Psicologia buddhista e psicoterapia della Gestalt integrate

Psicologia buddhista e psicoterapia della Gestalt integrata

Psicologia buddhista e psicoterapia della Gestalt integrate

Una via per la cura nel nuovo millennio

Eva Gold, Stephen Zahm
Prefazione di Erving Polster

Quarta di copertina

Questo testo innovativo apre lo sguardo verso un approccio psicoterapeutico ampio ed esaustivo, che integra psicologia buddhista e psicoterapia della Gestalt.
Gli autori definiscono i punti fondamentali che la psicologia buddhista e la mindfulness condividono con la teoria e il metodo della psicoterapia della
Gestalt, ed esplorano in modo creativo le implicazioni cliniche e gli aspetti rilevanti per il lavoro di psicoterapia. Queste convergenze, assieme ai diversi focus e scopi dei due sistemi, rappresentano il fondamento dell’approccio Buddhist Psychology informed Gestalt Therapy (BPGT), una psicoterapia della Gestalt ispirata dalla psicologia buddhista.
Si tratta di una integrazione originale, che tuttavia mantiene l’integrità olistica di ciascuno dei due sistemi. Il libro illustra come la prospettiva universale della psicologia buddhista e il focus della psicoterapia della Gestalt sull’individuo e sulla relazione possano lavorare in sinergia nell’affrontare il tema fondamentale della sofferenza umana.
In tutto il libro, le vignette cliniche offrono esempi chiari di come i concetti e i metodi possano essere messi in pratica.
Lo spirito di questo libro, la sua saggezza e la sua prospettiva profondamente olistica e relazionale, possono fornire agli psicoterapeuti di ogni orientamento una più ampia comprensione clinica e il “know how” per metterla in pratica.

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Prezzo scontato 29,00 €

Indice

Presentazione dell’edizione italiana, di Barbara Crescimanno
Prefazione, di Erving Polster
Ringraziamenti
Introduzione
Ringraziamenti
 
Prima parte Psicologia buddhista e pratiche di meditazione

  1. Introduzione alla psicologia buddhista
  2. Prospettive della psicologia buddhista
  3. Pratiche di meditazione insight (Vipassana)

 
Seconda parte Teoria e pratica della psicoterapia della Gestalt

  1. Introduzione alla psicoterapia della Gestalt
  2. Teoria della psicoterapia della Gestalt
  3. Dalla teoria alla pratica: il metodo della psicoterapia della Gestalt

 
Terza parte Convergenze e implicazioni cliniche

  1. Convergenza di prospettive
  2. Convergenza di metodi
  3. L’applicazione clinica della mindfulness e della psicologia buddhista
  4. Come le pratiche di meditazione e la psicologia buddhista possono renderci migliori psicoterapeuti della Gestalt

 
Quarta parte Nuove direzioni: psicoterapia per il Ventunesimo secolo

  1. Psicoterapia della Gestalt orientata alla psicologia buddhista
  2. Un modello di formazione integrato

Risorse web
Bibliografia

Gli autori

Eva Gold, Psy.D Psicologa libero professionista e fondatrice, co-direttrice e didatta presso il Gestalt Therapy Training Center – Northwest di Portland, Oregon. Attualmente lavora con gli psicoterapeuti, svolgendo attività di tutoraggio, consulenza e supervisione. La dottoressa Gold, in qualità di ricercatrice, ha insegnato per 15 anni psicoterapia della Gestalt alla Pacific University School of Professional Psychology. È autrice e co-autrice di numerosi articoli e scritti sulla teoria e sulla pratica della psicoterapia della Gestalt. Studiosa di psicologia buddhista e praticante della insight meditation (Vipassana) da circa vent’anni, svolge attività di formazione e illustra, a livello nazionale e internazionale, i punti d’incontro fra la psicologia buddhista e la psicoterapia della Gestalt.
Steve Zahm, Ph.D Psicologo libero professionista a Portland (Oregon) e a Vancouver (Washington) e fondatore, co-direttore e didatta presso il Gestalt Therapy Training Center – Northwest. Le sue attività comprendono la consulenza, la supervisione e la psicoterapia sia individuale che di coppia.
Ha insegnato psicoterapia della Gestalt per quasi quarant’anni in qualità di professore associato alla Pacific University School of Professional Psychology. Il dottor Zahm è autore e co-autore di numerosi articoli e scritti sulla teoria e sulla pratica della psicoterapia della Gestalt. Studioso di psicologia buddhista e praticante della insight meditation (Vipassana) da diversi anni, svolge attività di formazione e illustra, a livello nazionale e internazionale, i punti d’incontro fra la psicologia buddhista e la psicoterapia della Gestalt.

