L’espressione vocale nel trattamento gestaltico dei disturbi psicosomatici


-Оleg V. Nemirinskiу e Oksana G. Shevchenko

Questo articolo descrive una modalità di applicazione dell’approccio gestaltico ai disturbi psicosomatici: il sintomo viene considerato come una “contraddizione congelata” e una combinazione di retroflessione e proiezione. Inoltre propone una integrazione metodologica del lavoro con i processi corporei e relazionali.

Gli autori presentano un metodo di intervento con la voce nella terapia psicosomatica. Vengono descritte sessioni di lavoro con la voce, tecniche specifiche e un caso clinico. Per concludere, vengono presentati due casi che illustrano il lavoro con il sintomo psicosomatico e le fasi e le tecniche utilizzate in terapia.

Alla fine degli anni ’20 del secolo scorso, si osserva un crescente interesse da parte di psicoterapeuti di diverse scuole nei riguardi dell’utilizzo della voce (Austin, 1993; Gregory, 2009; Newham, 1998; Overland, 2005, ed altri).

Nella terapia psicoanalitica sono noti i lavori di Diane Austin (1993), basati sulla teoria di Jung e delle relazioni oggettuali di Winnicott, in cui la voce viene vista come qualcosa che contiene importanti informazioni sul passato e in particolare sulla prima esperienza di relazione tra madre e bambino.

L’utilizzo della voce è specifico dei terapeuti che si focalizzano sulla consapevolezza corporea (Linklater, 1976; Newham, 1998). Paul Newham, vocalista come prima formazione e psicologo come seconda, sviluppò un metodo di terapia vocale che chiamò Therapeutic Voicework. Egli individuò dieci parametri acustici per la voce umana, che riflettono diversi stati, significati e qualità della personalità.

Gli obiettivi della terapia vocale sono legati all’ampliamento del campo espressivo che dà al paziente la possibilità di acquisire una nuova esperienza emozionale.

Nell’approccio gestaltico sono conosciuti i lavori di Susan Gregory (2004; 2009), la quale associa il lavoro con la voce e con il canto a diversi esercizi (una parte dei quali è legata al movimento) e al lavoro terapeutico tradizionale. Partendo da esercizi vocali di produzione del suono, associati ad una particolare attenzione per il respiro e il radicamento, si passa ad esercizi ritmici, alla percezione estetica della melodia ed infine al cantare le parole. Il testo di una canzone viene anche visto come narrativo della personalità. Come scrive Susan Gregory (2009) ogni individuo ha una canzone che per lui è molto importante per via del contesto in cui l’ha cantata o l’ha ascoltata. Nelle canzoni si concentra la propria storia personale. Ciò rende la terapia vocale assai efficace nel lavoro con i traumi e anche nella risoluzione di altri problemi in terapia individuale e di gruppo.

Nel presente articolo descriviamo lе possibilità dell’uso della voce nel lavoro con i disturbi psicosomatici.

1. Sintomo e contatto

In psicoterapia della Gestalt, è importante riferirsi al concetto di doppia natura del sintomo (Perls, Hefferline, Goodman, 1951). Il sintomo, in quanto adattamento creativo, costituisce un paradosso: è espressione di vitalità e contemporaneamente “difesa” contro la vitalità, manifestazione di qualche “problema” e al tempo stesso tentativo di risolverlo. Il terapeuta gestaltico intende il sintomo non soltanto come motivo di sofferenza per il paziente, ma anche come fonte potenziale delle sue forze vitali. L’eccitazione bloccata viene immobilizzata e contenuta nel sintomo in forma latente (nei casi semplici sotto forma di tensione cronica vera e propria, ma questo riguarda qualsiasi sintomatologia). (…)

Seguenti capitoli:

2. Il lavoro con la voce
3.La voce nel lavoro con i disturbi psicosomatici
4. Un caso clinico

Tratto da Quaderni di Gestalt, volume XXVII, 2013/1, L’esperienza corporea in psicoterapia

Rivista semestrale di Psicoterapia della Gestalt edita da Franco Angeli, pag. 125

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