Le esperienze depressive in psicoterapia della Gestalt (Parte II)


-Margherita Spagnuolo Lobb

Questo articolo tratta quattro aspetti dell’esperienza depressiva: 1. il suo senso ontologico in quanto esperienza umana, 2. l’epistemologia gestaltica delle esperienze depressive, in confronto con l’epistemologia psichiatrica, 3. una lettura fenomenologica ed estetica delle esperienze depressive in psicoterapia (distinguendo tra depressioni reattive, “incarnate” e psicotiche), 4. una considerazione politico-sociale della depressione giovanile nella società contemporanea.

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Le esperienze depressive (e maniacali) nell’epistemologia della clinica gestaltica e della psichiatria

Occorre chiarire una differenza sostanziale tra l’epistemologia psichiatrica e quella gestaltica dell’esperienza depressiva. La prospettiva psichiatrica sulla depressione parte dalla considerazione di una alterazione dell’umore (cfr. Kraepelin, 1907; Meyer in Lief, 1948). Il concetto psichiatrico di depressione infatti non è di una “diminuzione” dell’energia ma di un aumento non controllato di umore negativo. Questo spiega anche la considerazione della mania come corrispettivo polare della depressione: ambedue sono alterazioni dell’umore, mancanza di controllo della qualità umorale delle relazioni.

Il focus è sull’alterazione dell’umore, non sui contenuti umorali, tant’è che nel caso del disturbo bipolare cambiano i contenuti, non il processo disfunzionale. Una considerazione gestaltica dell’esperienza depressiva deve necessariamente riformulare questo concetto in termini di energia-verso-il-contatto. L’umore infatti è un concetto riferito all’individuo in sé, e non al suo contattare l’ambiente. Il focus si sposta dall’umore al coinvolgimento energetico nel contatto. …

Tornando alla precedente definizione delle esperienze depressive come rinuncia al desiderio di essere desiderati, possiamo dire che nella clinica psicoterapica esse si incontrano frequentemente, sia come una fase evolutiva della persona posta di fronte ad uno stress o ad un lutto, sia come strutturazione “incarnata” dell’esperienza di contatto con l’altro.

Altre volte ancora incontriamo la depressione in modalità esperienziali psicotiche; esse emergono dalla condizione percettiva di base tipica della psicosi, che non consente la leggerezza del sentirsi confinati rispetto all’altro e all’ambiente (cfr. Spagnuolo Lobb, 2003; Francesetti, Spagnuolo Lobb, 2013).

Lo sfondo esperienziale è turbolento e confuso, non consente l’emergere dell’esperienza chiara e nitida di un sé separato dal e connesso col mondo. La figura depressiva prende la forma di uno stato stuporoso, una condizione di irraggiungibilità in cui l’energia del sé appare “sospesa” (mentre in altre forme psicotiche, come nella schizofrenia, c’è energia nello spazio “tra”, che ovviamente non è collegata ad una co- determinazione dei soggetti in contatto).

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L’articolo tratta i seguenti temi:

2.1. Il contatto depressivo come sinfonia di domini
2.2. La depressione reattiva
2.3. La depressione “incarnata”
2.4. L’esperienza depressiva psicotica
2.5. Le esperienze maniacali

Tratto da Quaderni di Gestalt, volume XXVII, 2014/2, La psicopatologia in psicoterapia della Gestalt
Rivista semestrale di Psicoterapia della Gestalt edita da Franco Angeli, pag. 57

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