LA SPONTANEITÁ DELL’INCONTRO TERAPEUTICO


La condizione di base della spontaneità del terapeuta consiste essenzialmente nell’essere pienamente sintonizzato sul paziente, nell’essere partecipe della sua esperienza, non avendo altro obiettivo in mente che questo, e nell’assumersi il rischio di lasciar percepire al paziente di essere coinvolto emotivamente. Credo che questo sia il più importante fattore di cambiamento terapeutico.

Albino Mercurio Macaluso

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IL SÉ COME ESPERIENZA DEL MONDO


La teoria del sé della psicoterapia della Gestalt ancora oggi esprime una novità clinica importante, che le ha consentito di non essere inglobata in altre nuove correnti che negli anni si sono formate (dalla Mindfulness alle correnti intersoggettive e relazionali della psicoanalisi contemporanea, al costruttivismo), che, pur ispirandosi a principi per noi familiari, presentano il vantaggio di rivolgersi ai nuovi bisogni clinici e alle mutate condizioni sociali. La teoria gestaltica del sé, ossia la definizione di come si costruisce il senso di sé, il processo di individuazione, è ancora nuova e radicale, dopo 60 anni, e resiste alle evoluzioni del mondo della psicoterapia. Occorre declinarla nel tempo che viviamo, molto diverso da quello in cui vissero i fondatori.

In linea con la sua matrice fenomenologica, il senso di sé in psicoterapia della Gestalt è definito come l’esperienza del mondo. Noi ci individuiamo nel momento in cui facciamo esperienza del mondo, intendendo per esperienza il processo attivo e passivo insieme (il modo medio) di adattamento creativo (il contatto appunto). Ai fondatori non interessava capire l’esistenza di un senso di sé fuori dal contatto con il mondo. L’ottica è quella del “tra-in-azione”.

Margherita Spagnuolo Lobb

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LA RELAZIONE TERAPEUTICA COME “FATTO” REALE


La relazione terapeutica non è considerata né come il risultato di proiezioni di schemi relazionali appartenenti al passato, né soltanto come un laboratorio in cui si “provano” schemi relazionali più efficaci per il mondo esterno, per la vita reale. Tra paziente e terapeuta avviene una relazione unica ed irripetibile, in cui le percezioni reciproche si modificano, in cui gli schemi del passato si elaborano allo scopo di migliorare questa specifica relazione, non quelle del passato. È ciò che accade tra questo specifico terapeuta e questo specifico paziente che costituisce la cura, una delle tante possibili esperienze di cura.

Margherita Spagnuolo Lobb

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LA PERCEZIONE: ESPERIENZA DEL REALE


La realtà che ognuno di noi “percepisce”, esiste veramente o è un’illusione? Occorre, oppure no, porci il problema di distinguere necessariamente una dimensione immaginaria ed una reale? Nel dare inizio alla sua riflessione sull’esperienza percettiva, Merleau-Ponty parte dalla considerazione che il vero problema da affrontare non consiste nel chiederci se percepiamo la “vera” realtà, ma nel soffermarci di più ad analizzare la nostra esperienza del reale, prendendo atto che la percezione è la nostra unica via di accesso alla “verità”.

08Pietro Andrea Cavaleri

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L’ESPERIENZA DEL TRA


Coerentemente con il pensiero fenomenologico, la terapia della Gestalt afferma che non possiamo conoscere la realtà in se stessa, ma soltanto quella parte di essa di cui facciamo esperienza nel qui ed ora – in altre parole l’esperienza del contatto e del ritiro dal contatto con l’ambiente.

Per l’epistemologia gestaltica il contatto è un evento di confine in continua evoluzione, che il terapeuta della Gestalt guarda come un processo di intenzionalità relazionale. Il contatto si forma nel luogo in cui l’io e il tu arrivano ad una nuova verità, una momentanea configurazione armonica che immediatamente lascia il posto ad altre figure.

