L’uso del verbatim nel processo formativo


Giuseppe Sampognaro

Il lavoro è centrato sulle funzioni del verbatim (la trascrizione delle sedute terapeutiche). Sono indicate le finalità di questo strumento, i modi in cui può essere utilizzato in psicoterapia della Gestalt, le peculiarità narrative e creative. Il verbatim rappresenta la co-creazione del processo terapeutico nei suoi momenti salienti. Per questo, si rivela uno strumento efficace, per certi versi insostituibile, sia in ambito clinico che in quello formativo-didattico.

Finalità del verbatim nel processo formativo

A cosa serve trascrivere un colloquio terapeutico? Fondamentalmente, le finalità sono:

  • permettere al terapeuta di fissare momenti-chiave della terapia e di riflettere sul suo andamento, per poter cogliere ridondanze di situazioni e per analizzare i contenuti e la dinamica del linguaggio adoperato dal paziente;
  • condurre una ricerca a carattere scientifico per validare un modello terapeutico e le modalità intrinseche nell’impostare il lavoro con il paziente;
  • trasmettere a terapeuti in formazione il “mestiere” (Cavallero, 1999). Circa quest’ultimo punto, sembra che il verbatim evidenzi la rappresentazione concreta della terapia secondo il modello che si intende illustrare. Questo ha origine dalla constatazione per cui è possibile distinguere tra una prassi clinica valida e una carente o non efficace. La trascrizione della seduta dà modo di verificare la corrispondenza dell’azione terapeutica e dei principi metodologici a cui si attiene, e a cui gli allievi (che leggono il verbatim) dovranno uniformarsi.«La possibilità di trasmettere il mestiere si basa sulla convinzione che è possibile distinguere procedure inefficaci da procedure efficaci e che, al di là dell’abilità straordinaria di alcuni, tali procedure e metodi sono acquisibili mediante una formazione» (ibidem, 72).

La rilettura del trascritto consente al terapeuta che desidera approfondire la propria abilità/capacità di entrare in contatto con il paziente di osservare la dinamica del proprio lavoro «per verificare le discrepanze tra le [sue] intenzioni e gli interventi realmente effettuati» (ibidem, 73).

2. Il verbatim in psicoterapia della Gestalt: il colloquio come co- creazione di una forma narrativa

La psicoterapia della Gestalt considera l’incontro esistenziale Io-Tu come il cuore dell’esperienza clinica. Un incontro che vede come protagonisti il terapeuta, il paziente e anche il “tra”, lo spazio/confine che entrambi sono impegnati a occupare e a costruire in un’azione sinergica. Questo aspetto della co-creazione della figura nel contatto è ormai un caposaldo teorico (cfr. Spagnuolo Lobb, Amendt-Lyon, 2003), che diventa anche uno strumento per monitorare ogni interazione.

I protagonisti vivono momento per momento il loro procedere verso il contatto, per cui percepiscono i colori emotivi e le eventuali difficoltà lungo l’iter. Il loro colloquio, parte integrante del “tra”, come linguaggio verbale e non, rappresenta il “sublimato” dell’esperienza, il dicibile che racchiude (ma non esaurisce) la comunicazione a livello tanto esplicito quanto implicito (cfr. Spagnuolo Lobb, 2006).

Per questo, il trascritto del colloquio in psicoterapia della Gestalt assume i connotati del resoconto di un’opera d’arte, e diventa opera d’arte anch’essa.

Cosa c’è di “artistico”, e quindi di creativo, nella riproduzione scritta di un dialogo terapeutico?

(…)

Quaderni di Gestalt, Vol XXIII, 2010-2, La formazione in psicoterapia della Gestalt
Rivista semestrale di psicoterapia della Gestalt, edita da Franco Angeli

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