnuolo Lobb, 2011).

Nello specifico, si è ipotizzato che:

  • le funzioni del sé si manifestano in maniera diversa nei tre trimestri di gravidanza;
  • lo sviluppo della genitorialità paterna dipende dalla qualità della relazione di coppia.

Materiali e metodi

Allo studio hanno preso parte 114 papà in attesa di un figlio, di età compresa tra i 21 e i 43 anni (M=33), reperiti tra Gennaio ed Aprile 2018 attraverso studi ginecologici privati del Distretto Socio-Sanitario n. 34 di Carini e il Consultorio familiare di Partinico. In conformità con i presupposti della ricerca, il gruppo d’indagine è stato scelto in base all’assenza di:

  • patologie gravidiche;
  • problemi familiari;
  • gravi problemi di salute propri o di persone care;
  • serie difficoltà riguardanti la sfera lavorativa.

Data la scarsità di studi su questo tema in Italia e in linea con gli obiettivi della ricerca, è stato necessario costruire un questionario ad hoc sulle funzioni del sè. Esso, costituito da 18 domande, prende in considerazione tre aree: diventare padre, coppia genitoriale, rapporto con il bambino.

Inoltre, è stato somministrato il Family Adaptability and Cohesion Evaluation Scale (FACES III). Esso rappresenta la terza versione del questionario self-report progettato per valutare la coesione e la flessibilità della famiglia secondo il modello Circonflesso di Olson (1989), che nel campo della psicologia della famiglia rappresenta un’importante guida per la comprensione del funzionamento familiare.

Risultati

Mi sembra doveroso puntualizzare che, benchè nell’esporre la teoria del sé secondo la Psicoterapia della Gestalt sia utile distinguere le tre funzioni (es, io e personalità), in realtà esse operano insieme, dunque, nel prendere in esame i vissuti, è evidente come l’uno sia interconnesso all’altro, tanto da rendere difficile operare una distinzione netta tra di esse. La suddivisione, quindi, è puramente strumentale  ai fini espositivi.

Per quanto riguarda la funzione es, ciò che è emerso dai risultati è che i papà stanno complessivamente vivendo con serenità e tranquillità il periodo della gravidanza, dichiarano di aver provato gioia e felicità nel momento in cui hanno saputo dell’arrivo del bambino e ricordano una sensazione corporea di calore. In nessun caso i papà hanno manifestato gelosia per il fatto di sapere che il bambino c’è ma cresce in un altro corpo, dimostrando di non sentirsi esclusi da questa relazione. Appare significativo come la maggior parte dei papà abbia affermato di aver vissuto alcuni sintomi riconducibili alla sindrome della couvade, da quando hanno saputo dell’arrivo del figlio: nausea e vomito, voglie culinarie e aumento di peso.

Rispetto alla funzione personalità, è durante il secondo trimestre che i papà passano dal “sentirsi padre” all’”essere padre”, manifestando in questa fase un senso di appagamento e soddisfazione, dove la prima parola che viene associata alla parola padre risulta essere quella di “amore”. Il sentirsi parte attiva della gravidanza emerge, inoltre nel ritenere il proprio ruolo importantissimo fin dalle primissime fasi della vita del bambino e definendosi come padri affettuosi e giocherelloni.

Rispetto alla funzione io, infine, i papà che rientrano nel terzo trimestre di gravidanza sono quelli che più dimostrano di voler essere presenti e di esserci, non solo assistendo alla nascita del bambino, ma progettando spesso le cose da fare con lui, e di cui dovrà occuparsi dopo il parto, primo fra tutti creare un rapporto con il figlio. Essi sono perfettamente consapevoli che il loro bambino, subito dopo la nascita avrà bisogno di loro.

