Il now-for-next…Dalla Russia alla Spagna


A breve distanza dall’insegnamento in Russia al Moscow Gestalt Institute, Margherita Spagnuolo Lobb propone il  modello teorico-clinico e didattico dell’Istituto HCC Italy al Centro de Terapia Gestalt diretto da Carmen Vazquez Bandin  di Madrid e Granada.

Interessante notare come due paesi diversi e, per certi versi, lontani non solo geograficamente ma in storia, cultura, politica, lingua e tradizione abbiamo accolto con entusiasmo il modello.

Per noi è conferma di un approccio che reca in sé la possibilità di essere applicato in maniera duttile e creativa a contesti diversi con un profondo rispetto per la diversità di cui ogni esser-ci con è foriero.

Coerente alla dimensione estetica e fenomenologica dell’esperienza il modello non definisce un apriori della relazione ma apre alla possibilità di percepire e sentire la novità di ogni incontro e di ogni qui-ed-ora.

Il seminario si è svolto a Madrid dal 16 al 18 maggio e ha avuto come tema il setting psicoterapico come campo fenomenologico. Come da tradizione del nostro Istituto, la didattica proposta da Margherita ha visto un’alternanza di momenti teorici e pratico-esperenziali con lavori personali e sul processo di gruppo.

Ringraziamo Margherita per la tensione e la cura costante al sostegno di una rete internazionale che permette al nostro Istituto di crescere non solo nello scontato della sicurezza di radici solide ma anche nell’ampio respiro donato dal dialogo con voci diverse.

Nel 2013 è stata pubblicata l’edizione in lingua spagnola del libro Il Now for next in psicoterapia. La psicoterapia della Gestalt raccontata nella società post-moderna che è tra i testi di riferimento per i colleghi e gli allievi spagnoli  del Centro de Terapia Gestalt.

Informazioni : info@gestalt.it

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Seminario con Carmen Vazquez – ultimo giorno


Oggi è stata la giornata conclusiva del seminario, la fase finale della passeggiata insieme a Carmen “tra l’amore e la morte”. Ci siamo concentrati su di un tema delicato, quello del rapporto dei bambini con la morte e con il lutto. Compito degli adulti dovrebbe essere quello di sostenere i bambini a fare della morte una parte della vita, essi invece incontrano spesso due tipi di difficoltà: non sanno parlarne con un bambino e non sanno adeguarsi al tipo di pensiero che ha il bambino a seconda della fase evolutiva in cui si trova. Il risultato è che spesso il bambino rimane da solo e senza risposte per le domande che in vari modi esprime.

Con una persona in grado di accompagnarlo il processo del lutto si rivela per il bambino più veloce che nell’adulto, proprio per la sua flessibilità e creatività. Il bambino ha più consapevolezza che coscienza, impara attraverso la pelle.

Nella seconda parte della mattinata Carmen ci ha parlato dei modelli di relazione, con riferimento agli stili di contatto confluente, introiettivo, proiettivo, retroflessivo ed egotista.

Ecco alcune frasi proposte dai colleghi per la giornata di oggi:

“Il lutto non è abituarsi all’assenza di qualcuno. Quella persona farà sempre parte dell’album della nostra vita, ma quelle pagine non si riempiranno più”

“Con il bambino in terapia facciamo un pezzettino insieme, non per forza parlando della mamma che è morta ma per fare delle cose che gli facciano sentire il nostro sostegno”

“Nella fase dell’accettazione si impara a vivere con quattro occhi e con due energie (ma anche riposare per due e andare in vacanza per due)”.

Ringraziamo Carmen per questi intensi giorni trascorsi insieme, anche lei sarà per sempre nel libro della nostra vita.

 

 

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Seminario con Carmen Vazquez – secondo giorno


Nella giornata di oggi sono state approfondite alcune tematiche del lutto accompagnando la spiegazione teorica con dei lavori clinici – sia lavori personali che simulate – che ci hanno permesso di sperimentare ed apprezzare il modo di lavorare di Carmen.

Carmen come terapeuta si è rivelata sempre attenta a ciò che avveniva nel qui-e-ora della relazione tra lei e l’altro/gli altri. Si è concretizzata come accompagnatrice che sa sostenere con le qualità della delicatezza, della serietà e della profondità, avendo come sfondo una straordinaria ricchezza umana. Abbiamo visto come è possibile accompagnare l’altro senza mai spingerlo, con la fiducia di base nella sua capacità di adattarsi creativamente e con il rispetto dei suoi tempi e delle sue scelte, rifuggendo da fantasie narcisistiche di onniscienza e onnipotenza.

 

Anche oggi nel gruppo sono venute fuori tante emozioni: la sofferenza condivisa, il calore, la freschezza dell’incontro, il senso di intimità e di pienezza.

 

 

Riportiamo le frasi proposte da alcuni colleghi, che ci danno dei flash sulla giornata di oggi:

“La mia solitudine ti incontra ogni giorno e ogni giorno trasformiAMO la nostra vita in canto”

“Se tu piangi perché il sole va via, le lacrime non ti permettono di vedere le stelle”

(Da una lettera scritta alla persona che si vorrebbe accanto nel momento della dipartita dalla vita) “Nel momento triste della fine della vita la persona che vorrei accanto sei tu, tu che sei stato onesto con me, tu che mi hai fatto il regalo della fiducia, tu che mi hai insegnato a credere, e perché guardando i tuoi occhi vedrei anche i miei che ti somigliano.  Ho scritto questa lettera serena perché so che tu conosci questi miei sentimenti, perché il tuo amore è vivo e anche se non sei accanto a me mi hai ascoltato”.

 

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News dal seminario “La vita è un arcobaleno che include il nero”



Oggi è incominciato il seminario teorico-clinico condotto da Carmen Vazquez Bandin “La vita è un arcobaleno che include il nero”.

Carmen è partita da un inquadramento teorico di cosa si intende per lutto. Il lutto fa riferimento alla perdita di una persona che si ama.  La polarità del lutto non è la vita, ma l’amore. Non c’è lutto senza amore.

Il lutto è un percorso naturale della vita e compito del terapeuta è accompagnare in questo percorso naturale, sostenere la persona ad affrontare la sofferenza fino a “ritrovare i colori della vita includendo il nero”.

Per descrivere l’evolversi di questo processo Carmen utilizza il modello di E. Kuber-Ross nel quale a partire dallo shock iniziale si arriva all’accettazione, attraversando le fasi della negazione, della tristezza e della rabbia.

 

Ecco delle frasi proposte da alcune colleghe rispetto all’evento:

 

“Non sentire vergogna nel soffrire, ma essere orgogliosa di soffrire, consapevole della capacità di trasformare lo stato d’animo della tristezza in bellezza”.

 

“Il sentimento dà significato a quello che sta succedendo. La sofferenza dice che ho sensibilità, sono capace di amare, di sentire l’orrore di una disgrazia”.

 

“Quando nella sofferenza ci troviamo qualcuno accanto per condividerla questa può trasformarsi in bellezza e diventare parte dei contatti acquisiti”.

 

“L’unico modo che abbiamo per fare i terapeuti della Gestalt è essere presenti con tutti i sensi alla persona che sta soffrendo, sentire con il cuore, non pensare ad una strategia da fare”.

 

 

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