La clinica del “materno”


Ricordando Daniel N. Stern

-Angela Maria Di Vita

Il presente articolo riporta le diverse punteggiature che hanno costituito uno spunto rilevante sia per gli allievi dei corsi di Laurea in Psicologia dell’Università di Palermo, sia come conoscenza di base per i professionisti che si occupano di aree ampie e trasversali riguardanti la prevenzione, la cura, il sostegno alla genitorialità e le politiche per l’infanzia e per la famiglia. Attraverso lo studio delle opere di Daniel Stern, ed in particolare La prima relazione: madre e bambino (1977), Diario di un bambino (1990), Le interazioni madre-bambino nello sviluppo e nella clinica (1998) e La costellazione materna: il trattamento psicoterapeutico della coppia madre-bambino (1995), si è acquisita la consapevolezza dell’importanza che per la vita dell’individuo assumono le interazioni precoci e, conseguentemente, l’osservazione e l’intervento clinico delle relazioni genitore-bambino.

(…) Quando i suoi genitori lo chiamano tesoro, lui non sa che quella è una parola e che si riferisce a lui, non la distingue nemmeno come suono in sé, differenziandola, ad esempio, dal tocco di una mano o dalla luce, però è attentissimo a cogliere il modo con cui il suono fluttua su di lui: lo sente svolgersi lento e rassicurante, oppure può avvertirne l’impatto, sconvolgente ed eccitante, che ridesta il suo interesse.

D.N. Stern, 1990

Ho conosciuto Daniel Stern, di cui avevo già studiato numerose opere, in occasione del seminario Lo sviluppo come metafora della relazione, organizzato dall’Istituto di Gestalt HCC nel 2001 a Palermo. Già in quella lunga giornata, mi colpì il modo con cui Stern intercalava i resoconti delle osservazioni cliniche su situazioni specifiche che riguardavano le interazioni precoci madre- bambino, con l’inquadramento nei contesti della genitorialità in continua muta- zione; a mo’ di esempio, riferiva il continuo aggiustamento delle sue teorie at- traverso la sua esperienza di padre in diversi periodi della sua vita.

Anni dopo, al 3rd European congress of child and adolescent psycopathology (AEPEA, APPIA, Psycopathology and parenthood, Lisbona 2001), un dibattito tra Stern e Bertrand Cramer, che commentavano un video che mostrava una mamma e il suo bambino di pochi mesi in una situazione di gioco, fece emergere quella che rimane a tutt’oggi, quanto mai attuale, la questione dell’ambivalenza del materno. Stern evidenziava gli elementi positivi dell’interazione della mamma con il suo bambino, in altre parole, tenendo presente la madre sufficientemente buona, anche laddove riscontrava una carenza nella sintonizzazione affettiva, elemento chiave della sua teoria.

Cramer, invece, si soffermava sugli aspetti problematici della diade madre-bambino, sottolineando il significato predittivo degli esiti sfavorevoli. Queste diverse punteggiature hanno costituito uno spunto rilevante per le mie lezioni con gli allievi dei corsi di Laurea in Psicologia che, attraverso lo studio delle opere di Stern, in particolare il Diario di un bambino (1990), Le interazioni madre-bambino nello sviluppo e nella clinica (1998) e La costellazione materna (1995), hanno acquisito la consapevolezza non solo dell’importanza che, per la vita dell’individuo, assumono le interazioni precoci, ma anche di quanto l’osservazione e l’intervento clinico sulle relazioni genitori- bambino costituiscano una conoscenza di base per i professionisti che si occupano di aree ampie e trasversali riguardanti la prevenzione, la cura, il sostegno alla genitorialità e le politiche per l’infanzia e per la famiglia.

(…)

Quaderni di Gestalt, Volume XXVI, 2013-2, Il pensiero di Daniel Stern e la psicoterapia della Gestalt
Rivista semestrale di psicoterapia della Gestalt edita da Franco Angeli

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