Presentazione all'edizione italiana

Presentazione dell’edizione italiana
di Barbara Crescimanno
Didatta Istituto di Gestalt HCC Italy, Insegnante di Mindfulness.
 
Il sottotitolo scelto per l’edizione italiana del libro di Eva Gold e Stephen Zahm sintetizza il senso di questo pregevole lavoro.
I due autori, psicoterapeuti della Gestalt, didatti e meditatori, esperti del pensiero buddhista, rendono finalmente esplicito ciò che noi gestaltisti, praticanti di mindfulness e/o conoscitori di buddhismo, abbiamo sempre intuito: la sorgente comune di due prospettive così lontane nel tempo.
Una via: il buddhismo indica una via da percorrere, un processo attraverso cui è possibile trasformare il rapporto con l’esperienza inevitabile del dolore e della sofferenza. Un percorso fatto di precetti di vita e pratiche di meditazione.
per la cura: il modello fenomenologico della psicoterapia della Gestalt propone un processo di cura in cui l’esperienza consapevole e co-creata all’interno della relazione diventa la strada per il superamento della sofferenza umana verso una maggiore presenza vitale.
… nel nuovo millennio: in un’epoca di profonda desensibilizzazione in cui sembrano venute meno le coordinate corporee, emotive, relazionali, sociali ed etiche, l’incontro tra psicologia buddhista e psicoterapia della Gestalt apre una prospettiva nuova. Gli attuali studi e le ricerche neuroscientifiche hanno dimostrato quanto sia necessario, per la sopravvivenza e la qualità della vita, essere connessi e co-regolati in relazioni che danno senso di sicurezza ed appartenenza.
Sia per la via che per la cura non è ipotizzabile concepire l’individuo al di là del suo mondo. Per il buddhismo, sentirsi e pensarsi separati è una ignoranza percettiva; per la psicoterapia della Gestalt non è possibile cogliere l’umano se non nel contatto tra l’organismo ed il suo ambiente, in un campo fenomenologico e percettivo co-creato.
Lungo tutto il testo ritroviamo una fiducia profonda nella possibilità di un funzionamento “sano” dell’essere umano, in una naturale guarigione resa possibile dalla connessione alla reale esperienza presente nell’intimità relazionale, vissuta momento per momento: la psicologia buddhista evidenzia la capacità della mente di essere saggia e presente, mentre la psicoterapia della Gestalt sottolinea l’autoregolazione del campo organismo/ambiente.
Con uno stile didattico semplice e immediato, la prima parte del libro conduce il lettore, passo dopo passo, in un percorso di conoscenza della psicologia buddhista, delle prospettive e delle pratiche di meditazione. La seconda parte presenta in modo chiaro ed essenziale la teoria e il metodo della psicoterapia della Gestalt secondo il modello di Perls, Hefferline e Goodman (1951). Nella terza parte gli autori espongono le convergenze dei due approcci, prendendo in esame i concetti di base comuni ad entrambi, come la concezione della natura umana, della relazione e della interconnessione o i concetti di sofferenza e di sé. Il concetto del sé riveste un’estrema rilevanza, sia per la psicologia buddhista che per la psicoterapia della Gestalt. Le applicazioni che ne derivano mostrano la grande modernità di ciascuno dei due approcci, così come il potere della loro integrazione nel panorama dei modelli di cura.
Eva Gold e Stephen Zahm dimostrano come la psicologia buddhista, nella sua prospettiva ampia ed universale sull’esistenza umana e nelle sue pratiche di meditazione, possa costituire lo sfondo per il lavoro del terapeuta della Gestalt, più focalizzato sul funzionamento psicologico dell’umano. Eppure, chi di noi conosce entrambe le prospettive, già sa che la psicoterapia della Gestalt coltiva un atteggiamento ed uno sguardo sull’esistere-in-relazione che onora la nostra competenza al vivere in pienezza e presenza. Mai come in questi anni, in cui si avverte un forte bisogno di tornare al sentire corporeo come sacralità e orientamento del vivere in relazione, la psicologia buddhista e la psicoterapia della Gestalt possono arricchire sia la figura che lo sfondo dello psicoterapeuta, di qualsiasi approccio, nella sua formazione personale e nel suo lavoro, che è clinico ed esistenziale assieme.
