ATTO CREATIVO ED ESPERIENZA UMANA in psicoterapia della GESTALT

“Nell’ambito dell’arte, così come della psicoterapia, l’obiettivo è portare in primo piano qualcosa di nuovo, in modo che dalla trasformazione o dalla riorganizzazione dei vecchi elementi una nuova configurazione possa emergere. “La parola ‘informazione’, ci ricorda Arnheim, “presa letteralmente, significa dare forma, e la forma ha bisogno di struttura” (citato in Miller, 1980, p.88). La tendenza insita nella natura umana a formare e trasformare le proprie esperienze nel mondo in modo che sia possibile elaborarle e integrarle, appartiene tanto al mondo dell’arte, quanto a quello della pratica psicoterapeutica. Attraverso l’atto di creare qualcosa di unico e significativo diamo forma all’esperienza umana”.

Nancy Amendt-Lyon (2007) “La concezione gestaltica della terapia
e il processo creativo”.

In: Il permesso di creare. L’arte della psicoterapia della Gestalt, a cura di M. Spagnuolo Lobb, N. Amendt Lyon, , Milano: Franco Angeli, p.33.
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22 Maggio a Palermo Seminario in contatto Legami e conflitti. Uno sguardo alle dinamiche familiari attraverso la PdG con Viviana Polizzi

Viviana Polizzi (Psicologa, Psicoterapeuta della Gestalt e Didatta dell’Istituto di Gestalt HCC Italy) racconta come la psicoterapia della Gestalt si orienta nella lettura e nel lavoro con le famiglie.
Come la psicoterapia della Gestalt si approccia al tema della famiglia?
La psicoterapia della Gestalt guarda alla famiglia come ad un Organismo unitario in cui, al fine di una sana crescita evolutiva, è importante che ciascuno possa sentirsi in una condizione di benessere. Affinché ciò sia possibile è fondamentale che ciascun componente della famiglia viva con gli altri una relazione sana e funzionale, una possibilità di contatto che da una parte favorisca i cambiamenti evolutivi di ciascun membro e, al contempo,  consenta un accrescimento della relazione familiare stessa, contro ogni forma di cristallizzazione dei legami.
Qual è la peculiarità dell’approccio gestaltico nella terapia familiare?
Il terapeuta della Gestalt legge ogni sintomo che si manifesta all’interno delle relazioni familiari come l’espressione creativa di un malessere che non appartiene esclusivamente alla persona che lo “agisce” ma  che , invece, è portavoce di un malessere di tutta la famiglia.
L’intervento terapeutico può ritenersi valido quando, alla fine del percorso, ciascun componente sente  il proprio cambiamento e di avere conquistato una forma nuova di benessere grazie alla possibilità di avere sperimentato  migliori  modalità relazionali all’interno del proprio nucleo familiare.
 
“la famiglia va intesa come ambiente e luogo in cui i suoi membri, in quanto organismi, imparano modalità di essere-con, in cui l’intenzionalità di raggiungere l’altro può essere vista e apprezzata oppure può essere mortificata, al punto da creare una sofferenza insopportabile, che, sotto certe condizioni porta la famiglia in terapia. A quel punto la famiglia è anche un organismo unico che chiede aiuto all’ambiente andando in terapia, che si mostra al terapeuta nella sua gestalt globale, come una musica stonata che cerca la propria armonia, in modo tale tutti i membri possano suonare la propria musica creando una gestalt familiare armonica”.

Margherita Spagnuolo Lobb

 

Tratto da: Il now for next in Psicoterapia. La psicoterapia della Gestalt raccontata nella società post-moderna, (2011), Franco Angeli Milano.
 

L’esperienza corporea in psicoterapia

Tratto dai Quaderni di Gestalt, Volume XXVI,  2013/1
L’esperienza corporea in psicoterapia


Vi presentiamo oggi una testimonianza di Bernd Bocian, curatore della rubrica Identità e Storia dei Quaderni di Gestalt, che propone una riflessione sul lavoro corporeo in psicoterapia della Gestalt, spesso ed erroneamente assimilato  alla terapia reichiana, alla bioenergetica o da altri metodi cosiddetti “corporei”. In psicoterapia della Gestalt il lavoro corporeo non è finalizzato ad intense catarsi emotive attraverso l’uso di tecniche aprioristiche all’incontro con l’altro, l’obiettivo non è di minare le resistenze attraverso metodi provocatori. Si tratta spesso di un “lavoro in piccolo”,  non spettacolare; un lavorare passo dopo passo verso la consapevolezza, l’integrazione  e l’assimilazione all’interno di un processo terapeutico in cui paziente e terapeuta costantemente scoprono se stesso e l’altro e inventano progressivamente la loro relazione  
 
