SPAGNUOLO LOBB M., Psicoterapia della Gestalt di

“Dal 1979 Spagnuolo Lobb ha contribuito all’evoluzione della teoria e del metodo della psicoterapia della Gestalt in linea ermeneutica con il testo fondante di Perls, Hefferline e Goodman. Sviluppando il pensiero di I. From, Spagnuolo Lobb presenta un modello centrato sulla unitarietà del campo fenomenologico e sulla co-creazione del confine di contatto nella dinamica figura/sfondo. Il confine di contatto viene definito come il luogo in cui si dispiega il sé, la figura condivisa del processo di contatto che emerge dallo sfondo di possibilità del campo fenomenologico. È il luogo e il tempo in cui è possibile sperimentare sia l’ansia che dà origine al malessere sia una nuova percezione di sé in relazione all’altro.
Spagnuolo Lobb sposta il focus dell’intervento terapeutico. Andando oltre la più famosa tecnica della psicoterapia della Gestalt – «la sedia vuota» (sedia calda) – colloca nell’esperienza vissuta al confine di contatto tra terapeuta e paziente la possibilità di rendere fenomenologicamente evidenti le modalità relazionali ansiogene, acquisite nelle interazioni costitutive (per esempio: «Di’ a me terapeuta – anziché alla sedia vuota – ciò che diresti a tua madre»). Varie sono le conseguenze di questo spostamento; per esempio, quando un paziente, durante una seduta, dice al terapeuta: «Stanotte ero agitato e non ho dormito», questa comunicazione va letta ed esplorata, oltre che come un vissuto interiore, anche come una figura che il paziente crea dallo sfondo della relazione con quello specifico psicoterapeuta, e che include un’intenzionalità di contatto verso di lui («Spero che non mi farai uscire da qui agitato come la volta precedente»). La prospettiva sulla co-creazione al confine di contatto consente di uscire dall’ottica intrapsichica e di sperimentare un’esperienza contestuale di cambiamento basata sulla regolazione reciproca di ritmi e percezioni dell’altro (una danza), come le neuroscienze e le teorie intersoggettive mettono in evidenza. Per Spagnuolo Lobb la sanità a cui lo psicoterapeuta deve orientare il proprio lavoro è la vitalità spontanea, il «gesto mancato» visibile nell’estetica del movimento del paziente, mentre la nevrosi è la desensibilizzazione del confine di contatto, l’addormentamento dei sensi che rende le persone annoiate e noiose. Accogliendo gli insegnamenti di E. e M. Polster, Spagnuolo Lobb considera l’intervento terapeutico come una sorta di faro che illumina la «bellezza» dei soggetti coinvolti, una luce che rende visibile la vitalità armonica insita nell’integrità con cui ciascuno è presente nella relazione e si adatta in maniera unica e creativa a essa. Il paziente potrà così risvegliare – attraverso il guardarsi in questa luce – il senso della propria bellezza e la spontaneità dell’esserci.
Il modello diagnostico di Spagnuolo Lobb fornisce una mappa, che consente di orientarsi in ciò che accade al confine di contatto, e strumenti per leggere sia gli apporti del passato che le «tensioni» verso il futuro, così come si presentano nel qui-e-ora del setting di cura. Il concetto di qui-e-ora è dunque reindirizzato nel concetto di now-for-next. La prospettiva evolutiva di uno «sviluppo polifonico di competenze relazionali» (o domini) consente di accedere alla complessità dell’esserci del paziente, non confrontandolo con compiti maturativi che appartengono a fasi evolutive, ma osservando come egli gestisce, attraverso un adattamento creativo, la complessità delle situazioni.
Su questa base epistemologica, Spagnuolo Lobb ha costruito dei modelli per situazioni cliniche specifiche:
1) il modello di psicoterapia di coppia, basato su alcune dimensioni esperienziali del funzionamento della coppia, che vanno dal riconoscersi nella reciproca diversità al rivelarsi all’altro nella propria vulnerabilità affettiva, fidandosi di «sentirsi a casa in terra straniera».
2) Il modello di psicoterapia della famiglia, che distingue quattro fasi nella seduta, in cui il campo fenomenologico del setting si evolve dall’accoglienza all’esplicitazione creativa delle intenzionalità di contatto.
3) Il modello di sostegno alla co-genitorialità, articolato in sei competenze relazionali, ciascuna caratterizzata da determinate intenzionalità del campo esperienziale. Riferendosi ai valori estetici gestaltici, il modello intende costituire un sostegno al vedere la «bellezza» nei figli.
4) Il modello di psicoprofilassi al parto, per coppie, che considera il partorire un processo relazionale le cui competenze possono essere applicate sia alla relazione di coppia che alla relazione con i figli. Il modello – che è stato convalidato da una ricerca – distingue sette dimensioni psicologiche insite nel partorire, e le esplora nelle unità di apprendimento del training di psicoprofilassi al parto per coppie.
5) Il modello comunitario per strutture psichiatriche, che applica l’ermeneutica gestaltica al trattamento dei disturbi gravi (nel setting sia privato che istituzionale), distinguendo esperienze relazionali che consentono di costruire il «ground di sicurezze scontate» necessario alla strutturazione e differenziazione del sé.
6) Infine, il modello di formazione per i gruppi e per lo stress nelle organizzazioni, che individua le funzioni di contatto del gruppo: la leadership liberamente fluttuante, la presenza dei membri al confine di contatto, la «funzione terapeutica» che si instaura con la capacità di vedere l’altro“ (Spagnuolo Lobb, 2013, pp. 589-591).

Bibliografia

spagnuolo.txt · Ultima modifica: 2019/09/23 09:40 (modifica esterna)
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