Infine, nella parte quarta del libro, viene delineata una psicoterapia della Gestalt orientata alla psicologia buddhista (Buddhist Psychology Informed Gestalt Therapy ‒ BPGT), ne vengono descritte le linee guida e il percorso formativo. Una integrazione, a mio avviso, auspicabile per tutti gli psicoterapeuti.
Un valore aggiunto del libro è costituito dalla presentazione di casi clinici, in cui il lettore potrà cogliere la potenza dell’intervento gestaltico integrato con la saggezza dell’insegnamento della psicologia buddhista. Grazie alla delicatezza del gesto e alla fiducia nel processo, Eva e Stephen, con le loro menti ed i loro cuori connessi e co-regolati con quelli dei loro pazienti, momento per momento, ci mostrano come sia possibile integrare, nell’incontro con l’altro e nel contatto spontaneo, sapienza e metodo, antico e moderno,
oriente e occidente, in un’esperienza di reciproco riconoscimento così necessaria per la sopravvivenza della nostra specie.
La scelta di pubblicare questo testo nella collana dell’Istituto di Gestalt HCC Italy è coerente con il dibattito già in corso sull’integrazione dei due approcci, che appare di grande interesse nella formazione dei futuri terapeuti e per la loro capacità di fare una diagnosi in termini estetici, fenomenologici e di campo. Offre inoltre un ulteriore contributo all’interesse dell’Istituto per l’integrazione delle recenti ricerche delle neuroscienze con la metodologia olistica della psicoterapia della Gestalt (Spagnuolo Lobb, 2013; 2018; Cavaleri, 2013; Macaluso, 2013; Rubino, 2013).
È già possibile rintracciare l’intuizione di questa integrazione nel concetto di conoscenza relazionale estetica di Margherita Spagnuolo Lobb (2017), descritto come “l’intelligenza sensoriale del campo fenomenologico condiviso”. Essa indica il modo in cui il terapeuta fa diagnosi, attraverso l’empatia e la risonanza, nel processo di co-creazione del confine di contatto, che è il luogo in cui emerge l’esperienza del sé. In questo modello la diagnosi e la cura coincidono, in un costante fluire del processo terapeutico verso una spontaneità sempre più armonica.
Questo testo si rivela uno strumento importante ed utile non soltanto per gli psicoterapeuti della Gestalt, ma per tutti gli psicoterapeuti che volessero affinare la capacità di compiere interventi consapevoli e spontanei, integrando i vissuti corporei nel loro lavoro, e per tutti coloro che sono interessati a coltivare la presenza ai sensi. Proprio di questa presenza, che fornisce una qualità unica alle relazioni umane, siano esse terapeutiche, di cura o paritarie, abbiamo bisogno in questa complessa epoca, per favorire esperienze di contatto spontaneo connesse e co-regolate. Come gli studi di neuroscienze dimostrano (Porges, 2011; Panksepp, 2009; Schore, 2012; van der Kolk, 2015) e i diversi modelli di cura suffragano nell’esperienza clinica (Odgen, Fisher, 2016; Dana, 2019), la co-regolazione è fondamentale nelle interazioni umane positive e la presenza ai sensi è la competenza necessaria per realizzarla.
Questo libro è dunque un prezioso compagno di viaggio anche per tutti i clinici, perché possano, in modo più consapevole, regolato e saggio, gestire l’ansia e le emozioni difficili dei loro pazienti e possano al contempo trovare energia e un profondo senso esistenziale ed etico nel loro lavoro. Ci insegna infatti che apprendere e praticare la presenza ai sensi implica una disponibilità ad accostarsi alla formazione e alla clinica come ci si accosta ad una pratica di mindfulness. È questo che Perls, Hefferline e Goodman implicitamente propongono nel testo fondante la psicoterapia della Gestalt, e verso cui Eva Gold e Stephen Zhan ci guidano con sapienza.
Con l’orgoglio e la gratitudine di poter presentare ai lettori italiani uno strumento utile agli psicoterapeuti e agli allievi delle Scuole di Specializzazione, così come ai non addetti ai lavori interessati all’integrazione corpo/mente, alla psicoterapia e alla meditazione, vi auguro buona lettura e… buona pratica!
 
