Il trauma dell’abuso e il delicato processo della riparazione


come ridare voce e corpo al bambino violato

-Rosanna Militello intervista Marinella Malacrea.

Marinella Malacrea, in questa intervista risponde con ampiezza ed accuratezza a precise domande su un tema delicato, complesso e drammatico, che seppur “vecchio come il mondo”, continua a sconcertare, a stimolare e ad affascinare il lavoro di ricerca e clinico, di chi si occupa di bambini violati. Il lavoro sul trauma sessuale all’infanzia, oggi in continua evoluzione, richiede la necessità di modelli terapeutici efficaci per poter rielaborare e riparare quei blocchi evolutivi e quelle pesanti cicatrici che hanno arrestato in modo dirompente la normale spontaneità che è insita nel cuore di ogni bambino.

(…)

Rosanna Militello: (…) 

I nostri piccoli pazienti ci insegnano grandi verità su noi stessi e sul mondo. Cosa le ha insegnato lo stare in contatto con il dolore dei tanti bambini che ha incontrato in questi anni?

Marinella Malacrea.

Sperimento una grande sintonia tra la mia vita personale e quella professionale, quello che attraverso nella prima, anche doloroso, mi aiuta per la seconda e viceversa. Faccio cose che riescono ancora ad appassionarmi e trovo appassionati compagni di strada. I bambini sanno essere profondi e divertenti allo stesso tempo: mi ricordano che noi esseri umani siamo sorprendenti “gioielli”, che Dio si oppone a che l’orrore di cui siamo anche capaci vinca, dotandoci di infinite risorse vitali. Vorrei citare, per la sua capacità di commuovermi e di farmi pensare “è proprio così!”, l’ultima frase del capitolo 7 del libro di Judith Herman “Trauma and recovery”. Parlando della relazione terapeutica, dice: “Promuovendo costantemente la capacità di integrazione, in se stessi e nei loro pazienti, i terapeuti appassionati approfondiscono la propria integrità. Come la fiducia di base è il risultato dei primi stadi di sviluppo, l’integrità è il risultato evolutivo della maturità. …L’integrità è la capacità di affermare il valore della vita in faccia alla morte, di essere riconciliati con la finitezza della propria vita e con i tragici limiti della condizione umana, e di accettare queste realtà senza disperazione”.

Tratto da Quaderni di Gestalt, volume XXIIV, 2011-1, Concentrazione, emergenza e trauma
Rivista semestrale di psicoterapia della Gestalt edita da Franco Angeli

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