EMPATIA

Composto dal greco έν=dentro e –πάθη=ciò che accade ad uno, patimento, affanno.

In una prospettiva gestaltica, Staemmler definisce l’empatia come una relazione incarnata, condivisa, che tiene conto sia delle persone coinvolte, che della relazione che tra esse si crea. Tale condizione di reciprocità include e trascende i singoli individui, fornendo ad entrambi un più ampio e condiviso livello di consapevolezza.
Con termini diversi, ma concettualmente simili, Gallese in un’ottica neuroscientifica individua alla base di una relazione empatica un processo di “simulazione incarnata”, un meccanismo di natura essenzialmente motoria, molto antico dal punto di vista dell’evoluzione umana, caratterizzato da neuroni che si attiverebbero simultaneamente in entrambi i soggetti coinvolti nella relazione e che agirebbero immediatamente prima di ogni elaborazione più prettamente cognitiva. La scoperta che le intenzioni e gli stati emotivi dell’altro sono direttamente compresi, perché condivisi a livello neurale attraverso un sistema di neuroni specchio, conferma un concetto teorico cardine nella psicoterapia della Gestalt, ovvero l’esistenza di una comprensione dell’altro che non è eminentemente cognitiva, ma incarnata, che avviene al “confine di contatto”, luogo sensoriale ed esperienziale in cui “accade” il qui ed ora della relazione.
I più recenti risultati proposti dall’ Infant Research (Stern D.N., 1985) e dalla ricerca neuroscientifica, confermano l’idea gestaltica che ogni organismo animale o umano possiede capacità relazionali supportate da una intenzionalità di contatto che si sviluppa sin dai primissimi mesi di vita.
Tutto ciò mostra quanto radicato e profondo sia il legame che ci unisce agli altri, e che non può essere concepibile l’esistenza di un individuo/organismo separato dal suo ambiente/contesto, ovvero quanto fuorviante e poco realistico sia prospettare l’esistenza di un io senza una ontologica e strutturante interazione con un noi”.

Bibliografia

Gallese V., Fadiga L., Fogassi L. & Rizzolatti G. (1996). Action recognition in the premotor cortex. Brain, 119: 593-609.
Gallese V., Fogassi L., Fadiga L. & Rizzolatti G. (2002). Action Representation and the inferior parietal lobule. In: Prinz W. & Hommel B., editors, Attention and Performance, XIX. Oxford: Oxford University Press, 2002, pp. 247-266.
Gallese V., Keysers C. & Rizzolatti G. (2004). A unifying view of the basis of social cognition. Trends in Cognitive Sciences, 8: 396-403.
Gallese V. ( 2005). Embodied simulation: from neurons to phenomenal experience. Phenomenology and the Cognitive Sciences, 4, 23-48.
Rubino V. (2012). Empatia incarnata tra psicoterapia della Gestalt e neuroscienze, in Quaderni di Gestalt/. Rivista semestrale di Psicoterapia della Gestalt, Vol. XXIV 2011/2, Milano: Franco Angeli.
Staemmler F. M. (2007). On Macaque Monkeys, Players, and Clairvoyants: Some New Ideas for a Gestalt Therapeutic Concept of Empathy, Studies in Gestalt Therapy, 1 (2): 43-639.
Stern D.N. (1985). The Interpersonal World of the Infant. New York: Basic Books. trad. it.: Il mondo interpersonale del bambino. Torino: Bollati Boringhieri, (1987).

Resp. di redazione - Silvia Tinaglia

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empatia.txt · Ultima modifica: 2019/09/23 09:40 (modifica esterna)
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