 
 
Bibliografia
 
Cavaleri P.A. (a cura di) (2013). Psicoterapia della Gestalt e neuroscienze. Dall’isomorfismo alla simulazione incarnata. Milano: FrancoAngeli.
Dana D. (2019). La teoria polivagale nella terapia. Prendere parte al ritmo della regolazione. Roma: Giovanni Fioriti Editore.
van der Kolk B. (2015). Il corpo accusa il colpo. Milano: Raffaello Cortina Editore.
Macaluso M.A. (2013). Concentrazione gestaltica, mindfulness e processi integrativi del cervello. In: Cavaleri P.A. (a cura di). Psicoterapia della Gestalt e neuroscienze. Dall’isomorfismo alla simulazione incarnata. Milano: FrancoAngeli, pp. 119-135.
Ogden P., Fisher J. (2016). Psicoterapia sensomotoria. Interventi per il trauma e l’attaccamento. Milano: Raffaello Cortina Editore.
Panksepp, J. (2009). Brain emotional systems and qualities of mental life: From animal models of affect to implications for psychotherapeutics. In: Fosha D., Siegel D.J., Solomon M.F. (Eds.), The healing power of emotion: Affective neuroscience,development, clinical practice. New York: W.W. Norton, Co., pp. 1-26.
Perls F., Hefferline R.F., Goodman P. (1994, ed. or. 1951). Gestalt Therapy: Excitement and Growth in the Human Personality. New York: The Gestalt Journal Press; London: Cox and Wyman, 1976 (trad. it. Teoria e pratica della terapia della Gestalt.
Vitalità e accrescimento nella personalità umana. Roma: Astrolabio, 1997).
Porges S.W. (2011). The Polyvagal Theory. New York, London: W.W. Norton, Co. (trad. it. La teoria polivagale. Roma: Giovanni Fioriti Editore, 2014).
Rubino V. (2013). Empatia incarnata. Tra psicoterapia della Gestalt e neuroscienze. In: Cavaleri P.A. (a cura di). Psicoterapia della Gestalt e neuroscienze. Dall’isomorfismo alla simulazione incarnata. Milano: FrancoAngeli, pp. 109-118.
Schore A.N. (2012). The Science of the Art of Psychotherapy. New York: W.W. Norton, Co. (trad. it. La scienza e l’arte della psicoterapia. Milano: Cortina, 2016).
Spagnuolo Lobb M. (2013). Il corpo come “veicolo” del nostro essere nel mondo. L’esperienza corporea in psicoterapia della Gestalt. Quaderni di Gestalt, XXVI, 1: 41-65.
Spagnuolo Lobb M. (2017). La conoscenza relazionale estetica del campo. Per uno sviluppo del concetto di consapevolezza in psicoterapia della Gestalt e nella clinica contemporanea. Quaderni di Gestalt, XXX, 1: 17-33. DOI: 10.3280-/GEST2017-001003.
Spagnuolo Lobb M. (2018). Il sé come contatto, il contatto come sé. Un contributo all’esperienza dello sfondo secondo la teoria del sé della psicoterapia della Gestalt. In: Robine J.-M. (a cura di). Sé. Una polifonia di psicoterapeuti della Gestalt contemporanei. Milano: FrancoAngeli, pp. 264-298 (ed. or. Self as Contact, Contact as Self. A Contribution to Ground Experience in Gestalt Therapy Theory of Self. In: Robine, J.-M., ed., Self. A Polyphony of Contemporary Gestalt Therapists. St. Romain la Virvée: L’Exprimerie, pp. 261-289).

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