Sessualità e amore nel setting gestaltico


Dalla morte di Edipo all’emergenza nel campo situazionale,
di Margherita Spagnuolo Lobb

In questo interessante articolo, pubblicato sia in italiano che in inglese (nella prestigiosa rivista “International Journal of Psychotherapy” e nella rivista americana “Gestalt Review”), l’autrice affronta il complesso tema della sessualità e dell’amore nel setting psicoterapeutico, proponendone una lettura che permette di attraversare in termini critici alcuni concetti cardine della psicanalisi, quali il transfert e il complesso di edipo.

Già a partire dalla definizione data dall’autrice dei vissuti d’amore in psicoterapia, entriamo in un modo di vedere squisitamente gestaltico. M. Spagnuolo Lobb infatti descrive l’amore in termini estetici, come “una sorta di faro che illumina la bellezza dell’altro, una luce che ne rende visibile, nella relazione, la vitalità armonica…”. Questa chiave di lettura permette agli psicoterapeuti della Gestalt di avere uno sguardo creativo (cogliere la bellezza nel dolore è impresa complessa) ma anche una solida linea guida nello svolgere il ruolo di cura “orientando il faro del proprio amore terapeutico, affinché il paziente possa risvegliare – attraverso il guardarsi in questa luce- il senso della propria bellezza”. Il riemergere in figura di tale bellezza sarà il frutto, come dice l’autrice, di una cocreazione tra terapeuta e paziente in quello spazio fenomenologico, in quel “tra” che la psicoterapia della Gestalt chiama confine di contatto e che quest’approccio considera come uno spazio di relazione reale, e non solo quindi come un contenitore dei “fantasmi”, dei nostri primi apprendimenti relazionali.

L’autrice infatti definisce l’amore vissuto dal terapeuta e dal paziente nel processo di contatto terapeutico come un “accadimento al confine di contatto” che “risponde ad un’autoregolazione della situazione “e quindi permette l’emergere in figura delle intenzionalità di contatto incompiute, sottese dai sentimenti di attrazione tra terapeuta e paziente. Un aspetto molto innovativo proposto dall’autrice riguarda poi il collocare queste intenzionalità incompiute (che si esprimono nel setting terapeutico in forma di sentimenti di amore o di attrazione erotica), in un campo fenomenologico triadico. M. Spagnuolo Lobb parla inizialmente di ciò riferendosi allo sviluppo del bambino, la percezione del quale è rivolta sia verso il confine di contatto tra la madre e il padre sia a quelli tra sé e la madre e tra sé e il padre. L’autrice poi sposta la sua attenzione sull’applicazione del concetto di campo triadico al setting terapeutico, applicazione che favorisce l’emergere di aspetti dello sfondo dell’esperienza che allargano la percezione, e quindi il contatto, tra il paziente e il terapeuta, permettendo l’integrazione dei “vissuti di amore e sessualità…per ricostruire il ground su cui poggia la vita di relazione, il senso di sicurezza nella terra e nell’altro…” Per mostrarci ciò, l’autrice porta un esempio clinico dell’utilizzo della prospettiva triadica in un setting diadico, mostrando come il passaggio ad una logica di questo genere crei la possibilità di mobilitare il confine di contatto in termini di maggior spontaneità e fluidità.

L’autrice sottolinea inoltre come l’ermeneutica del confine di contatto ci permetta di uscire da una visione individualistica dei bisogni, che si attualizza ad esempio nel concetto del complesso di Edipo, che, secondo M. Spagnuolo Lobb, è “paradigma di una ricerca solipsistica di soddisfazione dei propri bisogni”. Il collegarsi al paradigma del confine di contatto costringe ad un radicale cambiamento di prospettiva in termini relazionali: i vissuti del bambino non sono leggibili come qualcosa che nasce solo “dentro la sua pelle” ma sono frutto di tutto il campo situazionale, campo situazionale, come già detto, è sempre un “campo fenomenologico a vertice triadico”.

Ci sembra che in questo articolo M. Spagnuolo Lobb illustri molto efficacemente la preziosità del concetto cardine della psicoterapia della Gestalt, quello di confine di contatto, inteso come un costrutto che riorganizza non solo il pensare al campo relazionale terapeutico (in particolare in quei suoi aspetti a volte di difficile gestione, quali quelli trattati in questo articolo) ma anche l’interpretazione delle dinamiche sociali. La lettura di questo testo perciò arricchisce il bagaglio di ogni terapeuta della Gestalt, grazie al suo mettere in luce così acutamente possibilità e applicazioni di questo approccio che ancora ci permette di nutrirci di nuovi interessanti sapori, ma è consigliabile anche a quanti desiderino linee guida innovative per orientarsi nella complessità del nostro tempo in trasformazione.

Maria Mione

Articolo tratto da Quaderni di Gestalt, volume XXIII, 2010 /1, Psicoterapia della Gestalt e fenomenologia
Rivista semestrale di Psicoterapia della Gestalt edita da FrancoAngeli, pag. 116

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Referenza:
Spagnuolo Lobb M. (2008). Sessualità e amore nel setting gestaltico: dalla morte di Edipo all’emergenza nel campo situazionale. Idee in Psicoterapia, 1, 1: 35-47.
Spagnuolo Lobb M. (2009). Sexuality and love in a psychotherapyeutic setting: from the death of Oedipus to the emergence of situational field. International Journal of Psychotherapy, 13: 1, 5-16.

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