News dal convegno con il prof. Umberto Galimberti: Primo giorno


IMG_0358Il prof. Umberto Galimberti, ospite a Siracusa dell’Istitutp di Gestalt HCC Italy, parla di “Prometeo e la tecnica”, sullo sfondo delle Rappresentazioni Classiche del Teatro Greco di Siracusa.

Il convegno è inserito nel percorso formativo della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia dell’Istituto di Gestalt HCC Italy, diretto dalla dott.ssa Margherita Spagnuolo Lobb.

Sono intervenuti al convegno anche il dott. Fernando Balestra, sovrintendente dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico, il prof. Santo Di Nuovo, Università di Catania, il prof.  Giuseppe Craparo, Università di Enna, i dottori Gianni Francesetti e Piero Cavaleri, docenti dell’Istituto di Gestalt HCC Italy.

Ecco alcuni scatti che hanno accompagnato l’evento:
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Il convegno continua oggi con la relazione su “Dioniso e la follia” del prof. Galimberti e gli interventi di Gianni Francesetti e Margherita Spagnuolo Lobb su “Dalla tecnica come sfondo alla follia come figura”; nel pomeriggio, gli interventi dei professori Santo Di Nuovo, Piero Cavaleri e Giuseppe Craparo che declineranno in termini clinici e didattici la relazione mattuttina.

Umberto Galimberti, che insegna antropologia culturale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, è uno dei massimi esponenti italiani della filosofia contemporanea ed in particolare ha indagato il rapporto dell’uomo con la  tecnica. Secondo Umberto Galimberti l’uomo dovrebbe se non dominare la tecnica, almeno evitare di essere da questa dominati. La tecnica e la follia sono oggi polarità opposte (ma spesso circolari) di un sentire sociale caratterizzato, da una parte, dalle possibilità offerte dallo sviluppo tecnologico e, dall’altra, dall’assenza di una progettualità che metta al centro l’umano. Noi continuiamo a pensare la tecnica come uno strumento a nostra disposizione, e ancora non ci rendiamo conto che il rapporto uomo-tecnica si è capovolto. La tecnica non tende ad uno scopo, non promuove un senso, non apre scenari di salvezza, non redime, non svela la verità: la tecnica funziona e basta. Se prima l’uomo era posto al centro dell’azione, oggi l’uomo è la materia prima più importante, è ciò di cui la tecnica si serve per funzionare. L’etica, nell’età della tecnica, celebra tutta la sua impotenza, perché controlla solo le intenzioni degli uomini, non gli effetti delle loro azioni.

 

 

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