Nonostante la letteratura abbia delineato i “nuovi padri” come privi di un modello a cui ispirarsi poiché sono loro i pionieri della nuova paternità, i nostri papà sembrano avere le idee chiare su “chi” essere come padre: la nuova espressione della paternità è diventata più affettiva, pur non perdendo l’aspetto normativo. Dai risultati dei questionari emerge infatti che i papà avranno meno dubbi rispetto ai propri padri, su come comportarsi in certe situazioni, e vogliono differenziarsi da essi dando più regole da rispettare. Inoltre manifestano la volontà di una maggiore vicinanza e confidenza con il figlio a cui dimostrare più affetto e con cui trascorrere più tempo insieme.

L’ipotesi secondo cui lo sviluppo della genitorialità paterna è influenzata dalla relazione di coppia risulta essere confermata. Mettendo in relazione le risposte alle domande  riferite alla funzione personalità delle tre aree indagate (diventare padre, coppia genitoriale, rapporto con il bambino) con le risposte date al Faces III, emerge che, i papà con un’insoddisfazione di coppia bassa, ritengono di essere considerati un buon padre dalla propria partner e dimostrano di sentire un senso di appagamento e soddisfazione durante il periodo dell’attesa. Essi ritengono che il proprio ruolo sia molto importante nelle prime fasi di vita del bambino tanto da essere orientati  ad occuparsi più del rapporto con il figlio che non soltanto nel creare un ambiente confortevole o favorire il legame madre-bambino. I papà che provano un grado di insoddisfazione alto all’interno della coppia hanno dichiarato di aver provato confusione quando hanno saputo la notizia dell’attesa del bambino legata ad una sensazione corporea di respiro bloccato. Sono papà che sentono indifferenza nel pensare che il bambino cresce nel corpo della madre e non hanno vissuto nessuna delle condizioni che rientrano tra i sintomi della couvade.

Conclusioni

L’obiettivo da cui è partito il presente lavoro è stato quello di voler osservare, attraverso una lettura qualitativa gestaltica, come le funzioni del sé dei papà si manifestino durante l’attesa di un figlio. Dalla ricerca emerge una figura di padre che sembra avere maturato dei sentimenti paterni e idee abbastanza chiare riguardo all’ esperienza che sta vivendo, dove il legame col figlio sembra vissuto direttamente e non soltanto attraverso la madre. Emerge un padre attivo che vuole essere coinvolto e desidera partecipare alla nascita del figlio non come spettatore, ma come coprotagonista dell’evento. Non sembra avere paure particolari nè sembra voler nascondere sentimenti che un tempo sarebbero stati etichettati come femminili.

Così come confermato dalla presente ricerca, un’adeguata capacità supportiva tra i membri di una coppia e la qualità della loro relazione (essere co-genitori) svolge un ruolo importante anche per lo sviluppo e l’adattamento del bambino, già da quando è feto, se si considera che il nascituro è in uno stato di sviluppo neuro psicologico e i genitori, già in questa fase, instaurano con il figlio esperienze relazionali. Il modo in cui è presente il padre nel mondo interno della madre è determinante per le modalità di organizzazione della relazione con il bambino (Righetti & Sette, 2000).

La mia ricerca, condotta fino a questo punto, ha avuto uno scopo meramente esplorativo e ha proposto una lettura gestaltica del modo di sentire la paternità.

Ritengo, però che ci possano essere altri spunti per studi e ricerche approfondite. Seguendo un’ottica relazionale, come quella della teoria della Psicoterapia della Gestalt, sarebbe molto utile centrare l’attenzione su come cambia l’ambiente in relazione alla nascita del bambino. In particolare, ad esempio, si potrebbe esplorare come il padre sente che è cambiata la relazione con la madre di suo figlio, o ancora come sente sia cambiata la relazione con la propria madre ecc.. Ritengo che questo potrebbe avere una grande valenza a livello clinico.

 

Roberta Italiano
Psicologa, psicoterapeuta della Gestalt 
Specializzata presso Istituto di Gestalt HCC Italy 

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