PSICOTERAPIA DELLA GESTALT

In inglese GESTALT THERAPY

di Margherita Spagnuolo Lobb

La psicoterapia della Gestalt è un metodo psicoterapico post-analitico, sviluppatosi negli Anni Cinquanta, nell’ambito delle psicoterapie umanistiche. Nasce a New York, nel 1950 circa, dalle intuizioni di Friedrich S. (Fritz) Perls, uno psicoanalista ebreo tedesco, emigrato negli anni Quaranta per motivi razziali in Sudafrica e poi negli Stati Uniti, e per opera di un gruppo di intellettuali statunitensi, profondi conoscitori della psicoanalisi, che elaborò le intuizioni di Perls. Questi, insoddisfatto della teoria freudiana dell'Io, intuì che l'introiezione termina il proprio compito evolutivo fondamentale molto prima di quanto avesse teorizzato Freud e indicò nello sviluppo dei denti (fase dentale) l'evidenza fisiologica di tutto ciò. La capacità di masticare e di mordere che nasce nell'organismo con lo sviluppo dentale dà assoluto rilievo all'aggressività in un momento evolutivo significativamente anteriore a quello teorizzato da Freud. Inoltre, l'aggressività stessa venne intesa da Perls in termini positivi, di sopravvivenza e di crescita fisica ed esistenziale dell'organismo. In questo senso il pensiero di Perls si poneva quale modalità di superamento del dualismo presente nella metapsicologia freudiana tra impulsi dell'individuo e necessità dell'organizzazione sociale. Infatti, dal momento che l'individuo è soggetto che destruttura e ristruttura, gli si apre la possibilità concreta di vivere nel proprio mondo con pienezza.
Le tre parole-chiave del titolo del primo libro di Perls, scritto nel 1945, prima ancora della fondazione della psicoterapia della Gestalt - L'Io, la fame, l'aggressività (Perls, 1995) -, sintetizzano la sua critica alla teoria freudiana sulla natura umana: non aver dato il giusto e fondamentale rilievo alla capacità dell'organismo di soddisfare i propri bisogni (la fame) attraverso un'attività autoaffermativa (l'aggressività), che gli consente di assimilare o rifiutare l'ambiente, a seconda che esso gli si presenti come nutriente o nocivo. L'Io, la fame, l'aggressività diventarono quindi gli elementi portanti di questo nuovo modello di psicoterapia, i cui fondamenti sono contenuti nell'opera di F.Perls, R.F.Hefferline e P.Goodman, Gestalt Therapy: Excitement and Growth in the Human Personality (1951).
Alla base di esso c'è la convinzione che ogni esperienza non può che avvenire al confine del contatto tra un organismo animale umano e il suo ambiente. E proprio ciò che avviene in questo confine che è disponibile all'osservazione scientifica e all’eventuale intervento terapeutico. Il processo di contatto tra l'organismo umano e il suo ambiente consente all'individuo di imparare ad orientarsi nel mondo e ad agire su di esso al fine autoconservativo di assimilare la novità - il diverso da sé - e di crescere.
Il confine di contatto è pertanto il luogo in cui è possibile mettere insieme la creatività (che esprime l'unicità dell'individuo) con l’adattamento (che esprime la reciprocità necessaria al vivere sociale). Il modo in cui l'individuo fa (o non fa) contatto con il proprio ambiente descrive la sua funzionalità psichica. L'adattamento creativo è il modo tipico di funzionamento del sé. Esso non risponde a un modello univoco di salute (From, 1985), ma consente la modulazione individuale su parametri di autorealizzazione e di accoglienza della novità portata dall'ambiente/altro. I bisogni individuali e quelli comunitari vengono integrati senza il sacrificio «a priori» di nessuno (Perls et al, 1951, p. 456 e ss.). Nella psicoterapia della Gestalt, quindi, la crescita di una persona verso l'autonomia coincide con la sua capacità di decidersi per l'incontro con l'altro, con il Tu.
A livello clinico, dall'intuizione di Perls conseguirono alcune sostanziali differenze nella prassi psicoterapica: si pensi per esempio alla ridefinizione positiva dell'aggressività del paziente, al valore di recupero della spontaneità organismica dato alla capacità di concentrazione, che Perls sostituì alle libere associazioni, alla geniale sostituzione del concetto di causa-effetto con quello di funzione (From, 1985). Gli sviluppi successivi della teoria e della prassi della psicoterapia della Gestalt sono stati caratterizzati da una varietà di scuole. Esse possono essere raggruppate in tre indirizzi: la scuola di New York, rimasta fedele alle intuizioni del gruppo fondatore, ha cercato di svilupparle nella teoria e nella prassi psicoterapeutica; il movimento cosiddetto «viscerale», sviluppatosi lungo la costa del Pacifico degli Stati Uniti, in seguito alle dimostrazioni «miracolose» (ossia non supportate da spiegazioni teoriche) fatte da Perls con gruppi di pazienti affascinati dall'uso della drammatizzazione nel setting terapeutico, individua nella consapevolezza lo strumento terapeutico e dà valore alla soggettività, al corpo e alle emozioni nella crescita della persona; infine, la scuola di Cleveland. Essa rappresenta un orientamento più eclettico, che si focalizza sulla creazione di un linguaggio comune anche ad altri approcci terapeutici e sulle applicazioni della psicoterapia della Gestalt a vari campi delle interazioni sociali, per esempio alla famiglia, ai gruppi e alla consulenza aziendale.

Bibliografia

Perls F., Hefferline R.F., Goodman P. (1951). Gestalt Therapy: Excitement and Growth in the Human Personality, New York, The Julian Press Inc. [ediz. it.: Perls F, Hefferline R.F., Goodman P. (1997). Teoria e pratica della terapia della gestalt. Vitalità e accrescimento nella personalità umana, Roma: Astrolabio].
From I. (1985). Requiem for «Gestalt», in Quaderni di Gestalt, 1, pp. 22-32.
Perls F. (1995). L'io, la fame, l'aggressività, Milano, FrancoAngeli [ediz. orig. 1969].

Resp. di redazione - Silvia Tinaglia

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psicoterapia.txt · Ultima modifica: 2019/09/23 09:40 (modifica esterna)
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