Margherita Spagnuolo Lobb

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IL SÉ COME CONTATTO


Quando un essere umano si coinvolge nell’atto del contattare l’ambiente, quel momento include tutte le sue capacità e modi di essere nel mondo. In quel momento non c’è soltanto il sé individuale ma molto di più: il sé che è impegnato nel fare contatto è un sé-in-contatto spontaneo e olistico. Tutto ciò che noi conosciamo dalle teorie psicologiche individualistiche, sia psicodinamiche, cognitive o comportamentistiche (e perfino dalla psicologia della Gestalt) può diventare una conoscenza di base del terapeuta sul sé-in-contatto, che è in movimento. Le neuroscienze, l’epigenetica, lo sviluppo delle relazioni primarie, tutte le scienze che studiano come le strutture si integrano nel processo di cambiamento (cfr. Yontef, 1993; Wheeler, 2000) sono per noi un’importante conoscenza di base. Poi facciamo sì che una figura emerga da questa conoscenza di base, per applicare ciò che conosciamo del paziente e ciò che conosciamo di noi stessi e della situazione attuale alla “tensione” terapeutica del momento,

sostenendo l’intenzionalità di contatto del paziente, il now-for-next della situazione (Spagnuolo Lobb, 2013d). Questa è la nostra arte!

 

Margherita Spagnuolo Lobb

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IL RACCONTO TERAPEUTICO AL CONFINE DI CONTATTO


Il concetto di narrazione in psicoterapia è passato attraverso varie fasi, parallelamente all’evoluzione dei trend culturali: dall’analisi del racconto del paziente finalizzata alla ricerca del materiale inconscio, all’uso del racconto come strumento terapeutico, all’attuale concetto del racconto come chiave ermeneutica del processo terapeutico.

La narrazione del paziente al terapeuta è per noi gestaltici (quindi terapeuti fenomenologico – relazionali) un atto creativo tramite cui il paziente tenta di superare, nel contatto con il terapeuta, schemi relazionali insoddisfacenti appresi in relazioni precedenti.

Il significato narrativo che interessa il terapeuta gestaltico è quello che si sviluppa al confine di contatto tra terapeuta e paziente, è un atto creativo e attivo, co-realizzato dalla persona-terapeuta e dalla persona-paziente. Il racconto dunque crea la relazione, non è né uno dei possibili racconti della relazione, né l’epifenomeno della relazione: è superficie e profondità insieme.

 

Margherita Spagnuolo Lobb

 

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L’ESPERIENZA FISIOLOGICA DELL’AD-GREDERE


L’esperienza fisiologica dell’ad-gredere, che sostiene l’esperienza organismica più generale dell’andare verso l’altro, necessita dell’ossigeno, ossia di essere bilanciata e sostenuta dall’espirazione, momento di fiducia verso l’ambiente in cui l’organismo lascia andare la propria tensione e il controllo, per poi riprendere fiato (e ossigeno) in modo spontaneo ed autoregolato. La pausa del controllo, il lasciarsi andare all’altro o all’ambiente, è la battuta fondamentale affinché il ritmo controllo/affidarsi possa svolgersi spontaneamente e si possa raggiungere l’altro bilanciando presenza attiva e contenitiva, creatività e adattamento, assimilando la novità costitutiva del contattare l’altro.

Margherita Spagnuolo Lobb

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ESSERE RICONOSCIUTI DALL’ALTRO SIGNIFICATIVO


Il setting di coppia è per me intrigante, più di qualsiasi altro lavoro psicoterapico, forse perché le dinamiche di coppia richiamano il rapporto con il doppio, con l’uguaglianza e la diversità, con l’altro che è la realtà più sconvolgente dell’esperienza umana.

Il dramma della coppia rivisita il dramma dell’essere riconosciuto dall’altro significativo, esperienza che è alla base di ogni senso di identità e di gioia della vita.

 

Margherita Spagnuolo Lobb

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IL SÉ


Chiamiamo “sé” il complesso sistema di contatti necessario per l’adattamento in un campo difficile. Si può considerare che il sé si trovi sulla linea di demarcazione dell’organismo, ma la linea di demarcazione stessa non è isolata dall’ambiente; essa è in contatto con l’ambiente; appartiene ad entrambi, all’organismo e all’ambiente. Il contatto consiste nel toccare, nel toccare qualcosa. Non si deve pensare al sé come ad un’istituzione fissa; esso esiste ogni qualvolta e dovunque vi sia nei fatti un’interazione sulla linea di demarcazione. Per parafrasare Aristotele: “Quando il pollice viene pizzicato, il sé esiste nel pollice che duole”.

F.Perls, R.F.Hefferline, P.Goodman

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