 
Contatto e supporto, in un rapporto dinamico fra figura e sfondo, costituiscono una parte essenziale del lavoro in terapia della Gestalt. L’obiettivo non è quello di arrivare a rapidi sfoghi emotivi, ad una catarsi fine a se stessa, o a minare e provare a spezzare le resistenze attraverso i metodi provocatori (…). A questo sia Laura che Fritz Perls si sono sempre opposti. Le funzioni di supporto comprendono: «L’ereditarietà ed i fattori costituzionali (fisiologia originaria, ecc.); abitudini acquisite che sono diventate automatiche e pertanto equivalenti alla fisiologia originaria (atteggiamento, linguaggio, maniere, tecniche, ecc.); e l’esperienza di qualunque tipo, pienamente assimilata. Soltanto ciò che è completamente assimilato ed integrato nel funzionamento totale dell’organismo può diventare supporto» (ibid.).
Si tratta spesso di un “lavoro in piccolo”, non spettacolare: lavorare passo dopo passo alla percezione delle resistenze croniche e automatizzate, psichiche come corporee, allo scioglimento delle strutture del carattere, o gestalten cristallizzate, non più consapevoli. Intense catarsi emotive sono spesso “spettacolari” e, in determinate condizioni, possono mettere di nuovo in moto un processo terapeutico bloccato.
Il loro effetto dura però solo per breve tempo se manca il supporto per l’integrazione. Esperti terapeuti come Fritz e Laura Perls questo lo sapevano.
(…) Secondo Laura Perls un terapeuta della Gestalt non applica specificatamente alcuna “tecnica”. Lei preferì parlare di uno “stile” personale, cioè di “un modo di esprimersi e comunicare” del tutto personale (1989, p. 95) che ha come sfondo la propria complessiva esperienza di vita e le proprie capacità professionali. «La terapia è un processo innovativo, in cui paziente e terapeuta costantemente scoprono se stesso e l’altro e inventano progressivamente la loro relazione» (ibid.).

Bernd Bocian

 
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Narrativeself: Le parole degli allievi

Il racconto di uno dei parteciparti dopo il 3° incontro di Supervisione con Margherita Spagnuolo Lobb “ Il confine in evoluzione” – 13 Marzo Palermo-
Mi sono iscritta ai seminari di supervisione con una grande curiosità di conoscere sia il metodo di lavoro di un gruppo di supervisione in psicoterapia della gestalt, che l’articolazione di un seminario di supervisione con un contenuto tematico.  La partecipazione per me è stata densa di stimoli; mi sono trovata in un contesto di gruppo accogliente e rispettoso. La molteplicità ed attualità delle iniziative proposte, l’atteggiamento di grande di apertura e il bel clima relazionale ed emozionale che si respira. Mi sento molto soddisfatta dell’esperienza vissuta. Grazie!

Gianna Scimeca

(Psicoterapeuta ad orientamento gruppoanalitico)

 

Il pensiero degli autori

Dagli Atti del Terzo Convegno SIPG Il Dolore e La Bellezza

 

La ricchezza delle analisi e delle voci, percepibile anche in questa raccolta fin dalle prime pagine, imprime al confronto un movimento che si rinnova, variegato, ad ogni contributo. E d’altra parte è questo il leitmotiv dell’intero convegno (…), il desiderio di incontrarsi oltre le differenze. Questa la figura che emerge da un ground in grado di sostenere e contenere le diverse anime della psicoterapia della Gestalt. Un incontrarsi che porta con sé, ancora oggi, il dolore e la bellezza insite nelle diversità che, nell’incontro di voci e corpo, possono diventare terreno fertile per donare di senso e di significato le direzioni che i padri fondatori della Gestalt Therapy hanno tracciato.

 Gianni Francesetti, Michele Ammirata, Silvia Riccamboni, Nunzia Sgadari,
Margherita Spagnuolo Lobb

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Quaderni di Gestalt volume XXVI 2013/2: Il pensiero di Daniel Stern e la psicoterapia della Gestalt

Iniziamo a raccontare Daniel Stern attraverso le testimonianze della moglie Nadia Bruschweiler Stern, e di quattro suoi colleghi italiani, che gli sono stati particolarmente vicini: Massimo Ammaniti, Nino Dazzi, Vittorio Gallese e Graziella Fava Vizziello.

Stralci di testimonianze tratte dal Quaderno di Gestalt, Volume XXVI,  2013/2:

Il pensiero di Daniel Stern e la psicoterapia della Gestalt

 
Da un punto di vista intellettuale Dan sapeva come cercare, osservare, descrivere, contestualizzare e mettere in evidenza elementi universali dell’esperienza umana. Questi aspetti sono necessariamente collegati a molte teorie e discipline diverse. Credo che il suo lavoro fosse al di sopra di queste differenze, sempre alla ricerca degli aspetti fondamentali delle interazioni e delle relazioni umane.
Da un punto di vista umano, aveva una squisita capacità di entrare in contatto con le persone, facendo sempre sentire speciali coloro che incontrava. Questo aveva a che fare con il suo bisogno di seduzione, ma soprattutto era la sua fonte di vitalità e il suo campo di ricerca. Era curioso nei confronti della gente e viaggiava impegnandosi intensamente in ogni scambio. E così, quando incontrava le persone era sempre molto coinvolto, facendole sentire valorizzate dalla luce che emanava, per poi scomparire altrove con il suo raccolto.

Nadia Bruschweiler Stern

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